Home Attualità Aids, fine della epidemia in Australia

Aids, fine della epidemia in Australia

di Luca Negri
Long View HIV: in Europa quali strategie per i prossimi anni?

Decretata la fine dell’epidemia. Grazie agli antiretrovirali e all’informazione. L’esperto Vella: per raggiungere l’obiettivo «in Italia dobbiamo facilitare i test».

Negli Anni Novanta in Australia l’Aids uccideva mille persone l’anno. Oggi è derubricato a problema secondario, che non costituisce neanche più un rischio per la salute pubblica. L’annuncio ufficiale della fine dell’epidemia nel Paese arriva da uno dei massimi esperti, Darryl O’Donnell, direttore dell’Afao, la federazione delle organizzazioni anti Aids australiane. Insomma, il virus dell’Hiv è sotto controllo e non conclama in sindrome da immunodeficienza acquisita.
IMPORTANTE L’ATTIVISMO GAY. «Abbiamo ora accesso a un trattamento che ha avuto effetti straordinari, mentre l’attivismo nella comunità gay, sin dai primissimi anni dell’Aids negli anni Ottanta e Novanta, ha contribuito sostanzialmente a combatterlo», ha detto O’Donnell.
Un ruolo chiave nella lotta al virus lo hanno avuto i farmaci antiretrovirali perché consentono alle persone con Hiv una vita sana e lunga, ha aggiunto.
VELLA: «HANNO PUNTATO SUI TEST DIFFUSI». «L’Australia ha raggiunto l’obiettivo indicato dall’Unaid, l’agenzia Onu contro l’Aids, nei ‘development goals’ per il 2030, cioè diagnosticare almeno il 90% dei sieropositivi, mettere almeno il 90% di questi in cura e arrivare auna quota di pazienti in cui il virus è soppress, che quindi non sono contagiosi, pari al 90%», ha precisato Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di sanità, «Loro ci sono riusciti anche perchè avevano un numero di sieropositivi piuttosto basso, ma soprattutto hanno spinto molto sul ‘testing’, e una volta individuati gli infetti li hanno messi subito sotto trattamento grazie al fatto che il loro sistema sanitario è universalistico come il nostro. Sono pochissimi i Paesi che ci sono riusciti, quasi tutti piccoli e nel nord Europa, come la Danimarca».
«IN ITALIA PUNTARE SU TEST E INFORMAZIONE». Per l’Italia l’obiettivo non è ancora raggiunto, spiega Vella: «Noi siamo messi bene sul lato delle cure, che sono garantite, mentre ad esempio gli Usa fanno molti test ma poi c’è chi non può permettersi le terapie ma abbiamo ancora un 30% stimato di persone infette che non sanno di avere il virus. Ci manca l”ultimo miglio’, dobbiamo facilitare i test, e fare informazione per far capire che l’Aids è una malattia che c’è ancora, ma si può curare».
OGNI ANNO 1,2 MLN DI MORTI PER AIDS. Gli obiettivi dell’Unaid, ricorda Vella, dovrebbero valere per tutto il mondo, dove invece ancora muoiono 1,2 milioni di persone l’anno per la malattia: «Il loro raggiungimento permetterebbe non di eradicare il virus, cosa molto difficile finchè non ci sarà un vaccino, ma di tenere sotto controllo l’epidemia, una cosa altrettanto importante».

Fonte. lettera 43

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più