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Aumentare l’accesso alle terapie sostitutive degli oppiacei per le persone con HIV

di Silvia Bandini

Aumentare l’accesso alle terapie sostitutive degli oppiacei per le persone con HIVStudio del British Columbia ribadisce la necessità di aumentare notevolmente l’accesso alle terapie sostitutive degli oppiacei per le persone HIV-positive

Offrendo terapie sostitutive degli oppiacei insieme alla terapia antiretrovirale ai consumatori di sostanze stupefacenti per via iniettiva (IDU) è possibile evitare molti più decessi che non offrendo solo l’uno o l’altro intervento: a dimostrarlo è uno studio condotto nella provincia canadese del British Columbia.

 

 

I risultati sono stati presentati dal dottor Bohdan Nosyk e i suoi colleghi del Centro d’Eccellenza per l’HIV/AIDS dell’Università del British Columbia alla 8° Conferenza dell’International AIDS Society su Patogenesi, Trattamento e Prevenzione (IAS 2015) a Vancouver.

Un ulteriore studio condotto in Ucraina presentato alla Conferenza ha dimostrato che chi riceve le terapie sostitutive mostra anche maggior impegno nel progetto di cura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che le terapie sostitutive degli oppiacei siano parte integrante del pacchetto di interventi di cura e riduzione del danno da offrire agli IDU dopo la diagnosi di HIV. A livello mondiale si registrano però notevoli disparità nell’accesso a tali terapie: un’indagine condotta nel 2013 su 21 paesi ha riscontrato che la copertura della popolazione degli IDU in media arriva appena al 3%.

Questo tipo di terapie incontra resistenze in molti paesi perché è diffusa la convinzione che l’unico rimedio possibile per la dipendenza da eroina sia l’astinenza. Le terapie sostitutive con metadone, ad esempio, sono vietate per legge nella Federazione Russa, uno dei paesi con la più grave epidemia di HIV tra i consumatori di stupefacenti per via iniettiva. La Russia è diventata così intransigente verso il metadone che anche in Crimea sono stati interrotti i programmi per la sostituzione degli oppiacei dopo l’occupazione russa del 2014, ha riferito durante una seduta plenaria della Conferenza il prof. Michel Kazatchkine, inviato speciale del Segretario Generale dell’ONU per l’HIV/AIDS in Europa orientale e Asia centrale.

La dott.ssa Nora Volkow, direttore dell’Istituto Nazionale per l’abuso di droghe degli Stati Uniti, ha dichiarato in una conferenza stampa che con le terapie sostitutive “c’è solo da guadagnare, sia in termini di prevenzione che di trattamento, ma sono ancora troppi i paesi dove vengono precluse… Non conosco nessun altro intervento medico che venga rifiutato, nonostante ci siano così tante prove a sostegno della sua efficacia, semplicemente perché qualcuno ‘non lo trova giusto’.”

La terapia è generalmente somministrata nella forma di una dose al giorno di metadone o buprenorfina. È inoltre allo studio un impianto sottocutaneo a rilascio prolungato di buprenorfina, allo scopo di proporla per l’approvazione alla Food and Drug Administration (FDA).

Le terapie sostitutive degli oppiacei, potenzialmente, possono ridurre al minimo gli effetti nocivi del consumo di stupefacenti, diminuendo il rischio di overdose e l’esposizione alle infezioni batteriche e all’epatite C legata allo scambio di aghi infetti; esse aiutano inoltre gli IDU a stabilizzarsi, consentendo loro di concentrarsi su eventuali altri problemi di salute e di entrare in un programma più completo di trattamento della dipendenza. Riducendo o eliminando l’uso di eroina, infine, queste terapie permettono di contrastare il consumo illecito di droga e potenzialmente di ridurre la criminalizzazione di chi ne fa uso.

Ulteriori interventi sul tema del consumo di sostanze stupefacenti per via iniettiva a IAS 2015 sono consultabili ai link sottoelencati.
Link collegati

Resoconto completo su aidsmap.com
Intervento di Nora Volkow sulle nuove tendenze della ricerca sulla prevenzione dell’HIV per gli IDU (circa al min. 1.07)
Slide della presentazione di Evan Wood sulle politiche antidroga alla luce all’epidemia di HIV
Slide della presentazione di Michel Kazatchkine sull’epidemia di HIV in Russia, Europa orientale e Asia centrale

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