Home Discriminazioni 120 battiti al minuto : il film denuncia sull’AIDS arriva nelle sale

120 battiti al minuto : il film denuncia sull’AIDS arriva nelle sale

di Silvia Bandini
120 battiti al minuto : il film denuncia sull’AIDS arriva nelle sale

 120 battiti al minuto , dal 5 ottobre arriva il film candidato francese all’Oscar. Racconta le campagne degli attivisti Anni 90. E risveglia la politica con un monito : “Attenti, la guerra non è finita”

120 battiti al minuto , di Robin Campillo, racconta la battaglia del movimento francese Act Up. I protagonisti sono Nahuel Pérez Biscayart e Arnaud Valois.

Uscire dalla solitudine della paura, guardare il male in faccia, come il nemico da battere, e trattare l’epidemia alla stregua di un problema politico, su cui l’opinione pubblica ha bisogno di essere sensibilizzata. Insieme è meglio, in ogni caso, in ogni tempo.

Premiato all’ultimo Festival di Cannes dalla giuria guidata da Pedro Almodóvar e designato dalla Francia per la corsa agli Oscar, arriva nelle sale (dal 5 ottobre, con Teodora), 120 battiti al minuto, il film in cui Robin Campillo racconta l’epopea dell’Aids all’alba degli Anni 90.

 

Quando, nell’indifferenza quasi generale, il morbo mieteva vittime già da una decina d’anni, le case farmaceutiche speculavano sulla vendita delle medicine per combatterlo e la questione veniva relegata in una zona oscura, un recinto per gay, come se fossero solo loro a dover pagare il prezzo di una maledizione biblica:

«È importante capire che, a quel tempo, parlare di preservativi nelle scuole superiori o chiedere un cambio di siringhe per i tossicodipendenti non era per niente facile – dice Campillo, a Roma per il lancio della pellicola -. Anche se oggi l’abbiamo dimenticato, l’omofobia era moneta corrente». 

 

Amori e manifestazioni

Ad alzare il velo, nella Parigi che ha sempre ospitato i primi germi delle rivolte sociali, erano stati gli attivisti di Act Up.
Seguendo il modello di Act Up New York, metteva in scena proteste pubbliche di grande impatto, lanciando buste di finto plasma e organizzando i «die-in» con i militanti sdraiati immobili sul selciato per evocare la strage in corso.
«Avevo 20 anni – racconta Campillo -, ero terrorizzato dalla malattia e vedevo che il cinema, da me sempre amato, non se ne occupava in nessun modo. Nel ’92 fui colpito da un’intervista in tv a Didier Lestrade, uno dei fondatori dell’associazione, che parlava di “comunità dell’Aids”. Fu allora che decisi di unirmi a Act Up».
Eppure il film, rigoroso e commovente, non è solo il frutto di un debito di militanza.

“Attenti, la guerra non è finita”

Il problema Aids è tuttora d’attualità anche se, come dichiara Campillo, c’è chi non ne comprende la portata.
«Dopo 25 anni la situazione è paradossale. Prima si moriva come mosche, oggi ci sono trattamenti efficaci, che rendono non contagiose le persone colpite, ma manca l’informazione. Il presidente francese Macron ritiene che il male sia qualcosa che appartiene al passato. Invece sarebbe necessaria una volontà politica per promuovere campagne sulle fasce sociali trascurate. Anche in Asia e in Africa, dove sul tema sono ancora molto indietro. Il 50% dei migranti, per esempio, viene contagiato in Francia».
120 battiti al minuto, coniuga i due piani del pubblico e del privato.
Le assemblee infuocate e la scintilla amorosa che scocca tra Sean (Nahuel Pérez Biscayart) e Nathan (Arnaud Valois) ; la Senna tinta di rosso con i coloranti lanciati dagli attivisti e la cronaca dell’agonia del protagonista, le manifestazioni variopinte e le sparizioni dolorose di militanti malati, Campillo costruisce un film-verità di carne e sangue, un grido contro il silenzio, ma anche la testimonianza di una generazione che, nonostante tutto, voleva vivere:
«Non a caso ho usato la musica house, il suo carattere festoso e sinistro è perfetto per descrivere le emozioni della comunità gay di quel periodo».
Il successo dell’opera ha risvegliato interesse anche fra i politici:
«La destra sta cercando di recuperare terreno sul tema e la sensazione è che la Francia avverta un certo senso di colpa per aver parlato di Aids troppo poco».
Dopo il premio a Cannes è arrivato l’invito all’Eliseo:
«Abbiamo declinato, ma in verità non hanno insistito molto. In America non mi sentirò il rappresentante dei colori francesi, mi interessa piuttosto che il film venga visto perché è lì che Act Up è nato».
Fonte: La stampa

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più