Anticorpi monoclonali per pazienti a corto di opzioni terapeutiche

Anticorpi monoclonali per pazienti a corto di opzioni terapeutiche.

Due anticorpi monoclonali ad azione prolungata che impediscono l’ingresso dell’HIV nelle cellule umane – denominati ibalizumab e PRO 140 – potrebbero offrire nuove opzioni terapeutiche a pazienti con ceppi virali multiresistenti, si è appreso a CROI 2017.

La somministrazione di ibalizumab per infusione due volte la settimana, coadiuvata da una terapia antiretrovirale ottimizzata, ha dato prova di limitata attività antivirale, mentre il PRO 140, somministrato settimanalmente per iniezione, si è mostrato in grado di tenere a bada la carica virale per oltre due anni nella maggior parte dei partecipanti.

L’ibalizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che non attacca direttamente il virus, ma agisce su una proteina umana: esso infatti si lega a un recettore CD4 presente sulla superficie cellulare del lifocita T e impedisce al virus di penetrare nella cellula. L’ibalizumab (TMB-355) è allo studio da oltre un decennio, attualmente presso la TaiMed Biologics e prima presso la Tanox (dove era noto come TNX-335).

Il PRO 140 invece inibisce il CCR5, uno dei due co-recettori sfruttati dall’HIV per penetrare le cellule, ed ha un’azione simile a quella dell’antiretrovirale orale maraviroc (Celsentri). Si stima che ben il 70% delle persone con HIV in Europa e negli Stati Uniti abbiano un ceppo di HIV che sfrutta il recettore CCR5, e fino al 90% di quelle con nuova diagnosi.

Il PRO 140 è attualmente allo studio presso la CytoDyn, che l’ha acquistato dalla Progenics nel 2012. Sono diversi anni che non vengono presentati dati di studi clinici a riguardo nelle conferenze scientifiche, ma la CytoDyn ha diramato numerosi comunicati stampa di aggiornamento sui suoi sviluppi. La Food and Drug Administration (l’ente federale statuntense per il controllo di alimenti e farmaci) ha assegnato al PRO 140 il cosiddetto ‘Fast Track status’ (status di procedura d’urgenza).

Questi due studi, insieme, mostrano che gli anticorpi monoclonali possono rappresentare un’opzione promettente come terapie ad azione prolungata per i pazienti con farmacoresistenze. Il PRO 140 è più potente dell’ibalizumab e può essere iniettato sottocute, mentre l’ibalizumab per adesso può essere somministrato solo per via endovenosa. A differenza del PRO 140, però, l’ibalizumab è efficace contro i ceppi HIV che sfruttano anche il corecettore CXCR4, oltre al CCR5.

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