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13 dicembre

di Luca Negri

13 dicembre13 dicembre
Di Silvia Bandini
Nessuno muore veramente finchè vive nei ricordi di qualcuno

Queste parole le ho lette tanto tempo fa in un libro sui Doors e certamente il loro leader, probabilmente autore delle stesse, gode di questa immortalità.
La verità di queste parole la conoscono tutti:
ognuno ha dentro al suo cuore persone che non ci sono più, ma che lì vivranno per sempre.

Parlando di loro questo ricordo si allarga, raggiunge altri cuori e lascia un segno.
Il 13 dicembre è un anniversario che coinvolge vari cuori del Poloinformativo e di NPS Italia.
Li coinvolge in modi diversi, con un diverso sentire, con diversi ricordi , che in parte sono stati raccontati e in parte no.
Proprio alcuni di questi ricordi trasformati in racconto, sono stati una scintilla per me per raccontare.
Grazie Orso e Pinaglio.
Del resto il suo nome è in home page dal principio e sarebbe sicuramente diverso se lui non ci fosse stato.
Gianni Grosso, alias Barabba, alias Parsifal, alias giannilinfermiere….con quest’ultimo soprannome l’ho conosciuto nel 2002 sulle pagine del vecchio Polo su MSN.
Virtualmente era un tornado e soprattutto i dissidenti con lui non avevano vita facile….Titty se mi legge sa di cosa parlo.
Ma il suo motto non aveva niente di virtuale: facciamo qualcosa, attiviamoci, mettiamoci la faccia!
Un invito che all’inizio si ascolta una, due, tre….tante volte prima di ‘sentirlo veramente’, di sentirne il bisogno come dell’aria che respiri.
Ma non basta ancora…ci sono troppi freni, troppi dubbi, dal ‘chi me lo fa fare’ a ‘tanto non cambierebbe niente’ , ‘ci rimetterei soltanto’, ‘lo faranno altri al posto mio’, ‘non è così importante l’hiv, già fatico a conviverci che il resto è tutta fatica sprecata’.
E sono dubbi che ritornano ciclicamente un po’ come le difficoltà del vivere con l’hiv.
Spesso dal ‘sentirne il bisogno’ alla decisione di farlo basta un torto di troppo, l’ennesima discriminazione davanti alla quale non hai più voglia di tacere, abbassare la testa, accettare in silenzio.
Quel motto Luca ed io lo ascoltavamo da un po’, da quando ci fu una prima persona in Italia a mettere la sua faccia su un sito dichiarando la propria sieropositività: Pierluca .
Un’altra storia con lo stesso scopo: la visibilità.
Un’altra grande persona…un altro ricordo importante.
‘Il web è poco, bisogna attivarsi sul campo’
Gianni non aveva un buon rapporto col computer: se non lo trovavi on line, cioè quasi sempre, era perché aveva dovuto formattare tutto per colpa di qualche virus preso ciccando qui e là…..
Non resisteva, doveva ciccare, esplorare, provare, era troppo attivo per stare davanti ad una tastiera e se ci stava combinava guai.
‘Finalmente in televisione!’
Quel post sul forum  però si era impegnato a scriverlo, dovevamo guardare tutti, sapere tutti cosa bolliva in pentola.
Ci sarebbe stato uno speciale di Costanzo dove lui ed altri attivisti sarebbero stati presenti.
Pinaglio freme……se vorrà vi racconterà lui il dietro le quinte.
Ancora non sapevo che quei visi sullo schermo li avrei poi conosciuti di persona.
Ricordo le storie: la lotta per i diritti in carcere, quella per l’accesso alle cure, quella per i diritti sul lavoro, quella per poter avere un figlio sano, quella per avere un fegato nuovo.
Storie vere anche se filtrate dalla televisione.
Il finale con il ‘chi bacia chi’ era forse scontato ma se pensiamo che ancora oggi c’è chi crede che così ci si possa contagiare è un finale da manuale.
Quando Gianni ci invitò alcuni mesi dopo per incontrare il gruppo la risposta fu sì.
Weekend in Toscana, tre giorni tra sieropositivi da tutta Italia.
L’appuntamento è all’uscita dell’autostrada e Gianni arriva in scooter.
Ci abbraccia come se ci conoscessimo da anni.
La sua semplicità, carica, simpatia sono travolgenti.
Ci conosciamo da pochi minuti ed è come se fossimo cresciuti insieme.
Mentre aspettiamo altri che devono arrivare in auto da Roma, dietro ad una birra raccontiamo le nostre vite.
Sulla sua si potrebbe fare un film.
La caduta e la rinascita con davanti a tutto due punti fermi: l’amore per sua figlia e l’impegno sociale, contro le discriminazioni e per l’accesso alle cure.
E’ una storia dura e bellissima e mentre la racconta senti che il suo entusiasmo potrebbe smuovere le montagne.
Ascoltando Gianni le scintille dell’attivismo colpiscono dritte al cuore.
Sarebbe riuscito a coinvolgere anche i sassi con semplici parole.
Non ho più incontrato una persona come lui.
Mentre schizza a palla per le viuzze strette fino all’agriturismo e noi lo seguiamo pesantemente in auto abbiamo già capito, senza parlare che, comunque vada l’incontro, saremo al suo fianco.
Arriviamo, sistemiamo le valige e conosciamo gli altri.
Il gruppo è numeroso e spiccano personalità differenti e forti.
La decisione da prendere è quella dell’autonomia, camminare con le proprie gambe senza una grande associazione alle spalle, ma facendone una nuova di zecca.
L’obiettivo è ambizioso e non tutti saranno d’accordo perché è come un salto nel vuoto.
Luca ed io siamo spettatori, non abbiamo dietro associazioni, ma solo una comunità virtuale libera  e gli strumenti per portare on line quella nuova entità che potrebbe nascere.
‘Mi spiegherete poi cosa ci fate qui’
Quella frase al posto del benvenuto non ci piacque affatto.
Per un attimo l’idea di tornare a casa si fece strada.
Dopotutto eravamo stati invitati……magari Gianni lo aveva fatto di testa propria senza avvertire gli altri(era nel suo stile;-) o forse era una specie di test per capire se eravamo o meno determinati….
Comunque sia, inghiottita la frase restammo perché c’era lui.

