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Aids: non dimenticate il sesso del passato

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

State iniziando una nuova storia d’amore? Non dimenticate che in passato avete avuto altre relazioni di sesso e nel dubbio sottoponetevi ad un test del virus HIV.

È questo il messaggio della nuova campagna lanciata dall’Ufficio federale della sanità pubblica, in collaborazione con l’Aiuto Aids Svizzero

Una famiglia normale in primo piano, una bambina dai riccioli biondi, una madre raggiante, un uomo dall’aria piuttosto innocua, una torta di compleanno. Ma sullo sfondo, nella penombra, le figure di cinque donne, con tutta evidenza prostitute, turbano l’idillio.

prevenzione

Aiuto Aids Svizzero

«Ricordatevi che quando incontrate un nuovo partner, vi apprestate ad avere una relazione sessuale con tutto il suo passato. È questo il messaggio che vogliamo far passare con i nuovi manifesti della campagna ‘Love Life – Stop Aids’», dice Roger Staub, capo della Sezione Aids dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Su altri due manifesti si vedono altre coppie – una eterosessuale nella sala da bagno, una omosessuale in camera da letto – circondate anch’esse dai vecchi amanti. «Quando il passato diventa una minaccia per la relazione attuale, allora bisogna porsi la domanda se non sia il caso di sottoporsi ad un test HIV», aggiunge Staub.

Quello che avreste voluto sapere sul sesso

Il sito Check-your-lovelife.ch, oltre ad offrire gustose e utili informazioni sulla vita sessuale degli svizzeri, permette di appurare, attraverso un questionario elaborato su basi scientifiche, se il proprio comportamento sessuale è a rischio e se è il caso di sottoporsi ad un test. Sul sito figurano gli indirizzi ai quali è possibile rivolgersi.

«Abbiamo creato uno strumento molto semplice, ma molto preciso, che offre una consulenza efficace sull’opportunità e sulle modalità per sottoporsi ad un test», sottolinea ancora Staub. Si tratta di una novità importante, perché finora le campagne dell’UFSP non avevano posto al centro la questione dei test.

«Incentrando la campagna di quest’anno sul ‘sesso del passato’, non potevamo ovviamente evitare il tema ‘test’, che è l’unica risposta definitiva ai dubbi su una possibile infezione», spiega Roger Staub. La campagna non vuole tuttavia far aumentare il numero di test, quanto piuttosto indurre i gruppi a rischio a porsi la questione.

«Non nascondo che in passato siamo stati piuttosto cauti nel mettere in primo piano i test. La priorità per noi rimane un comportamento sessuale che eviti i rischi del contagio. Se si parla di test, vuol dire che c’è già stata una relazione sessuale a rischio. Non è quello che vogliamo».

 

Campagna generale e prevenzione specifica

Negli scorsi anni, la discussione sull’Aids in Svizzera si è concentrata soprattutto su un dato molto preoccupante: il massiccio aumento di nuove infezioni da HIV tra uomini che hanno relazioni sessuali con altri uomini. Un dato che ha spinto alcune organizzazioni degli omosessuali a sollevare dubbi sull’efficacia delle campagne dell’UFSP.

In realtà, come spiega Roger Staub, la prevenzione specifica per i diversi gruppi a rischio non passa attraverso la campagna ‘Love Life – Stop Aids’. «Noi abbiamo due grandi obiettivi: il primo è di impedire la diffusione massiccia del virus HIV in tutta la popolazione. La seconda di frenare la sua espansione nei gruppi a rischio. La campagna serve a raggiungere il primo obiettivo e non deve essere in contraddizione con il secondo».

Per raggiungere la popolazione maschile omosessuale, al momento particolarmente a rischio di nuovi contagi, l’UFSP ricorre ai media, alle organizzazioni e ai luoghi di ritrovo gay. «Così evitiamo la dispersione del messaggio», dice ancora Staub.

20 anni di sensibilizzazione

La prima campagna di prevenzione dell’UFSP contro l’Aids risale al 1987. Nel corso di vent’anni, i manifesti e gli spot accompagnati dallo slogan ‘Stop Aids’ (dal 2005 ‘Stop Aids – Love Life’) hanno avuto un enorme influsso sulla percezione della sessualità e dei rischi ad essa collegati da parte della popolazione svizzera.

«Dopo vent’anni lavoro di prevenzione, possiamo dire che il virus HIV non si è diffuso in modo massiccio fra la popolazione svizzera. E questo era uno dei nostri obiettivi», afferma Roger Staub. «Negli anni Ottanta la situazione di partenza non era diversa da quella dell’Africa. L’esplosione del virus in quel continente dimostra ciò che può accadere se non c’è prevenzione».

Staub non nasconde un certo orgoglio per la qualità delle campagne elvetiche: «All’estero ci ammirano per l’uso di un linguaggio chiaro, non moralista, e per le scelte grafiche coraggiose».

Il capo del Servizio Aids dell’UFSP ammette però che è a volte difficile trovare il giusto equilibrio. «Il segreto di una campagna contro l’Aids finanziata con soldi pubblici è di irritare quel tanto che serve per attirare l’attenzione, ma senza esagerare, per evitare che i fondi vengano tagliati. Ci siamo sempre mossi ai confini di quanto la società poteva tollerare».

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