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La cannabis tornerà ad essere argomento di discussione nell’aula Camera dei Deputati

di Luca Negri
Dolore, depressione, ansia: La Cannabis che cura - settembre 2018 - una

Ci siamo. Il 28 settembre la cannabis tornerà ad essere argomento di discussione nell’aula Camera dei Deputati.

La cannabis tornerà ad essere argomento di discussione nell’aula Camera dei Deputati
Ma l’oggetto della discussione non sarà più il progetto di legge dell’intergruppo per la cannabis legale. Parturient montes, nascetur ridiculus mus: la locuzione latina di Orazio pare adattissima al caso. Il progetto di legge con più firme di parlamentari di tutta la legislatura è naufragato di fronte all’ignavia del partito di maggioranza relativa.

lo “stralcio Miotto”, che prende il nome dalla relatrice PD in commissioni Affari Sociali, ha di fatto escluso dal testo base in discussione ogni riferimento alla legalizzazione della cannabis, limitandosi a poche, confuse e ridondanti disposizioni riguarda l’uso terapeutico. Daniele Farina (SI-SEL-POSSIBILE), che insiema alla Miotto era relatore del provvedimento originale per la commissione Giustizia dall’inizio dell’estate aveva denunciato l’operazione di stravolgimento del testo e ieri ha commentato così sul suo profilo facebook:

Il 28 settembre il provvedimento torna in Aula. È un testo molto diverso da quello per cui abbiamo lottato. Anche restando agli usi terapeutici, cui è limitato, contiene svariati errori. Non prevede la coltivazione per uso personale neppure per i malati e attribuisce allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze un ruolo che rischia di essere contrario ai fini che si vorrebbero ottenere. Tra cui rendere sufficiente la produzione rispetto al fabbisogno atteso.

Non si può non essere d’accordo. Non prevedere, almeno, la completa depenalizzazione della coltivazione ad uso personale per i malati è uno scandalo prima etico che politico. Trasformare l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare da produttore a HUB nazionale significa assegnare all’Istituto un ruolo che non gli è proprio. Allo stesso tempo significa ingessare un intero comparto che, come dimostrato in altri paesi, potrebbe invece generare crescita economica e benessere ben oltre le intrinsiche proprietà terapeutiche della cannabis. Lo stesso sistema di rilevazione del fabbisogno appare burocratico e farraginoso, segno di una politica che non intende scrollare di dosso alla cannabis terapeutica lo stigma di essere droga. Il resto del provvedimento non aggiunge di fatto niente, se non il limite di tre mesi per le terapie prescritte.

Un pasticciaccio, insomma: nel nome della digeribilità al centro si è licenziato in commissione un testo base, che trovate qui sotto quasi inutile, se non dannoso. Speriamo che almeno sull’esame degli emendamenti possa portare un po’ di luce.

TESTO UNIFICATO ADOTTATO COME TESTO BASE
Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico….

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