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Aids, il vaccino italiano migliora effetto farmaci anti-Hiv

di Luca Negri

Lo scorso 8 giugno la pluridecennale vicenda del presunto vaccino italiano contro l’AIDS si è arricchita di un nuovo capitolo.

A scriverlo è stato l’Istituto superiore di sanità (ISS) in un comunicato stampa dai toni trionfanti, ripreso da buona parte della stampa italiana -e non solo-: “L’ISS in Sudafrica, il vaccino Tat migliora l’effetto dei farmaci anti-HIV”.
Il protagonista della nota, come spiegato dall’ISS, sarebbe un “vaccino terapeutico” sviluppato dal Centro Nazionale AIDS diretto da Barbara Ensoli in grado di indurre “una risposta immunitaria capace di migliorare l’efficacia dei farmaci anti-HIV, evidenziata da un aumento significativo di cellule T CD4”. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “peer-review, open access “Retrovirology”” non sono dunque quelli relativi ad un “vaccino” propriamente preventivo, come invece presentato superficialmente da chi ha ripreso l’ISS, ma di un “vaccino terapeutico” testato in uno studio di fase II in Sudafrica su 200 pazienti (metà vaccinati e metà controllo) nell’ambito di un programma di cooperazione bilaterale tra i due Paesi dal valore di oltre 22 milioni di euro, fondi erogati dal ministero degli Esteri (il budget dichiarato del trial è stato di circa 850-900.000 euro).
Da un articolo di altraeconomia

Da un articolo di repubblica

Aids, il vaccino italiano migliora effetto farmaci anti-Hiv.
Lo sostiene uno studio italiano in fase II. L’immunoterapia può rendere più efficaci le terapie disponibili per il trattamento dell’infezione

L’IMMUNOTERAPIA  probabilmente potrebbe anche diventare una nuova arma per combattere l’Aids.
Dal Sudafrica arrivano nuove conferme per il vaccino italiano anti-Aids. Lo studio clinico di fase II, condotto nel Paese ha inoltre confermato che il ‘vaccino’ terapeutico Tat contro l’Hiv/Aids, Potrebbe migliorare le terapie oggi disponibili. I risultati sono pubblicati su ‘Retrovirology’, una delle riviste più autorevoli del settore, riferisce l’Istituto superiore di sanità.

Un vaccino italiano. Il ‘vaccino’ Tat, ricorda, è stato prima di tutto sviluppato nei laboratori dell’Iss dal Centro nazionale Aids (Cnaids) diretto da Barbara Ensoli. “E con la somministrazione di una piccolissima quantità della proteina Tat – spiega Ensoli. Siamo stati  in grado di indurre una risposta immunitaria capace di migliorare l’efficacia dei farmaci anti-Hiv. Evidenziata infine da un aumento significativo di cellule T CD4. Un risultato che conferma anche quanto già visto in un precedente trial condotto in Italia”.

In Sudafrica vivono 7 milioni di persone infettate, pari al 20% dell’intera popolazione del Paese. La ricerca ha coinvolto 200 pazienti in terapia con farmaci anti-Hiv, che agiscono bloccando la replicazione del virus. I partecipanti sono stati randomizzati (distribuiti in modo casuale) in 2 gruppi, che hanno ricevuto 3 iniezioni per via intradermica di 30 microgrammi di vaccino o di placebo, a distanza di un mese l’una dall’altra.

Lo studio.

Prima di tutto lo studio è stato condotto in doppio cieco, cioè senza che né i volontari né gli sperimentatori conoscessero chi riceveva vaccino o placebo. NaturalmenteL’apertura dei codici, avvenuta a conclusione dello studio ossia a 48 settimane dalla prima vaccinazione.  Ha evidenziato un aumento significativo di cellule T CD4 nel gruppo dei vaccinati rispetto al placebo. L’incremento era particolarmente evidente per i pazienti con i più bassi livelli di cellule T CD4 al momento della vaccinazione.

Il Programma di cooperazione bilaterale tra il governo italiano e quello del Sudafrica per la lotta contro l’Hiv/Aids.  Di cui fa parte questo studio – commenta Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. Rappresenta un esempio di eccellenza perchè ha saputo efficacemente trasformare i risultati della ricerca clinica in strumenti per la salute pubblica. Questo promuovendo inoltre quella che si chiama ricerca traslazionale. A partire dal potenziamento del sito clinico-laboristico MeCr.

L’Unità di ricerca clinica della Sefako Makgatho University del Sudafrica dove si è svolto lo studio, fino allo sviluppo in loco di una struttura Gmp (Good Manufacturing Practice) per la produzione di vaccini l’Iss ha promosso infine  innovazione e sviluppo a livello internazionale”.

Fonte: repubblica

 

 

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