Onu, Obiettivi di sviluppo globale, la salute perde importanza

 All’Onu dal 25 al 27 settembre il summit sui Goals dei futuri 15 anni. Degli 8 obiettivi del Millennio tre erano collegati a tematiche sanitarie, che ora trovano meno spazio. La preoccupazione  degli esperti.

TRAMONTA l’era dei Millennium Goals (gli 8 grandi obiettivi condivisi dall’Onu fino al 2015 e firmati nel 2000 da 189 capi di Stato). Dal dimezzamento della povertà  estrema, al blocco della diffusione dell’epidemia Hiv- Aids fino allo sviluppo dell’educazione primaria. Ora si fanno i conti. Ecco allora tutti i Paesi pronti per i nuovi obiettivi 2030, ora denominati Sustainable development goals (SDG), 17 gli scopi generali con 169 target, otto volte quelli dei precedenti 15 anni. Il Summit delle Nazioni Unite si tiene a fine settimana, dal 25 al 27 settembre.

La salute arretra. Dall’attenzione ai paesi in via di sviluppo ora l’attenzione si è spostata all’intero pianeta, paesi ricchi compresi. Degli 8 obiettivi del Millennio tre erano direttamente collegati alla Salute globale: ridurre la mortalità  infantile; migliorare la salute materna; combattere Hiv-Aids, malaria, tubercolosi e le altre malattie che affliggono il mondo. Ora, nei 17 Goals dello Sviluppo Sostenibile al primo posto troviamo la fine della povertà , al secondo “Zero fame”, al terzo “Buona Salute e Benessere” che tutto contiene. Poi educazione di qualità  ed eguaglianza di genere. Al sesto “Acqua pulita e Igiene”. Poi tutta ecologia (energia pulita, clima, città  sostenibili, vivibilità  in acqua e terra), economia (crescita economica, lavoro decente, innovazione, consumo e produzione responsabile) e giustizia (ridurre le ineguaglianze, pace e istituzioni forti). Certo la salute appare meno centrale.

Gap tra diversi paesi. Proprio il 18 settembre è stato presentato il report sul “gap” che resta ancora da colmare sul fronte degli 8 Millennium Goals previsti per il 2015. Il Report risponde a 5 domande chiave per gli Obiettivi del Millennio, uno di queste riguarda l’accesso alle medicine essenziali (gli altri sono l’assistenza allo sviluppo, l’accesso al mercato, la sostenibilità del debito, le nuove tecnologie). L’accessibilità  alle medicine è “ancora insufficiente” è il responso della task force che ha monitorato dal 2007 l’efficienza e la realizzazione dei Millennium Goals. Commenta il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon : “Rimane una distanza nella riduzione della vulnerabilità di paesi in sviluppo, soprattutto per quelli rimasti più indietro”.

Gli obiettivi 2030. Guardando agli obiettivi 2030 gli esperti della salute si interrogano e si fanno sentire. Se si osservano i dati su Hiv-Aids e per tubercolosi e malaria molti progressi sono stati fatti.  “Ma considerare questo come l’inizio della fine sarebbe un errore. Siamo probabilmente solo alla fine dell’inizio”, ha scritto Stefano Vella, dell’Istituto Superiore di Sanità , in un commento apparso sul Lancet a inizio mese (Addressing barriers to the end of Aids by 2030) condiviso da tanti addetti ai lavori (si può leggere sul sito del Global Fund) parafrasando una celebre risposta di Winston Churchill a chi preconizzava come vicina la fine della guerra. Occorre meno facile ottimismo, scriveva in sintesi Vella, a dispetto dei successi “due milioni di nuove infezioni da Hiv avvengono globalmente ogni anno e una significativa porzione dei 40 milioni di infetti vive senza una diagnosi” (quindi senza le cure che oggi sappiamo essere in grado anche di abbattere la trasmissione del virus, e con la possibilità  di inconsapevolmente contagiare altri).

