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Aids: intervista a Sandro Mattioli presidente di Plus Onlus

di Luca Negri
Omotransfobia: Plus preme per una legge regionale

Le campagne di comunicazione di PLUS sono dirette, crude, vanno al punto senza tanti giri di parole. Quasi ‘politicamente scorrette’ in un periodo in cui le parole si dosano con grande attenzione.

Non si può dire che voi non parliate chiaramente del problema. Eppure i numeri dei nuovi contagi, soprattutto tra gli uomini che fanno sesso con gli uomini, non fanno stare tranquilli. Cosa non ha funzionato? E cosa non funziona oggi?

L’Hiv è il virus dei contrasti dal punto di vista della comunicazione. O non se ne parla o se ne parla molto ma a sproposito. Negli ultimi anni abbiamo visto molta disinformazione alternata a molta disattenzione. Sono passati 30 anni da quanto si parlava della ‘peste del secolo’ eppure sembra che non sia passato neppure un giorno. Come se la ricerca non fosse andata avanti, come se la vita da sieropositivi non avesse cambiato volto, come se la società non fosse una cosa diversa.

Siamo fermi lì, a quel concetto della ‘malattia di chi se la va a cercare’ che è stato talmente introiettato da essere ormai parte integrante del pensare comune. A questo bisogna aggiungere che in Italia il movimento LGBT ha deciso di demandare ad altri il problema, non se ne è mai occupato davvero lasciando il compito alle associazioni in prima linea. E poi c’è lo stigma più grande, che è quello verso l’omosessualità in generale. Partiamo da lì.

D’accordo, partiamo dall’omofobia. In che modo è collegata con l’Hiv?

Se mi sento reietto, se vengo considerato una persona di serie B, con diritti di serie B, se penso di non valere niente, allora mi comporterò come una persona che non vale niente. E sarò più esposto al rischio. Se si continua a discriminare, allora l’Hiv continuerà non solo ad andare avanti ma anzi, riprenderà la sua corsa.

Aids: intervista a Sandro Mattioli presidente di Plus Onlus

Gli uomini che fanno sesso con gli uomini sono una categoria decisamente a rischio. Sono a rischio i giovanissimi e sono a rischio quelli più avanti con gli anni che pure hanno visto le campagne degli anni ‘80-‘90, ma non sembrano ricordarsele più.

Sono gli ‘ignoranti’ la categoria più a rischio di contrarre l’Hiv. Quelli che non sanno, quelli che non sono informati. Quelli che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia e non sapere. Quelli che non pensano di essere esposti al rischio. Quelli che non sanno che oggi con la PrEP c’è un’alternativa farmacologica al preservativo. È la non conoscenza e la cattiva informazione che fanno aumentare il rischio. A tutte le età. Anche se i giovani e i meno giovani hanno problemi diversi.

Iniziamo dai ragazzi. Qual è un problema che vi preoccupa?

L’ipocrisia di pensare che i ragazzi giovani, giovanissimi, non facciano sesso. Eterosessuale e non. Non possiamo fare campagne rivolte ai minorenni. Non possiamo nemmeno fare il test senza che entrambi i genitori diano il loro consenso. E questa è una follia. È un voler mettere la testa sotto la sabbia. Come PLUS ci stiamo battendo affinché il test sia accessibile almeno ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Non possono nemmeno comprare il test in farmacia.
Continua…

Sul sito regionale HelpAIDS la prevenzione HIV è ferma a 2 anni fa: la denuncia di Plus

Leggi tutta l’intervista su www.lavostrasaluteonline.it/

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