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Bictegravir non inferiore a dolutegravir per il trattamento di prima linea

di Luca Negri
Bictegravir non inferiore a dolutegravir per il trattamento di prima linea

Bictegravir non inferiore a dolutegravir per il trattamento di prima linea

Una combinazione di tre farmaci contenente il nuovo inibitore dell’integrasi Bictegravir non inferiore a dolutegravir per la soppressione della carica virale nell’arco di 96 settimane, ma nei pazienti trattati con bictegravir si sono osservati molti meno effetti avversi: è quanto riferito dal professor Hans-Jürgen Stellbrink dell’Università di Amburgo a HIV Glasgow.

Il bictegravir è un inibitore dell’integrasi di nuova generazione approvato nell’Unione Europea e negli Stati Uniti come parte di un’unica compressa co-formulata chiamata Biktarvy, contenente anche emtricitabina e tenofovir alafenamide.

Nello studio presentato a HIV Glasgow, GS-1490, l’efficacia di Biktarvy è stata raffrontata a quella di un regime a base di dolutegravir, tenofovir alafenamide ed emtricitabina in pazienti che non avevano mai ricevuto terapie antiretrovirali.

L’analisi dell’endpoint primario dello studio era stata presentata alla 9° Conferenza Internazionale per la ricerca sull’HIV tenutasi a Parigi nel luglio 2017, e non erano state rilevate differenze tra i due regimi nei tassi di soppressione virale dopo 48 settimane di trattamento.

A Glasgow, Hans-Jürgen Stellbrink ha invece presentato l’analisi dell’endpoint secondario dello studio, ossia i tassi di soppressione virale a 96 settimane e gli eventi avversi.

L’analisi ITT (intent-to-treat), che copre tutti i soggetti randomizzati per partecipare allo studio, ha mostrato che dopo 96 settimane erano riusciti ad abbattere la carica virale a valori inferiori a 50 copie/ml l’84,1% dei pazienti trattati con Biktarvy e l’86,5% di quelli trattati con dolutegravir, dunque una differenza non significativa.

Gli effetti avversi al trattamento sono risultati molto più frequenti nei pazienti trattati con dolutegravir rispetto a quelli del braccio del Biktarvy (28% contro 20%, p = 0.02), ma il tasso di interruzione del trattamento a causa di eventi avversi è lo stesso (2%). Gli eventi avversi più comunemente riscontrati sono stati nausea, diarrea e cefalee.

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