Home Ricerca Aids: Scoperto dai ricercatori un ceppo di HIV particolarmente aggressivo

Aids: Scoperto dai ricercatori un ceppo di HIV particolarmente aggressivo

di Silvia Bandini
Hiv, switch a emtricitabina/rilpivirina/tenofovir alafenamide

ricerca aidsAvere rapporti sessuali non protetti con molti partner diversi aumenta il rischio di contrarre più ceppi del virus HIV, quello che causa l’ AIDS . Una volta all’interno del corpo, questi ceppi possono ricombinarsi in una nuova variante del virus. Questa variante osservata in alcuni pazienti a Cuba sembra essere molto più aggressiva rispetto ad altre forme conosciute di HIV. I pazienti progrediscono verso l’ Aids entro tre anni dall’infezione – talmente rapidamente da non rendersi nemmeno conto di essere stati infettati.
Sulla rivista EBioMedicine, i ricercatori del KU Leuven’s Laboratory for Clinical and Epidemiological Virology hanno identificato il ceppo CRF19 (ricombinazione di vari sottotipi), che adattandosi particolarmente bene all’ospite attiva rapidamente la progressione verso l’ AIDS.
Non si tratta comunque di un ceppo resistente ai farmaci e la terapia antiretrovirale (ART) funziona come contro qualsiasi altro ceppo di HIV.

E’ stato esaminato il sangue di 73 pazienti con infezione recente – 52 alla diagnosi di AIDS e 21 senza AIDS – e confrontato i  risultati con quello di 22 pazienti con progressione “normale” .
Nelle persone con rapida progressione in Aids si osserva un’alta carica virale e alti livelli della molecola RANTES. Alti valori di RANTES suggeriscono che il virus non riesca a legarsi al recettore CCR5 per entrare nelle cellule come avviene di solito, ma favorire la selezione di ceppi che si legano al recettore CXCR4.
I ricercatori sospettano che la transizione rapida osservata si sia verificata come risultato della combinazione di frammenti di diversi sottotipi di HIV. Uno di questi frammenti contiene una proteasi (dal sottotipo D), che agisce in modo molto efficiente. La proteasi è un enzima che scinde le proteine che vengono utilizzate per le nuove particelle virali. Questa proteasi è molto ‘in forma’ e permette al virus di replicarsi in numero maggiore facilitando il legame con recettore CXCR4. 

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Fonte: KU LEUVEN

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativo
In caso di utilizzo si prega di citare anche la fonte della traduzione

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