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Aumenta il rischio osteopenia/osteoporosi nei sieropositivi naive agli ARV

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Aumenta il rischio osteopenia/osteoporosi nei sieropositivi naive agli ARVI risultati di uno studio hanno mostrato come i soggetti sieropositivi al virus HIV, non trattati con terapia antiretrovirale, siano maggiormente soggetti ad andare incontro a perdita di densità minerale ossea (DMO) a livello dell’anca nonché a sviluppare osteopenia/osteoporosi rispetto ai soggetti sieronegativi.

Quanto osservato, inoltre, sarebbe essere legato a processi infiammatori.

“E’ noto in letteratura come l’impiego della terapia antiretrovirale (ART) sia associato a perdita ossea in soggetti sieropositivi – si legge nell’abstract presentato al meeting”. Fino ad ora, però, non erano state analizzate in modo soddisfacente le variazioni ossee verificatesi in soggetti non ancora sottoposti a questa terapia. “Inoltre – proseguono gli autori – anche il ruolo dell’infiammazione e della vitamina D sulla salute dell’osso non è ancora chiaro in questo set di pazienti e potrebbe essere più facile da studiare in soggetti naive all’ART”.

A tal scopo, è stato allestito uno studio volto ad approfondire il tema della variazioni di DMO a livello dell’anca e del rachide nel tempo, la progressione ad osteopenia oppure osteoporosi, e le relazioni tra la perdita ossea da un lato e i livelli di marker infiammatori e di vitamina D dall’altro.

Sono stati inclusi nella sperimentazione 47 soggetti sieropositivi al virus HIV, mai trattati con ART, con conta di cellule CD4> 400 cellule/mm3 e 41 soggetti di controllo sani, sieronegativi, incrociati per sesso, età e gruppo etnico di appartenenza.

Il campione reclutato nello studio era costituito per il 70% da uomini, per il 69% da soggetti Afro-Americani e per il 30% da Bianchi, con un’età mediana di 39 anni. I soggetti sieropositivi erano stati infettati dal virus HIV da almeno 4 anni in media e presentavano una conta CD4 pari a 625 cellule/ mm3. Il BMI mediano era pari a 26 kg/m2. Inoltre, tra le altre caratteristiche basali, i soggetti sieropositivi al virus HIV avevano, rispetto ai controlli sieronegativi, una probabilità maggiore di essere fumatori (72% vs 15%) e di essere infettati dal virus dell’epatite C (19% vs 2%).

Sia all’inizio dello studio che dopo 48 settimane, i partecipanti dello studio sono stati sottoposti ad esame densitometrico DEXA a livello dell’anca e della colonna lombare, come pure a misurazioni laboratoristiche dei livelli di vitamina D e dei marker di infiammazione (IL-6, hsCRP, sTNFR-I e sTNFR-II, sVCAM-1 e sICAM-1).

I soggetti sieropositivi avevano, rispetto ai soggetti sieronegativi, livelli basali significativamente più elevati di IL-6 (3,0 vs 2,2 pg/mL), sTNFR-II (2434 vs 1965 pg/mL), sVCAM-1 (782 vs 544 ng/mL) e sICAM-1 (300 vs 187 ng/mL) mentre i livelli di hsCRP, sTNFR-I e vitamina D (13 vs 15 ng/mL) erano simili tra i due gruppi.
Dall’inizio dello studio al compimento della 48esima settimana di osservazione, non sono state documentate differenze significative (sia intra-gruppo che tra gruppi) in merito ai parametri summenzionati.

Al basale, la DMO di anca, collo femorale, trocantere e rachide erano simili nei 2 gruppi. Inoltre, in entrambi i gruppi, la maggioranza dei soggetti presentava livelli di DMO nella norma (62% dei soggetti sieropositivi vs 68% soggetti sieronegativi) mentre un terzo era affetto da osteopenia. Inoltre, il 4,4% dei soggetti sieropositivi e nessun soggetto sieronegativo era affetto da osteoporosi, anche se in questo caso la differenza tra gruppi non era significativa.

Dopo 48 settimane, i soggetti sieropositivi mostravano una percentuale più elevata di perdita di DMO a livello dell’anca, del trocantere e del rachide mentre nei soggetti sieronegativi la perdita di DMO maggiore era rilevata a livello del collo femorale. Nessuna di queste differenze percentuali, tuttavia, aveva significatività statistica. Il 93% dei soggetti sieropositivi mostrava perdita ossea in qualunque sito anatomico considerato vs il 73% dei soggetti sieronegativi, una differenza che ha raggiunto la significatività statistica dopo aggiustamento dei dati per sesso, età, etnia di appartenenza, livelli basali di BMI, status di fumatore e di positività al virus dell’epatite C.

La condizione di sieropositività conferiva una maggior probabilità di andare incontro a perdita di DMO a livello del trocantere, con un OR pari a 2,8. L’aggiunta all’analisi dei livelli di IL-6, sTNFR-II, sVCAM-1, sICAM-1 o di vitamina D insieme con lo stato di sieropositività al virus HIV riduceva l’odd ratio di più del 10%, a suggerire come l’infiammazione potrebbe spiegare parte dell’effetto di HIV.

Dopo 48 settimane, inoltre, il 21% dei soggetti sieropositivi è progredito verso la condizione di osteopenia o osteoporosi rispetto al 6% dei soggetti sieronegativi, anche se la differenza osservata non ha raggiunto la significatività statistica. I soli predittori indipendenti di progressione in un’analisi aggiustata per fattori confondenti sono stati l’appartenenza all’etnia Caucasica e la presenza di livelli basali più elevati di IL-6.

FONTE: pharmastar.it

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