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Attivismo a Toronto

di Luca Negri

La 16° Conferenza mondiale di Toronto si è appena conclusa ed è già passata alla storia come una delle conferenze più appassionate e complete sui temi scientifici e psicosociali della storia dell’AIDS.
In questa conferenza il contributo della comunità affetta dal virus è stato veramente incisivo fin dai primi passi organizzativi. Bisogna riconoscere che i principali organizzatori della conferenza lo IAS (International AIDS Society) e soprattutto nella figura dei Co-Chair: il canadese Mark A.Wainberg e Helene Gayle (USA) presidente uscente dello IAS, hanno capito l’importanza di coinvolgere e costruire un programma insieme alle associazioni delle persone sieropositive fin dall’inizio e , francamente, il risultato si vede. Un altro grande merito va dato anche ai 2 network mondiali delle persone che vivono con l’HIV/AIDS che da sempre sono co-organizzatori della conferenza: GNP+ (The Global Network of People Living with HIV/AIDS) e ICW (The International Community of Women Living with HIV /AIDS). Il loro merito è stato quello di saper coinvolgere molteplici e differenti comunità che mai come in questa conferenza sono state rappresentate, e di lasciare loro lo spazio necessario per fare emergere e per dare visibilità ai nuovi bisogni e alle priorità attuali della lotta contro l’AIDS e dei differenti gruppi di popolazione affetti dall’infezione.

Global Village

Il villaggio globale è stato uno dei luoghi più straordinari di questa conferenza, è una esperienza nata e sperimentata nel 2004 a Bangkok per dare possibilità alle associazioni presenti di mostrare e mettere in atto in uno spazio adeguato le loro pratiche iniziative, progetti e, perchè no, di vendere anche prodotti dei loro paesi d’origine. Se a Bangkok il global village aveva le sembianze di un vero e proprio mercato thai, qui a Toronto era più simile a un’enorme officina-laboratorio dove le varie comunità hanno agito e socializzato le loro pratiche sociali e politiche.

Vincente è stata la nuova organizzazione del villaggio globale suddiviso per Networking Zone (N.Z) piuttosto che per piccoli stand individuali per ogni ONG. Le N.Zone andavano dall’area Aborigeni/Indigeni (siamo in Canada e la popolazione nativa americana è una popolazione altamente affetta dall’HIV e assolutamente poco rappresentata); Africani; Bambini; Sex Workers; Gay-Bisexual-MSM (men who have sex with men), PWHA (persone sieropositive), Persone Dedenute, LGBT-Queer; Consumatori di sostanze illegali; N.Zone multi-religiose (largamente rappresentati i cristiani africani ed i buddhisti); Area delle terapie non convenzionali e della medicina indigena; Donne.

Grande novità di questa conferenza è stato anche il padiglione della gioventù animato da giovani di tutto il mondo che chiedono di essere sempre di più coinvolti nella risposta alla pandemia. Il loro programma alla conferenza è stato veramente straordinario, come molti altri incentrato soprattutto sulle giovani popolazioni vulnerabili ( socialmente disagiate, portatrici di handicap, appartenenti a minoranze etniche, ecc.).

Oggi, nel loro report finale durante la chiusura della conferenza – partendo dal fatto che la metà di tutte le nuove infezioni mondiali colpiscono giovani con meno di 25 anni – hanno dichiarato di pretendere di essere coinvolti e hanno chiesto maggiori fondi e maggiore partecipazione per la prossima conferenza.

La richiesta è stata immediatamente accolta dal ministro della Salute messicano Dr.Frenk che ha promesso di raddoppiare la partecipazione dei giovani alla 17° conferenza mondiale che si terrà nel 2008 a Città del Messico.

Le pratiche che si sono susseguite nel villaggio globale erano le più variegate e fantasiose. Chi meglio di noi PWHA sa come rispondere alla pandemia riconoscendo il diritto ad esistere a tutte le molteplici identità possibili del genere umano, riconoscendone anche i relativi desideri e piaceri sessuali.

Il sesso per molti è anche gioia, divertimento, follia, una prevenzione sessuale efficace deve usare lo stesso stile di intervento e lo stesso linguaggio, altrimenti non funziona. Da questo spirito sono stati guidati i training sulla prevenzione nel global village. Molto scenografiche ma anche politiche le sessioni delle sex worxers che tra una lap dance e un simulato striptease hanno dibattuto di discriminazione, empowerment, diritti alla salute, costruendo la prossima agenda di azioni da qui al 2008.

