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Aids, gay e ipocrisia

di Luca Negri

Aids, gay e ipocrisiada una corrispondenza di Graziano Paolicelli
Sono testimone di una tragedia, oserei dire annunciata. Un altro mio amico, anche se non prossimo, alla sua giovane età è ora sieropositivo.

Quando io avevo l’età del mio amico adesso, venivano attuate più campagne di informazione e prevenzione. Io penso che stia anche alla comunità omosessuale, all’Arcigay e altre organizzazioni simili, alzare la guardia, non aspettando le autorità, per cercare di arginare un fenomeno che dilaga sempre più spesso, e che sembra erroneamente superato. Sono inoltre arrabbiato per l’irresponsabilità di alcuni gay, che trovo in chat a praticare e cercare sesso bareback (Senza Preservativo, NdR), senza considerare le conseguenze gravissime di questo comportamento. Esprimo indignazione poi contro la diffusione, di film porno, di una casa di San Francisco e altre assai famose, in cui viene praticato bareback e viene fatta un’adorazione del sesso di gruppo, in cui si vedono, anche giovani, impegnati a ricevere sperma da più uomini. Dovremmo prendere iniziativa, e sviluppare un progetto contro queste cose, ma come fare? Perché noi omosessuali non siamo i primi ad elevare la nostra voce??

(lettera firmata)

È impossibile non condividere tristezza e dispiacere per un tale evento. Certamente il governo, la gerarchia cattolica, le scuole e le famiglie si dividono responsabilità e silenzio per il non avvisare ed educare adeguatamente i propri figli verso un rispetto di se stessi, dell’altro e della vita.
Perché non si permette alle scuole di organizzare corsi e formazione su tali argomenti? In risposta, senza sminuire l’importanza del problema, costituito da una terribile malattia come l’AIDS, invito a riflettere sul senso di colpa ad esso collegato.

La invito quindi a smettere di considerare la sieropositività, come una malattia più deprecabile del fumo o altre patologie, solamente perché collegata all’atto sessuale, e a cessare di giudicarla ambiguamente come un fatto più grave, nel caso coinvolga persone di orientamento gay e passive nell’atto sessuale.

Sappiamo che fumare, bere alcolici, e praticare sesso senza preservativo possono ugualmente essere causa di morte, ma affrontiamo i due elementi in maniera assai diversa.
Il/la sieropositiva porta la colpa di avere contratto il virus dell’HIV, attraverso rapporti sessuali, fattore, giudicato molto più severamente, in base alle nostre tradizioni culturali, la nostra educazione ecc.
Inoltre senza scendere nel merito, se un’opera d’arte o un film porno debbano rispondere a intenti e istanze didascaliche ed etico-morali, tengo a precisare che la maggior parte dei film porno eterosessuali, da Rocco Siffredi a film americani ecc., vengono girati senza l’uso del preservativo, e che il discorso da lei compiuto è solamente applicato a film porno gay.
Perché? Forse il nostro figlio gay, che non usa il preservativo o ingurgita sperma, è più deprecabile e moralmente “sporco”, di una ragazza che rimane involontariamente incinta o di un dongiovanni che ama tante bellissime donne? Senza promuovere e difendere la pratica del sesso Bareback, ovvero del rapporto sessuale senza l’uso del preservativo, invito a riflettere sull’ipocrisia con cui questo tema è trattato anche nella stessa comunità omosessuale.

Dopo avere visionato l’indirizzo internet, della casa di produzione porno, della quale non intendo citare il nome, confermo il leit motiv dell’esaltazione e apologia dell’eiaculazione vissuta senza protezione. Ma anche se non riusciamo a chiedere alle istituzioni coerenza e impegno in iniziative, mirate ad affrontare il problema, possiamo per primi cominciare a non giudicare ed emarginare chi è sieropositivo in ambito lavorativo e nella vita personale.

Inoltre possiamo smettere di associare questa malattia a qualcosa di oscuro, di immondo perché correlato all’atto sessuale, come se esistessero “untori” e “buoni” dall’altra parte e abbracciare finalmente con razionalità la tematica. In conclusione, desidero citare le numerose coppie, conosciute anche personalmente, che contano entrambi o un partner sieropositivo, e superano con precauzioni costanti la possibilità del contagio. Anche in questo caso l’amore “sa” più della malattia e pregiudizi, e prevale con la sua forza e luce.

Graziano Paolicelli

FONTE: sabatoseraonline.it

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