La seconda volta in cui ci incontrammo fu ad un congresso dove scoprimmo un altro Gianni, quello in giacca e cravatta.
A suo agio anche su un palco a parlare tra medici, istituzioni pubbliche, ecc
La sola cosa che in lui non cambiava era la schiettezza, la sincerità e l’impegno anche fuori dai confini nazionali.
Ci sono state tante altre occasioni, altri incontri.
Non ricordo bene l’ordine temporale, ma singoli episodi, attimi.
Una cena in quattro a Roma con un polino amico comune: tanta pioggia e risate.
La pacca sulla spalla dopo la mia prima volta su un palco dove l’emozione si era portata via voce, saliva, forza di stare in piedi.
La forza esplosiva che si innescava quando tutta la Triade (Barabba, Caino e Rank) era nella stessa stanza…..un delirio
Il nonchalance con cui usciva da situazioni imbarazzanti come salire su un  pulmino, andare all’ appuntamento sbagliato e comunque avviare una conversazione interessante, mentre tutti lo aspettano da un’altra parte.
La telefonata inattesa per avvertirci che era a pochi chilometri da casa nostra e ci aspettava in spiaggia per un panino e due chiacchiere…..e abbiamo fatto sera.

‘ Ho visto cose che voi umani….’
Sarebbe stato credibile anche in quella parte, poteva essere scritta per lui.
Del resto l’azzurro di quegli occhi era altrettanto accattivante.
Il ricordo più forte è un abbraccio.
A tre: lui, Ada ed io.
Alcuni minuti di una stretta tanto forte che non aveva bisogno di parole per sottolinearne l’importanza, l’amicizia, la comprensione, il volersi bene…il sentirsi ‘gruppo’ sempre e comunque.

Quando ho saputo che non ce l’avrebbe fatta, che stava male ma che non si poteva tentare nulla ho stretto il cuore come mi capita sempre davanti al dolore.
Non esce una lacrima neppure a pagarla. Non posso andare a trovarlo.
Il suo ricordo non doveva essere toccato da quel dolore, non volevo vederlo così, era come fargli un torto.
Non sono andata al funerale. Sono poco cristiana in questo ma non accetto che tutta la grandezza di una persona possa essere rappresentata da una pietra fredda.
Non mi serve per ricordare, anzi, mi ricorda solo il momento peggiore, quello dell’addio.

Mi capita spesso di pensare a lui. Quando l’entusiasmo si smorza, quando arrivano i dubbi o monta la rabbia contro i muri di gomma che ti vengono puntualmente risbattuti davanti al naso,  quando lo leggo nelle parole degli altri che lui avrebbe detto, nei progetti che portano il suo nome, quando penso ‘Gianni direbbe, Gianni farebbe…’
E l’ho rivisto a Torino negli occhi di una bellissima bambina vestita di rosso
E penso a lui quando cerco la risposta al perché di una scelta.
Gianni mi manca tantissimo ma c’è.

Silvia

 

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