Assolutamente innovativo un training sull’uso dei sex toys per donne a cui ho partecipato. I sex toys per donne sono i giocattoli sessuali che vanno da i vibratori agli strumenti di bondage. Alcuni di questi strumenti (soprattutto i vibratori) sono comparsi da alcuni mesi nelle vetrine delle nostre farmacie, il mercato delle vendite è in netto aumento e ci fa credere quindi che molte donne li utilizzeranno sempre di più. I trainer di questo workshop si chiedono: le donne sanno come utilizzarli correttamente?

Il training in questione insegnava come distinguere la manifattura dei toys sicuri da quelli pericolosi perchè magari sono costruiti con materiali porosi che trattengono germi e difficili da pulire. Altro elemento importante è in che modo usarli senza farsi del male, e quali tecniche igieniche usare per la masturbazione con oggetti di uso comune in assenza dei sex toys. Anche nei sex toys come nel condom femminile il prezzo alto o la vergogna di comprarlo è una barriera per molte donne. La lezione imparata a questo workshop è che anche nell’uso dei sex toys o di altri oggetti domestici il profilattico è un ottimo strumento che protegge il proprio organo genitale sia dalle ferite sia dalle infezioni.

Insomma affrontare il tema della prevenzione sessuale e dell’igiene senza negare il riconoscimento del piacere sessuale è possibile e funziona e non solo per le associazioni. Il governo del Brasile lo ha dimostrato con le sue campagne esplicite e dirette ai comportamenti a rischio che da anni si susseguono abbinate alla distribuzione gratuita dei preservativi femminili e maschili nei consultori familiari. Il programma brasiliano e quello che l’UNAIDS da anni ha definito la miglior risposta governativa mondiale contro l’AIDS.

Attivismo

Anche in questa conferenza le azioni degli attivisti sono state molte ed è quasi impossibile riportare tutte le marce e gli eventi a cura della comunità. Alcune delle più rilevanti a mio giudizio sono state:

Coalizioni contro gli FTA

I network delle persone sieropositive del Sud-Est asiatico tra cui Thailandia e Corea del Sud supportate da molte associazioni occidentali tra le quali Health Gap Coalition e International Treatment Preparedness Coalition (ITPC) hanno continuato le loro lotte ed organizzato il lavoro futuro contro gli accordi per il libero mercato denominati FTA. Questi accordi favorirebbero la privatizzazione e, se applicati, provocheranno un rincaro dei servizi essenziali come quelli sulla salute. Inoltre, se non si escluderanno da questi FTA i diritti sulla proprietà intellettuale, sotto ricatto questi Paesi dovranno modificare le proprie leggi così da prolungare da 20 a 25 anni la durata dei brevetti farmaceutici, permettendo alle aziende farmaceutiche di mantenere il monopolio e quindi di controllare i prezzi costringendo la popolazione a comprare farmaci essenziali a un costo più elevato.

Boicottaggio della ABBOTT

Le azioni contro la multinazionale ABBOTT si sono ripetute quasi ogni giorno in varie forme.

La prima tra tutte è avvenuta il secondo giorno della conferenza quando lo stand della ABBOTT è stato occupato, dichiarato “spazio liberato e indipendente” e usato da molti attivisti come luogo di ritrovo per organizzare successive azioni. La ABBOTT è giustamente accusata di non rendere disponibile la nuova formulazione del Kaletra nei paesi in via di sviluppo.

Ma perchè proprio la ABBOTT visto che non è certo l’unica multinazionale a comportarsi in questo modo?

Perchè il Kaletra è un farmaco di seconda linea molto potente ed è uno dei farmaci che funziona di più quando una persona sieropositiva in terapia ha fallito gli altri trattamenti di prima linea.

In molti dei paesi in via di sviluppo alcune terapie di prima linea sono basate su 2 NRTI (Inibitori della Trascrittasi Inversa) e 1 NNRTI (Inibitori non Neuclosidici della Trascrittasi Inversa ), queste terapie sono state rese disponibili da alcuni governi all’interno dei programmi della cooperazione internazionale e da Medici senza frontiere. La combinazione di 2 NRTI + 1 NNRTI è anche reperibile come farmaco generico molto economico ed è una sola pillola che si prende 2 volte al giorno. Per questo motivo è largamente usato e per questo stesso motivo ci sono persone che sono diventate resistenti a questo farmaco in particolare alla classe dei NNRTI. Per queste persone la migliore opzione è il Kaletra che è un potente IP (Inibitore delle Proteasi).

