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AVIS: i famigliari di persone sieropositive non possono donare il sangue

di Luca Negri

AVIS: i famigliari di persone sieropositive non possono donare il sangueLa Lila chiede al ministro della Salute Ferruccio Fazio di intervenire

Torino, 30 luglio 2010.
All’Avis di Brescia un donatore è stato rifiutato perché familiare convivente (non partner) di una persona sieropositiva.

La Lega italiana per la lotta contro l’Aids ha segnalato questo episodio di ingiusta discriminazione all’Avis quattro mesi fa. L’Avis non ha risposto. Nel frattempo il Centro Nazionale Sangue, su richiesta della Lila, ha espresso il suo parere, che è positivo rispetto alle donazioni di sangue da parte di persone conviventi con familiari Hiv positivi.

La Lila, che ritiene inaccettabile che l’Avis sostenga contro ogni evidenza scientifica che la mera convivenza e vicinanza con una persona sieropositiva sia fattore di rischio, ha quindi scritto al ministro della Salute Ferruccio Fazio per chiedere un suo intervento.

A seguire il testo della lettera inviata oggi.
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Valentina Avon | Ufficio Stampa Lila
email [email protected]
Tel ++39 348.0183527
Lila | Lega italiana per la lotta contro l’Aids
Corso Regina Margherita 190e – 10152 Torino
Tel e fax 011 4369310
http://www.lila.it
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Ministero della Salute
Ministro Ferruccio Fazio

e p.c.

Avis Nazionale
Presidente Vincenzo Saturni

Avis provinciale Brescia
Presidente Mario Zorzi

Centro Nazionale Sangue
Direttore Giuliano Grazzini

Egregio Ministro,

Le scrivo in merito a una spiacevole vicenda accaduta all’Associazione volontari italiani sangue di Brescia, che già nei mesi scorsi la Lega italiana per la lotta contro l’Aids ha segnalato alla medesima Avis (nazionale e di Brescia) e al Centro Nazionale Sangue che fa capo al Suo ministero.

Alla Lila è infatti giunta una segnalazione, lo scorso gennaio, sull’esclusione all’Avis di Brescia di un potenziale donatore in quanto convivente con un familiare (non partner) sieropositivo. Esclusione dovuta alle linee guida stilate dal Dipartimento provinciale di Medicina trasfusionale e Ematologia di Brescia, e consegnate al donatore rifiutato, che appunto escludono esplicitamente la donazione da parte di conviventi con soggetti affetti da Hiv.

Presa visione di tali linee guida (consultabili anche all’indirizzo internet http://www.avisodolo.it/linee_guida.pdf) e fatte le opportune verifiche, la Lila ha quindi interpellato in merito l’Avis nazionale, l’Avis Brescia, e il Centro Nazionale Sangue.

Il CNS ha risposto, specificando come il Decreto 3 marzo 2005 (Protocolli per l’accertamento dell’idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti), a differenza di quanto accade per epatite B, “non fornisce indicazioni specifiche in merito al contatto domestico (convivenza familiare) con soggetti Hiv positivi per il fatto che sia le evidenze epidemiologiche, sia le caratteristiche biologiche di scarsa resistenza ambientale del virus Hiv, rendono remoto il rischio di contrarre l’infezione attraverso il contatto domestico comune”, specificando che “le modalità di trasmissione dell’infezione da Hiv sono ormai ampiamente dimostrate e non sono associate alla comune convivenza domestica familiare”.

L’Avis, sia Nazionale che Brescia, non ha invece ritenuto di dover rispondere. Consideriamo grave che ogni persona che contatti l’Avis di Brescia per diventare donatore riceva un modulo che, con pretesa autorevolezza, spiega che la convivenza con le persone sieropositive è un rischio e che quindi “il convivente  di una persona HIV positiva è sospeso dalle donazioni per tutta la durata della convivenza e la riammissione può avvenire dopo 4 mesi dal termine della convivenza previo controllo sierologico”.

A quattro mesi dalla nostra segnalazione, dobbiamo presupporre che questo accada tutt’ora. Quelle fornite dall’Avis sono informazioni errate e allarmistiche, inutilmente gravose per le persone sieropositive, che ci preoccupano perché vanno ad alimentare pregiudizi che vorremmo scomparsi.

Egregio Ministro, Le chiedo quindi di intervenire, per quanto nei Suoi poteri, affinché a Brescia abbia fine questa inaccettabile posizione discriminatoria. Le chiedo inoltre di avviare accertamenti che tendano ad escludere che linee guida non aderenti con l’evidenza scientifica e coi Decreti di Legge siano applicati anche altrove.

Cordiali saluti,

Alessandra Cerioli
Presidente Lega Italiana per la lotta contro l’Aids

Torino, 30 luglio 2010


Fonte:
comunicati Lila

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