Arriva in Italia la prima terapia a base di TAF (HIV)

Arriva in Italia la prima terapia a base di TAF (tenofovir alafenamid) – messa a punto da Gilead – per il trattamento di adulti e adolescenti infetti da virus dell’immunodeficienza umana 1 (HIV-1), contenente i principi attivi elvitegravir,  cobicistat, emtricitabina e tenofovir alafenamide.

TAF, tenofovir alafenamide, è un nuovo profarmaco di tenofovir (TFV), un principio attivo presente in molti trattamenti consolidati per l’HIV, che ne consente l’accumulo all’interno delle cellule (concentrazioni 4 volte più elevate) limitandone la presenza nel flusso sanguigno (90% in meno di farmaco nel sangue). È questo il motivo per cui le combinazioni di farmaci contenenti TAF possono permettere una sostanziale riduzione della tossicità a livello dei reni e delle ossa nei pazienti con HIV.

 

“È un importante rinnovamento nella classe degli inibitori nucleosidici/nucleotidici della trascrittasi inversa (NRTI), la classe “storica” per eccellenza in terapia antiretrovirale” sottolinea Andrea Antinori, Direttore U.O.C. Immunodeficienze Virali, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS, Roma.

“In una classe per anni dominata dal tenofovir disoproxil fumarato (TDF), l’arrivo del tenofovir alafenamide (TAF), nuovo pro-farmaco di tenofovir comporta una superiore concentrazione intracellulare (nei linfociti infettati dal virus, ad esempio) e più bassa concentrazione extracellulare, con una conseguente significativa riduzione delle principali tossicità d’organo (rene, osso) legate alla esposizione a TDF. Eguale efficacia virologica, minore tossicità e quindi superiore efficacia clinica per TAF rispetto a TDF. Un significativo passo in avanti per terapie più tollerabili, più facili da assumere, più efficaci e durature in una logica di esposizione alla terapia long-life”.

Gli studi 104 e 111

I dati a 3 anni presentati quest’anno al CROI di Seattle (studi di fase III 104 e 111) della prima terapia della famiglia di farmaci a base di TAF  hanno dimostrato i suoi effetti favorevoli sui parametri di laboratorio renali e ossei rispetto alla combinazione terapeutica a base di tenofovir, oltre che a tassi significativamente maggiori di soppressione virologica. Gli studi 104 e 111, originariamente progettati per 96 settimane ed estesi a 144 settimane, erano trial di fase 3, controllati, randomizzati, in doppio cieco, condotti su 1.733 adulti mai trattati in precedenza, affetti da HIV. L’endpoint primario dello studio è stato raggiunto alla settimana 48, in cui E/C/F/TAF è risultato non inferiore a E/C/F/TDF. E/C/F/TAF è risultato non inferiore anche all’endpoint secondario di efficacia alla settimana 96.

Fonte: dailyhealthindustry.it

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