La difficoltà di eradicare l’Aids. Insomma, la fine dell’epidemia di Aids nel 2030, uno dei target dei nuovi SDG per Vella non sembra un’ipotesi realistica? A meno, continua Vella, che si avverino tre importanti condizioni: un vaccino preventivo che funzioni; programmi di cura effettivi e veloci (con una strategia test-and-treat, cioè mettere sotto trattamento chiunque sia portatore del virus) e mirati agli asintomatici (con attenzione alla tossicit , ai comportamenti, alle strutture sanitarie); e soprattutto, impegno politico. E qui non c’è molto da essere fiduciosi, dice Vella. Christopher J.L. Murray (Institute for Health Metrics and Evaluation, Seattle), in un recentissimo articolo sul New England Journal of Medicine a proposito degli obiettivi 2030 e salute sostiene: “La salute chiaramente non occupa più il ruolo centrale dei Millennium Development Goals”. La sua critica principale, comunque, riguarda la scarsa attitudine a rendere misurabili gli obiettivi (dei 23 target legati alla salute “solo 13 stabiliscono una soglia quantitativa”).

I nuovi obiettivi.  Nel capitolo dedicato al benessere e alla salute vengono segnalati in modo articolato i  singoli target. Non solo la fine entro il 2030 di Aids, Tbc e malaria e altre malattie tropicali ma forte impegno di prevenzione per abuso di droga e alcol, salute riproduttiva, controllo dell’uso del tabacco, supporto alla ricerca di vaccini e farmaci, accessibilità  vera ai farmaci essenziali, lotta agli inquinanti chimici e alla contaminazione di suolo e aria, sostegno ai sistemi sanitari nazionali. Ed entro il 2020 dimezzamento dei morti e feriti a causa di incidenti stradali. Un capitolo a parte riguarda l’accesso all’assistenza universale e il diritto alla qualità  dei servizi sanitari. Su questo aspetto un altro articolo è apparso a metà  settembre sempre sul New England Journal of Medicine.

Cittadini senza copertura sanitaria. Molti Paesi non hanno per tutti i cittadini una copertura sanitaria. Gli autori (Vin Gupta, Vanessa B. Kerry, Eric Goosby, Robert Yates) hanno svolto un’indagine sulle variabili che ne permettono la realizzazione sulla base di interviste a persone chiave della società  in sei Paesi (Cile, Cina, Indonesia, Messico, Turchia, Thailandia). L’articolo ne indica alcune: solidarietà  sociale, crescita economica, “decoro legislativo”- certezza della legge, e due variabili  ancor più difficili come la sfiducia nel pubblico (disaffezione e giudizio negativo sulla capacità di gestire servizi) e il bisogno di un leader carismatico per realizzare un simile obiettivo.

Rinforzare i sistemi sanitari locali. Le partnership pubblico-privato-società civile restano organismi cardine (è il n.17 degli obiettivi) per raggiungere gli obiettivi 2030, ma, dice il Repor sui gap dei Millennium Goals, serve un “ringiovanimento”. Due grandi partnership hanno dominato i primi 15 anni del 2000 e sono Gavi (sui vaccini) e il Fondo Globale contro Aids, tubercolosi e malaria. L’organismo più attivo (di questi giorni il Report 2015) è il Fondo Globale  contro Aids, tubercolosi e malaria, al quale l’Italia, negli ultimi tre, anni è tornata a contribuire dopo anni di ‘abbandono’?.  Aprendosi ai nuovi obiettivi 2030 dello Sviluppo Sostenibile, il Global Fund dovrà  necessariamente essere più attento a rinforzare i sistemi sanitari locali, all’innovazione, a combattere le disuguaglianze di genere, ai diritti umani, alla qualità e l’accesso ai servizi sanitari per tutti.

Lotta alle diseguaglianze. Questi dieci anni di lotta all’Aids e di sforzi per l’accesso universale alle cure – sostiene Vella – hanno messo in evidenza che una delle più grandi sfide della medicina moderna è la lotta alle diseguaglianze nell’accesso alla salute. Il concetto di ‘Salute Globale’?, infatti, non riguarda soltanto le cosiddette malattie della povertà?.  E non vuol dire soltanto portare i farmaci.  Non si tratta soltanto di un diritto fondamentale di ogni uomo che viva su questa terra, ma riguarda da vicino lo sviluppo dei popoli e la pace. Non c’è sviluppo senza salute. Se non c’è pace senza diritti, il diritto alla salute – per se e per i propri figli – è tra quelli fondamentali.

Fonte: repubblica.it

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