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Campagna contro la discriminazione alle persone sieropositive

di Luca Negri

“Premurosa, responsabile, presente”.
E’ una mamma come tante altre quella che comparira’ in questi mesi su 2.000 locandine e 8.000 cartoline in tutta Italia. Se non fosse che a questi tre aggettivi se ne aggiunge un quarto: “sieropositiva”.
La donna e’ uno dei quattro personaggi della campagna prodotta da Arcigay il Cassero, in concomitanza con il Gay Pride (che il prossimo 28 giugno si terra’ a Bologna) sul tema della discriminazione alle persone sieropositive.

Campagna contro la discriminazione alle persone sieropositive

 

Accanto a lei compariranno un calciatore “potente,veloce, fantasioso, sieropositivo”, un medico “scrupoloso,professionale, disponibile, sieropositivo” e un ingegnere “preparato,paziente, autorevole” e, anche lui, “sieropositivo”. Il tutto perspiegare che se discrimini quattro persone cosi’ per la loro malattia, spiega Sandro Mattioli, responsabile del Progetto Salute del Cassero, “perdi anche tutti i loro aspetti positivi”.

E’ la prima volta in Italia sbarca una campagna di comunicazione su questo tema, molto diversa da quelle “classiche” su informazione e prevenzione. “Spesso proprio concentrandosi sulla prevenzione – spiega infatti Stefano Pieralli,del Cassero- involontariamente si finisce per discriminare chi e’ gia’malato”. La campagna anticipa il convegno “Hiv+ Tra silenzio ediscriminazione”, che si svolgera’ sotto le Due Torri, venerdi’ 9 e sabato 10 maggio col patrocinio della Regione del Comune di Bologna.

Due giornate per cercare di capire perche’ ancora di Hiv si parla cosi’ poco. La discussione sara’ condotta da associazioni che si occupano di questa malattia e da persone sieropositive, anche famose. L’incontro si concludera’ con un gesto concreto: la sottoscrizione di una sorta di decalogo formulato proprio da chi ha il virus dell’Hiv, che dira’ cosa si aspetta dalle istituzioni e in ambito sociale.

L’Hiv e’ un problema da affrontare seriamente, sottolinea Mattioli, perche’ non riguarda 2-3 persone. No, i numeri sono decisamente altri. Le stime dell’istituto superiore di sanita’ parlano di 130-140.000 . Ma secondo professionisti e infettivologi, continua Mattioli, questo numero con cui l’Italia si attesta ai primi posti nell’Europa Occidentale, sarebbe pero’ decisamente ottimistico e andrebbe moltiplicato anche di tre volte. E in Emilia-Romagna, la situazione e’ ancora peggiore rispetto alla media nazionale.

“Se in Italia i sieropositivi sono il 3% della popolazione- continua il responsabile del Cassero- nella nostra regione salgono al 6%”. Qui, ammette anche, c’e’ pero’ una sensibilita’ maggiore per il tema: ad esempio la Cgil ha un ufficio Nuovi Diritti che si occupa anche di problemi di discriminazione e alcune persone, racconta, hanno in piedi cause con strutture sanitarie di rilievo per interpretazioni “un po’ a sentimento” della legge 135 del 1990, che dovrebbe tutelare i malati.Tra questi anche infermieri omosessuali e sieropositivi, racconta Mattioli, vittime di una doppia discriminazione.

Se di Hiv si parla ancora cosi’ poco, secondo i membri del Cassero, e ‘anche a causa di un effetto paradosso. Cioe’ piu’ le nuove terapie allungano la vita e ne migliorano le condizioni, meno ci si fa carico del problema, a causa di una falsa percezione che porta a minimizzare.Invece, spiegano, i temi da affrontare sono molti come quello delle case alloggio per i malati, piu’ gravoso se le vite dei malati sono piu’ lunghe, o quello del day hospital, servizio ancora insufficiente.Le immagini della campagna, interamente realizzata con soldi del Cassero, non ammiccano ad un pubblico gay, tengono a specificare,perche’ il problema riguarda tutti.

Fonte: aduc.it

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