La vecchia formulazione del Kaletra non era maneggevole per questa parte del mondo perchè richiedeva la refrigerazione, oggi invece la nuova generazione del farmaco non la necessita più e può essere assunta anche a stomaco vuoto, quindi l’aderenza alla terapia è più semplice.

Gli attivisti stanno facendo pressione fin da quando la nuova formulazione era ancora in provetta, chiedendo già da allora ad ABBOTT di prendersi la responsabilità ETICA e MORALE di rendere disponibile il farmaco immediatamente nei paesi del sud del mondo.

Le petizioni che da mesi sono firmate da associazioni di tutto il mondo chiedono alla casa farmaceutica di:

1       permettere alle industrie che producono farmaci generici di produrre la versione generica del nuovo Kaletra

2       abbassare notevolmente il prezzo del nuovo Kaletra

3       registrare il nuovo Kaletra in tutti i paesi in via di sviluppo

Purtroppo nessun segnale positivo è arrivato da ABBOTT e per questo motivo l’associazione sudafricana TAC (Treatment Action Campaign), insieme a Student Global AIDS Campaign e amsa hanno speso molto delle loro energie per dare visibilità qui a Toronto a questo ignobile comportamento.

Campaign for insite

Insite (Supervised injection sites) è “la stanza del buco pulito” di Vancouver che il primo ministro canadese Harper ha deciso di chiudere poco prima delle conferenza, malgrado fosse un progetto pilota che aveva già prodotto ottimi risultati come:

1       ridurre la trasmissione di HIV e epatiti

2       prevenire le overdose

3       aumentare il numero di persone che decidevano di entrare in programmi a mantenimento con metadone

4       ridurre il disagio pubblico di avere siringhe per le strade ecc.

Appunto per l’ottimo risultato, il progetto sarebbe stato esportabile ad altre città canadesi con la possibilità di essere applicato anche ad altri tipi di consumo. Il Crack, per esempio, qui in Canada è molto diffuso e, nella maggioranza dei casi, le persone lo assumono in condizioni igieniche disperate, fumandolo e scambiando oggetti che sono altrettanto potenziali veicoli di infezioni come la TBC o le epatiti.

Invece, su pressione degli Stati Uniti il cui governo conservatore non era certo contento di avere in Nord America un’esperienza del genere che avrebbe potuto essere esportata oltre confine, il Ministro ha deciso di chiuderla.

Così, mercoledì 16 alle ore 12 gli attivisti canadesi hanno chiesto alla comunità presente alla conferenza di seguirli nel centro di Toronto per bloccare per 5 minuti il traffico di downtown con striscioni e materiale informativo che spiegava alla cittadinanza l’importanza di un progetto del genere per le persone tossicodipendenti e per le loro famiglie. Il blocco stradale è riuscito e, dalle 13 alle 13,30, giornalisti televisioni hanno dato risalto alla notizia.

Oltre agli attivisti e alle associazioni canadesi la richiesta di riapertura di INSITE è stata supportata da tutti gli speaker che quotidianamente si sono alternati nelle plenarie della conferenza, dalle forze di polizia, e dal sindaco di Vancouver. La richiesta di riapertura di INSITE è stata più volte ribadita anche oggi durante la cerimonia di chiusura dal Co-Chair canadese e da molti altri esperti internazionali.

Con grande passione ho partecipato a questa azione, con ancora ben presente tutta la stupida polemica italiana che ha seguito alcune riflessioni che il ministro Ferrero ha fatto su questa esperienza già praticata in molti paesi del mondo. La riduzione del danno è una scienza sociale e come tutte le altre scienze devono essere applicate solo se validate. La RDD è scientificamente provato che funziona da anni ormai in tutti i paesi dove è applicata. E anche in Italia – dove è stata applicata – si è dimostrata capace di arrestare la trasmissione tramite i programmi che prevedono lo scambio di siringhe o l’uso di metadone. Le stanze per il buco pulito sono una delle tante tecniche e i paesi che con l’emergenza della tossicodipendenza dovrebbero applicarle subito prima che sia troppo tardi.

Mentre scrivo non posso non pensare che – forse – se nel 1984 (anno in cui ho contratto l’infezione) vi fosse stata nella mia città una stanza per il buco pulito adesso non sarei qui a questa conferenza, ma soprattutto molti dei miei amici e delle persone che in quegli hanno condiviso con me l’uso di eroina sarebbero ancora vive.

Articolo di Alessandra Cerioli -LILA
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