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Bilancio attività del servizio legale di NPS Italia

di Luca Negri
Per l’insegnante sieropositivo la privacy è sacra

Lo scorso mese di luglio il Servizio Legale di NPS Italia Onlus ha compiuto i suoi primi due anni di attività.
Nato con il principale scopo di fornire consulenza gratuita a tutti i pazienti che ne facciano richiesta sulle principali questioni di ordine amministrativo-legale legate alla loro condizione di persone con Hiv/Aids, esso può a ben ragione essere considerato come un osservatorio privilegiato per studiare il mondo dell’Hiv nell’Italia di oggi e per cercare di capire, assieme ai problemi vecchi e nuovi che lo caratterizzano, dove l’intervento della nostra associazione debba indirizzarsi.

Errico presidente di NPS Italia Onlus al sindaco di Vignola: “Parole contro la legge 135, discriminanti, ignoranti e sierofobiche”Volendo tracciare un quadro delle attività svolte in questo primo biennio, occorre analizzare la natura delle richieste di assistenza pervenute al nostro servizio legale.
È possibile individuare tre principali aree in cui ci è stato chiesto di intervenire.
Esse sono: previdenza/assistenza, tutela della riservatezza nelle strutture sanitarie e sul posto di lavoro, responsabilità penale derivante dalla trasmissione dell’infezione.

I problemi di natura previdenziale ed assistenziale costituiscono, da soli, l’oggetto di oltre la metà delle richieste di consulenza.

Le domande hanno principalmente ad oggetto i requisiti e le modalità per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e poter così accedere alle provvidenze previste dalla legge (assegno mensile, pensione di inabilità, indennità di accompagnamento), o agli altri benefici (collocamento mirato, inserimento in quota invalidi, esenzione dal ticket sanitario, permessi ex lege 104/1992). In tal senso, la predisposizione di una modulistica riguardante gli atti e la corrispondenza da indirizzare alle competenti ASL si è rivelata particolarmente utile al fine di fornire un pronto strumento operativo all’utente.

Per quanto attiene all’aspetto della violazione della riservatezza dei dati sanitari, tale questione costituisce forse la maggiore criticità nella tutela dei diritti dei pazienti affetti da Hiv/Aids oggi in Italia.
L’impropria diffusione delle informazioni attinenti allo stato sierologico dell’utente dei servizi sanitari e, ancora di più, del lavoratore, è alla base della maggior parte dei casi di discriminazione segnalati.
Limitatamente ai casi di emarginazione e/o discriminazione dei lavoratori con Hiv sul posto di lavoro, in più di un’occasione si è rivelata molto utile la collaborazione con il sindacato (Cgil), cui abbiamo fornito il nostro contributo nella instaurazione delle vertenze di lavoro e con cui abbiamo collaborato nella realizzazione del libretto informativo Aids e lavoro.
Tale pubblicazione, di cui il servizio legale di NPS ha curato la redazione della prima sezione, attinente alla tutela dei diritti, ha avuto e continua ad avere un’ampia diffusione all’interno di numerose realtà pubbliche e private per una corretta informazione dei lavoratori.
Per quanto riguarda poi le inefficienze e le discriminazioni nella gestione dei pazienti con Hiv all’interno di ospedali e strutture sanitarie, si è arrivati anche a determinare l’attivazione di procedimenti disciplinari a carico degli operatori sanitari responsabili delle violazioni.

Sotto il delicato profilo della responsabilità penale per la trasmissione del virus, vi sono state numerose richieste di chiarimento circa la sussistenza di tale responsabilità in capo al partner sessuale che, consapevole della propria sieropositività, chieda esplicitamente di avere rapporti non protetti con l’ignara controparte.

La questione, estremamente delicata, è stata ed è da noi trattata con un approccio che tenga il più possibile conto delle specificità di ogni caso e di ogni relazione. Tuttavia, ravvedendo un elevato grado di pericolosità sociale nel comportamento di chi consapevolmente trasmette l’infezione ad un numero indeterminato di partner sessuali, abbiamo, nella maggior parte dei casi in cui ne sussistevano le condizioni, invitato la parte lesa a sporgere denuncia alle autorità di pubblica sicurezza per lesioni gravissime ai sensi degli artt.582 e 583 del Codice Penale.
Purtroppo, abbiamo dovuto riscontrare una generale resistenza, da parte di molti pazienti, pur molto spesso amareggiati ed addolorati per l’irresponsabile comportamento della persona che li aveva consapevolmente infettati, a denunciare il reato.
Questo richiederebbe, a mio avviso, un approfondimento della problematica e l’apertura di un confronto all’interno dell’associazione con l’ausilio del consulente psicologico.

Volendo, a questo punto, tracciare delle linee di sviluppo per le attività future del servizio legale, occorre evidenziare come, a fianco della consulenza e dell’assistenza agli utenti, occorra puntare sempre più su un’attività di tipo politico e promozionale, che veda il servizio legale parte attiva di iniziative che NPS dovrà assumere per rendere gli strumenti normativi di tutela delle persone con Hiv/Aids più efficienti nel nostro ordinamento.
La nuova frontiera è costituita, come più volte evidenziato in questa rubrica, dal mondo del lavoro, dato l’elevato numero di pazienti che fanno parte della popolazione attiva o che hanno comunque l’esigenza di lavorare, anche a causa delle progressive restrizioni che l’efficacia delle nuove terapie sta ponendo alla possibilità per molti di fare affidamento su pensioni di invalidità ed indennità di accompagnamento.
Questo richiede un intervento a livello politico-istituzionale che sia volto a rendere le tutele poste dalla legge 135/90 a tutela dei lavoratori con Hiv/Aids più effettive. A fianco di queste iniziative dovranno necessariamente esserne prese delle altre, finalizzate a rendere gli ambienti di lavoro più accoglienti per i lavoratori con Hiv.
Fondamentale sarà anche il confronto con le istituzioni, per elaborare un piano di formazione e riqualificazione professionale di tutti coloro che, rimasti a lungo fuori dal mercato del lavoro, vi si riaffacciano oggi, spesso senza avere una specifica professionalità.
Un’ulteriore iniziativa, che stiamo già portando avanti e di cui abbiamo trattato nel precedente numero, è quella riguardante la futura, auspicabile estensione del mercato assicurativo delle polizze vita alle persone con Hiv.
In tale prospettiva, il confronto con l’esperienza delle altre organizzazioni attive in Europa è stato e sarà particolarmente utile, posto che molte delle iniziative che si dovranno assumere non potranno che fondarsi su atti normativi anche non vincolanti (raccomandazioni, pareri) assunti dalle istituzioni comunitarie.
L’incontro da noi avuto con i rappresentanti delle diverse ONG europee al convegno “Legislation and Judicial Systems in relation to Hiv/Aids”, tenutosi nel 2007 a Londra, ha infatti evidenziato come molte delle problematiche qui trattate siano comuni a tutti i paesi europei.

Avv. Matteo Schwarz

Fonte: npsitalia onlus

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