Home Epatiti Aggiornamenti nella gestione della coinfezione HIV/HCV

Aggiornamenti nella gestione della coinfezione HIV/HCV

di Luca Negri
Epatite C. Associazioni: “Trattatati solo metà dei pazienti promessi

Aggiornamenti nella gestione della coinfezione HIV/HCVUn gruppo di esperti internazionali ha aggiornato le linee guida per la gestione della coinfezione HIV/HCV che erano state stilate nel 2004 dalla British HIV Association.

L’aggiornamento è stato pubblicato nell’edizione del 31 maggio di AIDS.

Gli autori ricordano che un terzo delle persone HIV+ sono affette anche da epatite C cronica: questa infezione non solo fa progredire più rapidamente il danno epatico rispetto alle persone senza HIV , ma la cirrosi non compensata è diventata la principale causa di ospedalizzazione e di morte in questa popolazione.

Le raccomandazioni e gli aggiornamenti coinvolgono 11 aree:
– la gestione dei pazienti con persistenti transaminasi normali
– la valutazione della fibrosi epatica
– i fattori predittivi della risposta alla terapia antiHCV
– il dosaggio ottimale di interferone pegylato e ribavirina
– la durata ottimale della terapia
– il trattamento ai non responders o nei casi di riattivazione del virus
– la cura nei pazienti coinfetti all’ultimo stadio di malattia epatica
– il trattamento dell’infezione HCV acuta nelle persone con HIV
– la gestione dei pazienti con virus multipli(es HIV/HCV/HBV)
– le interazioni tra HAART e terapia anti HCV
– la tossicità epatica della HAART

Alcune tra le evidenze più interessanti:

Dosaggio e durata della terapia: la ribavirina deve essere dosata in base al peso del paziente , tutte le persone coinfette dovrebbero essere sottoposte a terapia per almeno un anno , ma coloro che hanno una risposta più bassa al trattamento dovrebbero continuarlo per almeno altri 3-6 mesi

Risposta al trattamento: la viremia non rilevabile dopo quattro settimane di trattamento è il miglior fattore predittivo del successo terapeutico
Trattamento per in non responders o in caso riattivazione: uso dell’interferone a lungo termine o trattamento con i nuovi inibitori per HCV che sono in sperimentazione
Trattamento dell’epatite acuta: visto l’aumento di nuovi casi di infezione da HCV per via sessuale nella popolazione gay in Europa, il trattamento contro l’epatite C nelle nuove infezioni deve essere iniziato il più presto possibile per favorire una risposta positiva

Valutazione della fibrosi mediante nuove tecniche meno invasive della biopsia(biomarkers e Fibroscan)

Tossicità epatica della HAART: AZT e ribavirina non devono essere usati in concomitanza a causa di severi effetti collaterali.
ddI(Videx), d4T(Zerit) e nevirapina(Viramune) devono essere usati con cautela nelle persone con HCV per i loro effetti epatotossici.
Le linee guida suggeriscono comunque che la HAART debba essere iniziata presto nelle persone con coinfezione

Altre informazioni in lingua originale sono disponibili a questo link:

http://www.aidsmap.com/en/news/AE8EFA66-1BE6-47BE-94A2-8430634114A5.asp

Fonte: AidsMap

Altre evidenze importanti sulla gestione della patologia epatica in persone con HIV da Hivandhepatitis.com

Pazienti con malattia epatica avanzata: la gestione di questi pazienti, con cirrosi avanzata è complessa, ma la terapia HAART è sempre consigliata e non deve essere preclusa la possibilità di trapianto

Pazienti con pluriinfezioni epatiche: le coinfezioni HBV/HCV, HBV/HDV, HBV/HCV/HDV anche se non sono comuni necessitano comunque di trattamento in relazione ai virus in replicazione.

Fonte: Hivandhepatitis.com

Dalla New Mayo Clinic due studi che presentano una innovativa tecnologia in grado di fornire diagnosi del fegato non-invasive

È stata la New Mayo Clinic statunitense a presentare recentemente due ampi studi che dimostrano che la tecnologia per immagini MRE (magnetic resonance elastography)-elastografia epatica- risulta essere altamente accurata ed efficace per le diagnosi non invasive delle malattie epatiche.

Presentata in Germania nel corso del meeting statunitense dell’International Society for Magnetic Resonance durante il Medicine Annual Meeting di Berlino e nel corso della Digestive Disease Week a Washington, questa tecnologia utilizza una forma modificata di MRI (magnetic resonance imaging) al fine di misurare accuratamente la durezza o l’elasticità del fegato.
Sottoponendo a specifiche vibrazioni il fegato, la tecnologia MRE può ottenere immagini delle onde che attraversano l’organo: le immagini di queste onde vengono poi ‘processate’ per generare un ampio quantitativo di immagini della rigidità dei tessuti.

“Questo strumento potrebbe risultare particolarmente utile: se individuata con ampio anticipo, la fibrosi epatica, ad esempio, può essere trattata in maniera corretta ed efficace” – ha commentato Richard Ehman, coordinatore del progetto-MRE, testato con successo su 77 individui, 57 dei quali affetti da malattia epatica cronica – “e ciò potrebbe spingerci ad utilizzare questa tecnologia per altre patologie, come il cancro al seno e il morbo di Alzheimer”.

MFL – 28/05/2007

Fonte: fegato.com

 

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più