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Aumento di peso associato alle terapie HIV: quali spiegazioni?

di Luca Negri

In un’aula talmente gremita che restava posto solo in piedi, si è tenuta ieri alla 17° Conferenza Europea sull’AIDS dell’European AIDS Clinical Society (EACS 2019) in corso a Basilea, Svizzera, una sessione dedicata all’aumento di peso nei pazienti in terapia antiretrovirale.

Aumento di peso associato alle terapie HIV: quali spiegazioni?
Michelle Moorhouse durante il suo intervento a EACS 2019. Immagine: @andreaantinori

Negli ultimi due anni è stata varie volte segnalata l’associazione tra aumento di peso e assunzione di dolutegravir, ma c’è ragione di credere che la questione interessi una gamma più ampia di antiretrovirali. Con le moderne terapie, l’aumento di peso si manifesta in un generale incremento del grasso, sia sottocutaneo che viscerale, che provoca un accumulo di adipe localizzato nella zona del girovita; è dunque un’altra cosa rispetto alla sindrome lipodistrofica (o lipodistrofia), ossia l’anomala ridistribuzione del grasso corporeo, che si osservava sempre in associazione agli antiretrovirali due decenni fa.

Il dott. Andrew Hill dell’Università di Liverpool, durante il suo intervento alla Conferenza, ha spiegato che l’aumento di peso a seguito dell’inizio delle terapie antiretrovirali è in parte un effetto del ‘ritorno in salute’ negli individui che prima del trattamento presentavano basse conte di CD4 e/o alti livelli di carica virale: allo stesso tempo, però, sembra effettivamente esserci una stretta correlazione con l’assunzione di determinati farmaci. Inoltre, parrebbero esserci effetti additivi con specifiche combinazioni farmacologiche.

L’aumento di peso più consistente risulta associato agli inibitori dell’integrasi dolutegravir e bictegravir. La vecchia formula del tenofovir (tenofovir disoproxil fumarato, o TDF) è stata invece regolarmente associata a un aumento di peso più contenuto rispetto a quello osservato con la nuova formula (tenofovir alafenamide, o TAF) o con l’abacavir. Si osserva infine aumento di peso anche in associazione all’NNRTI rilpivirina.

A complicare l’individuazione delle cause di questo fenomeno, gli aumenti più marcati si osservano nelle donne e negli individui di etnia nera, due categorie sottorappresentate nelle sperimentazioni cliniche dei nuovi farmaci. Tali discrepanze potrebbero trovare una spiegazione nel ruolo dei fattori genetici nel metabolismo dei farmaci. Sebbene ci siano studi che evidenziano un minor aumento di peso in pazienti che effettuano uno switch terapeutico a un regime comprendente un inibitore della proteasi, non si può escludere che la classe di farmaci sia un fattore rilevante, dato che in questi studi i pazienti uomini e di etnia bianca erano sovrarappresentati.

Se è vero che la formula TAF del tenofovir risulta associata a un rischio inferiore di fratture ossee e insufficienza renale rispetto alla vecchia formula TDF, ha fatto presente il dott. Hill, va considerato anche il contraltare rappresentato dall’aumentato rischio di obesità clinica osservato con il TAF, e il potenziale impatto in termini di malattie cardiovascolari, cancro, malattia di Alzheimer, esiti avversi in gravidanza e diabete.

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Traduzione di LILA Onlus – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS

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