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AIDS 2018 – INTERNATIONAL AIDS CONFERENCE – “I am here. Sono qui”

di Luca Negri
Il 1° dicembre è tutti i giorni

AMSTERDAM 23-27 LUGLIO 2018: CRONACHE DALLA CONFERENZA

A cura dell’Osservatorio Aids Diritti Salute

Aids2018. “I am here. Sono qui”

Amsterdam, 25 luglio 2018
“I am here. Sono qui”. Questo lo slogan scelto dalle attiviste di Catwalk4power, collettivo di donne di Londra che lavora per rafforzare la propria comunità di amicizie, creando spazi sicuri per le donne. Attraverso la moda, creando abiti e accessori da vendere per finanziare i loro progetti, combattono lo stigma sull’Hiv.

Troppo spesso esiste la discriminazione e viene meno il riconoscimento dell’esistenza delle persone sieropositive, delle loro esigenze e rivendicazioni.

AIDS 2018 – INTERNATIONAL AIDS CONFERENCE – “I am here. Sono qui”

Catwalk4power, collettivo di donne di Londra

Per questo ad Aids2018 non sono mancati anche momenti di protesta, pacifica e argomentata, come quella delle attiviste e attivisti Usa che non vogliono che la prossima conferenza internazionale si tenga negli Stati Uniti governati da Trump, il presidente che taglia fondi e finanziamenti ai progetti che riguardano la vita di migliaia di persone.

Accanto a loro ci sono anche le voci delle comunità trans, arrivate da moltissimi paesi, ma anche le associazioni presenti nei paesi dell’Est Europa nei quali c’è un forte aumento dei contagi, le comunità africane con moltissimi progetti di prevenzione per le giovani generazioni. Anche a testimoniare di un lavoro enorme fatto nei paesi di origine che smentisce i pregiudizi e la disinformazione sui movimenti migranti che coinvolgono il Vecchio Continente.

In un panel specifico è stato ricordato come la stessa Agenda 2030 riconosce che le migrazioni non sono determinate da un mancato sviluppo, bensì contribuiscono allo stesso e partecipano alla costruzione di buone pratiche.

Nel corso dei loro viaggi, i migranti sono spesso costretti a vivere in luoghi di detenzione sovraffollati, lo stress causato dalla loro situazione favorisce in quei contesti il diffondersi di malattie trasmissibili come la Tbc, ma migrare non significa essere esposti automaticamente al contagio. Come sottolineato da Unaids ricordando il recente rapporto Oim, emerge piuttosto la chiara relazione tra il movimento della popolazione e la diffusione dell’Hiv a causa dei fattori socioculturali ed economici ai quali i migranti sono esposti nei paesi di transito o arrivo. Detto in altre parole: la migrazione non è un fattore di rischio per la trasmissione del virus, ma la migrazione può mettere le persone in situazioni di rischio più elevato.

Non è un caso che il tema delle migrazioni sia stato trasversale ai lavori di Aids2018: si è riconosciuto che i migranti sono persone vulnerabili perché non conoscono i sistemi sanitari dei paesi in cui si trovano, non sanno come funzionano e spesso non hanno pieno accesso ai servizi essenziali.

“La conferenza Aids2018 sta cercando di unire le forze e fortificare gli approcci basati sulle evidenze per porre fine all’Hiv entro il 2030, ha dichiarato Poonam Dhavan, consigliere per la politica sanitaria di Iom – Organizzazione mondiale per le migrazioni.

 

a cura dell’Osservatorio Aids Diritti Salute  scarica il documento in formato PDF Oss_Aids18_3

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