Attualità: Addio a Sulis che scoprì il nonno anti aids |
Lanusei. Dalle sperimentazione dei primi antibiotici agli studi sull'Hiv, la vita straordinaria del primario che ha scelto di morire in silenzio . Prima di lasciare questa vita aveva chiesto che non si desse pubblicità alla sua morte. Niente necrologi o manifesti.
Una scelta perfettamente in linea con il suo carattere: schivo, burbero e allo stesso tempo schietto e generoso. Il professor Efisio Sulis se n'è andato in punta di piedi dieci giorni fa. Senza clamore, cogliendo in contropiede le tante persone che a Lanusei l'hanno conosciuto, stimato e amato. Come medico e come uomo. Chi è stato suo paziente ricorda i suoi modi diretti, a volte ruvidi, ma anche la sua grande preparazione e la sua onestà intellettuale. Un uomo senza compromessi, che ha combattuto nepotismi e ingerenze da parte di poteri più o meno forti.
Chi lo conosceva bene ricorda anche il suo grande amore per il prossimo, soprattutto per i bambini: il suo studio era tappezzato dai disegni dei suoi piccoli pazienti. La sua grande passione, lontano dal lavoro, era il mare. Faceva il bagno anche d'inverno, al Poetto, quando il tempo lo permetteva. Ma adorava anche il mare ogliastrino. Amava molto Lanusei e ci tornava ogni volta che poteva, anche se negli ultimi tempi lo faceva sempre meno: lo addolorava non poter rivedere i tanti amici che, poco per volta, se n'erano andati.
Qualcuno se l'era portato via il male che lui ha sempre cercato di combattere. Forse i momenti più difficili erano proprio quelli in cui gli toccava comunicare una brutta notizia a un amico, o ai suoi familiari; quando l'esito degli esami confermava la sua prima ipotesi, raramente sbagliata.
Nato a Lanusei nel 1924, si era laureato alla fine della guerra. Era allievo del professor Brotzu, il medico che scoprì l'antibiotico (brevettato però dagli inglesi che gli “rubarono” la scoperta). Insieme a lui passava intere giornate a raccogliere campioni dalle fogne, per le ricerche. Dopo la laurea comincia a lavorare all'Ospedale Civile di Cagliari. Per due anni vive in una stanzetta ricavata nel sottotetto del nosocomio, su una branda poggiata sui libri. I tanti sacrifici e la passione per lo studio lo premiano. Assume la cattedra di Patologia medica all'Università. Comincia a occuparsi di tumori quando viene aperto a Cagliari l'ospedale oncologico Businco, dove lavora come primario fino al 1989. A 65 anni, torna nella sua Ogliastra e viene nominato primario di Medicina alla clinica Tommasini di Jerzu.
Qui, nel 1991, ha l'opportunità di fare una scoperta di grande importanza scientifica: un uomo di Jerzu, Attilio Contu, è stato contagiato dall'Hiv ma non presenta alcun sintomo della sindrome da immunodeficenza acquisita, pur in totale assenza di cure. Sulis scopre la presenza del virus durante le analisi per una banale operazione di cataratta. La scoperta gli vale la copertina del New England Journal of Medicine. Due anni prima, in una lettera all'Unione Sarda se la prendeva con chi, parlando di Aids, tendeva a nascondere il problema e a sottovalutarlo: medici e politici su tutti.
Un tumore, il male che aveva sempre combattuto, lo coglie qualche tempo fa. Nonostante la sua riservatezza, le notizie sul suo grave stato di salute arrivano anche a Lanusei. Fino alla più triste. Se ne va con la superba dignità di sempre. Lascia la moglie Giovanna, a cui era sposato da quasi cinquant'anni; i figli Pietro, ingegnere elettronico, Ilaria, dirigente di una nota casa farmaceutica, e Maria Luisa, l'unica ad aver seguito le sue orme: è pediatra oncologica alla Columbia University di New York.
FRANCESCO MANCA
Fonte: gaynews
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Postato il Domenica, 07 febbraio @ 12:48:21 CET di luke |
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