Home Associazioni Aids, come difendersi: gli stranieri insegnano ai connazionali

Aids, come difendersi: gli stranieri insegnano ai connazionali

di Luca Negri

Immigrati protagonisti per informare altri stranieri sui comportamenti sessuali a rischio. Evitare che il contagio dell’Aids si diffonda per problemi legati alla diversita’ culturale e alla difficolta’ linguistiche.

Con questi intenti, 14 associazioni di immigrati e di lotta al virus dell’Hiv hanno contattato in poco piu’ di tre mesi 10 mila persone di diverse nazionalita’ con 26 punti informativi in 7 citta’. Il progetto appena concluso, del costo

Aids, come difendersi: gli stranieri insegnano ai connazionali

di 35 mila euro, ha costituito la prima campagna di comunicazione sociale fra la popolazione straniera sui rischi di contagio di malattie trasmissibili sessualmente ed e’ stato chiamato “Girasole”. Un acronimo che sta per “Gruppo interculturale rivolto agli stranieri ostacolare l’Hiv&aids e malattie sessualmente trasmissibili”.

I risultati sono stati presentati in un convegno nella sede dell’Istituto nazionale per la salute, i migranti e la poverta’ (Inmp) a Trastevere. Duplice lo sforzo compiuto: da un lato quello di creare un network tra realta’ pubbliche e private (sono 80 quelle coinvolte nel complesso, tra enti locali, ospedali, asl e associazioni), dall’altro quello di portare i messaggi direttamente all’interno delle comunita’ migranti.

Genova, Milano, Bergamo, Lecco, Roma, Lecce e Catania le citta’ coinvolte dalla rete Girasole per rendere i cittadini migranti “consapevoli e attivi nella lotta e nel contrasto diretto dell’epidemia”. Klodiana Cuka, presidente di ‘Integra’ di Lecce, associazione capofila del progetto, ha sottolineato “l’azione di sensibilizzazione basata sul contatto diretto e sul passaparola”. Nel caso del contagio da Hiv, i migranti sembrano essere piu’ esposti per la loro elevata mobilita’ e il loro status legale che comporta scarsa informazione sull’accesso ai servizi sanitari di prevenzione.

In una serie di interviste fuori da una nota discoteca romana, realizzate dall’associazione Cap-Italia donne onlus della comunita’ Capoverdiana, le risposte del campione contattato, una cinquantina tra uomini e donne dai 13 ai 48 anni, hanno evidenziato la vulnerabilita’ dei piu’ giovani, cui manca la memoria storica delle campagne anti-aids degli anni ’80. I due terzi degli intervistati ha dichiarato di non avere avuto comportamenti a rischio negli ultimi 5 anni, ma dalle altre risposte degli stessi soggetti si evince la disinformazione che porta a una percezione distorta del rischio. Ad esempio, il 20% afferma che il rapporto orale senza preservativo non comporta alcun rischio e il 9% ritiene che il rapporto completo senza preservativo sia immune da rischi.

FONTE: 055news.it

 

 

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più