Home L.G.B.T. Alberto e l’HIV: la storia di una vita cambiata in una notte

Alberto e l’HIV: la storia di una vita cambiata in una notte

di sert_budrio
HPV: le verruche anogenitali possono indurre displasia o carcinoma

 Alberto e l’HIV: la storia di una vita cambiata in una nottedi Alessandro Bovo
Questa è la storia di Alberto (nome di fantasia), che in una notte ha visto la sua vita cambiata. Ha deciso di raccontare la sua storia, affinchè non capiti anche ad altri ragazzi di contrarre il virus dell’HIV. Tutto inizia nell’estate del 2013. Un semplice rapporto senza protezione e dopo pochi mesi la verità: «sono HIV positivo».

Alberto, ventisette anni, fa il commesso nella sua città, nelle Marche, e nell’estate dello scorso anno decide di passare una bella serata, cercando un ragazzo come lui attraverso Grindr, un’applicazione per smartphone che attraverso la posizione del cellulare mostra un elenco di tutti i ragazzi più vicini, dai dieci metri in su. Proprio ad agosto conosce un ragazzo di Padova, Luca (nome di fantasia).

Escono, si conoscono. Alla sera, dopo una passeggiata sulla spiaggia, dopo aver parlato del più e del meno, decidono di passare alla parte che aspettavano da tutta la serata: avere un rapporto. È un rapporto sessuale con uno sconosciuto. Alberto e Luca sanno quello che stanno facendo, sanno che devono usare un profilattico, ma «nella foga del momento abbiamo lasciato perdere» −ha detto il ragazzo marchigiano− scacciando dalla mente la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

Dopo la bella serata, Luca se ne torna casa, a Padova, senza lasciare ad Alberto nemmeno il suo numero. Verso il mese di settembre, Alberto inizia a sentirsi male: la febbre arriva ai quaranta gradi, la tachipirina che prende due volte al giorno la fa scendere solo per poche ore. Si sente debolissimo. Arrivano anche la tosse, il vomito che non riesce a fermare e il mal di testa atroce che continua per ore.

Viene ricoverato in ospedale e le condizioni non sono delle migliori. In seguito, il medico gli chiede se di recente ha perso peso all’improvviso e gli controlla le ghiandole del collo e sotto le ascelle e la milza per vedere se si sono ingrossate. Alberto non capisce il perché di questi controlli, ma la risposta non tarda ad arrivare e gli esami non lasciano alcun dubbio: HIV positivo.

Un rapporto, una notte, poche ore e la vita di Alberto è cambiata completamente. Luca forse nemmeno lo sa e Alberto non ha modo di contattarlo in quanto non ha nemmeno uno straccio di numero. Chissà se anche lui sente questi sintomi o se non ci fa caso e continua a frequentare ragazzi.Alberto ha reagito meglio del previsto: nessuna idea di suicidio, nessuna sensazione di essersi rovinato la vita, ma la paura più grande è stata la possibile reazione dei suoi genitori alla notizia. È difficile entrare in casa e dire: «Mamma e papà, sono sieropositivo». Senza contare, inoltre, come avrebbero potuto prenderla amici e parenti.

In aiuto di Alberto è venuto il suo ex ragazzo, Stefano (nome di fantasia), che lo ha aiutato a gestire la situazione. I due sono rimasti sempre in contatto e buoni amici anche dopo la rottura del rapporto, tanto che Stefano è stato il primo a sapere la notizia e ha accompagnato Alberto nella difficile impresa di comunicare la notizia ai genitori. La reazione è stata migliore di quanto Alberto si sarebbe mai aspettato: non si sono buttati giù, non hanno avuto nessuna crisi isterica. Hanno da subito dato il sostegno al loro figlio, aiutandolo con la terapia.

Proprio la settimana dopo è iniziata la cura. Alberto è stato fortunato perchè i sintomi dell’HIV si sono manifestati subito, prima che fosse troppo tardi. Dalla seconda settimana di settembre 2013 Alberto deve prendere una pastiglia contro l’infezione ogni dodici ore. Vietato dimenticarsene. Vietato saltare un turno. C’è in gioco la sua vita.

Vivere con l’angoscia di avere sempre a portata di mano una pastiglia, a stretto contatto con l’orologio, può essere snervante. Lo si dice solo agli amici intimi, quelli che si è certi che saranno sempre gli stessi nonostante tutto. Tuttavia, lungo il percorso può capitare di conoscere una persona e allora iniziano i problemi, i segreti. Quando si conosce una persona che si considera oltre la semplice amicizia non si sa se dirle la verità o mantenere il segreto, ma nel secondo caso non può funzionare, come dice Alberto, perché prendere una pastiglia ogni dodici ore non è una cosa che si può nascondere tanto a lungo.

Alberto vuole, quindi, lanciare un appello: usare sempre una protezione quando si decide di avere un rapporto con una persona sconosciuta. È importante, inoltre, non lasciarsi abbattere dalla malattia, non permettere che questa possa rovinare la vita di una persona. Certo, non è semplice vivere con questo fardello, ma la vita continua. Un ragazzo che amerà Alberto per quello che è, prima o poi, ci sarà.

FONTE: ilreferendum.it

 

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più