Home Effetti collaterali dei farmaci Alendronato efficace nel prevenire la perdita ossea nei pazienti che iniziano la terapia antiretrovirale

Alendronato efficace nel prevenire la perdita ossea nei pazienti che iniziano la terapia antiretrovirale

di Luca Negri

L’assunzione di un breve ciclo di alendronato intorno al momento dell’inizio della terapia antiretrovirale con un regime a base di tenofovir può contribuire a prevenire la perdita ossea, secondo i risultati di uno studio presentato a CROI 2021.

Alendronato efficace nel prevenire la perdita ossea nei pazienti che iniziano la terapia antiretrovirale
La dott.ssa Tara McGinty (in basso al centro) a CROI 2021.

La perdita ossea – tecnicamente detta osteopenia e, nella sua forma più grave, osteoporosi – è una complicanza metabolica diffusa tra le persone con HIV, in particolare negli individui più anziani. La perdita ossea è aggravata dall’infiammazione cronica ed è associata ad alcuni antiretrovirali, in particolare il tenofovir disoproxil fumarato (TDF).

La dott.ssa Tara McGinty dell’University College di Dublino e la sua squadra hanno condotto uno studio, denominato APART, per valutare se l’uso a breve termine di una formulazione generica del bifosfonato alendronato da assumersi per via orale (commercializzato come Fosamax) potesse essere in grado di prevenire la perdita ossea nelle persone che iniziano il trattamento anti-HIV.

Per lo studio sono stati arruolati 50 pazienti HIV-positivi in procinto di iniziare per la prima volta la terapia, con regimi antiretrovirali comprendenti TDF, emtricitabina e un terzo farmaco, di solito un inibitore dell’integrasi. I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere 70mg di alendronato per via orale o un placebo, con una somministrazione alla settimana a partire da due settimane prima di iniziare la terapia antiretrovirale e fino alla 14° settimana.

La maggior parte dei partecipanti (86%) erano uomini, e l’età mediana era di 35 anni (range 32-40 anni). È un elemento degno di nota, soprattutto perché le persone più avanti con gli anni – e in particolare le donne in post-menopausa – sono ad alto rischio di perdita ossea.

Alla 14° settimana era già evidente una differenza tra i due gruppi. Nei partecipanti del braccio dell’alendronato si è osservato un aumento mediano del 1,88% della BMD (bone mineral density, ossia densità minerale ossea) totale dell’anca, mentre nel gruppo che ha ricevuto il placebo si è verificata una diminuzione del 0,65%. La BMD è poi lentamente e costantemente diminuita in entrambi i bracci: alla fine si è registrato un +0,50% in quello dell’alendronato contro un -2,70% in quello del placebo alla 50° settimana.

L’impatto sulla BMD della colonna lombare è risultato invece meno duraturo. Dopo 24 settimane si è registrato un +0,50% nel braccio dell’alendronato contro un -2,50% in quello del placebo; ma alla 50° settimana, si è scesi a rispettivamente -1,40% e -3,70% , con una differenza non più statisticamente significativa.

Dato che si tratta di un farmaco economico, facilmente reperibile e ben tollerato, i ricercatori hanno concluso che questi dati supportano l’impiego a breve termine di un generico dell’alendronato per preservare la BMD nelle persone che iniziano il trattamento anti-HIV, anche in contesti più poveri di risorse.

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