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Cannabis ed HIV: Da Fuoriluogo la Cannabis che cura – Aprile 2020

di Luca Negri
Cannabis ed HIV: Da Fuoriluogo la Cannabis che cura - Aprile 2020

Cannabis ed HIV – Nell’AIDS rinforza la barriera

Cannabis ed HIV: Le cellule delle pareti dei vasi che attraversano il sistema nervoso centrale permettono il passaggio dal sangue al tessuto nervoso solo delle sostanze utili, mentre bloccano quelle non indispensabili e potenzialmente dannose. Questo sistema è detto barriera ematoencefalica (peraltro talora è un ostacolo all’arrivo dei farmaci).
Nella infezione da HIV questa barriera è danneggiata, e questo peggiora la prognosi. Alcuni modelli sperimentali avevano dimostrato che la cannabis può riparare la barriera. Studiosi californiani hanno testato questo effetto su pazienti, e hanno dimostrato che anche “in vivo” vi è un effetto benefico sul sistema.

Conclusioni:

“Poiché l’interruzione della Barriera può consentire un maggiore ingresso di tossine come antigeni microbici e mediatori infiammatori, con conseguente lesione al SNC, questi risultati supportano un potenziale ruolo terapeutico della cannabis nei pazienti con HIV e possono avere importanti implicazioni terapeutiche per l’efficacia e la tossicità della terapia antiretrovirale.”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32296832

Cannabis ed HIV: Da Fuoriluogo la Cannabis che cura - Aprile 2020

Astinenza da oppiacei

Sono stati studiati i sintomi da astinenza da oppiacei in duecento soggetti. L’uso di cannabis migliorava ansia, tremori e disturbi del sonno. Solo un 6% riferiva peggioramento. Mediamente la severità dei sintomi raddoppiava nei giorni in cui la cannabis non era usata. Nelle conclusioni dei ricercatori “Questi risultati mostrano che la cannabis può migliorare i sintomi di astinenza da oppiacei e che la dimensione dell’effetto è clinicamente significativa”.
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0740547219305641

Caso clinico: stop agli oppiacei dopo anni di dolore

Questo studio descrive il caso di una donna di 43 anni con una storia di trauma cranico secondario a un incidente automobilistico nel giugno 2004 i cui subì fratture multiple. “Si è presentata alla nostra clinica ambulatoriale lamentando mal di testa e dolore al collo e alle spalle. Si lamentava del dolore che era di 8/10 sulla scala analogica visiva… Stava assumendo morfina 30 mg due volte al giorno. È stata seguita nella nostra clinica per 14 anni ed è stata sottoposta a sperimentazione con più farmaci come miorilassanti, antidepressivi e gabapentin, che non le hanno dato sollievo… Le è stato somministrato morfina a rilascio prolungato 45 mg due volte al giorno e morfina a rilascio immediato 30 mg due volte al giorno. Ciò equivaleva a 150 milligrammi equivalenti di morfina al giorno…Affermava che i farmaci avevano diminuito il suo dolore dall’8 / 10 sulla VAS al 4/10 sulla VAS.” Dopo la legalizzazione della cannabis medica nel suo stato, la Pennsylvania, le è stata somministrata cannabis, in forma di vaporizzazione, con rapporto CBD:THC di 2:1. Il dolore è sceso a 2/10 ed è stata in grado di sospendere gradualmente tutta la morfina. A sei mesi dall’interruzione dell’oppiaceo il beneficio rimaneva e i test hanno dimostrato che non aveva oppiacei nel suo organismo, ma era positiva solo per cannabinoidi.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7016302/

Perchè usi la cannabis terapeutica? sondaggio USA

E’ stato eseguito un sondaggio online su 16280 americani riguardo l’uso di cannabis terapeutica. Un totale di 9003 partecipanti ha completato il sondaggio (tasso di risposta del 55%). Cinquecentonovantuno (7% degli adulti statunitensi) hanno riferito di usare cannabis per scopi medici. Le ragioni mediche più comuni per l’uso della pianta sono state l’ansia (49%), l’insonnia (47%), il dolore cronico (42%) e la depressione (39%). Le forme più comuni di utilizzo per tutte le condizioni mediche erano il fumo e i prodotti commestibili, seguiti dalla vaporizzazione, dalle forme concentrate e dall’uso topico. Le donne avevano maggiori probabilità di usare la cannabis per il disturbo post-traumatico da stress, il sonno, l’ansia e le emicranie. Non sono state riscontrate variazioni sostanziali nelle ragioni mediche dell’uso di marijuana per quel che riguarda la “razza” [sic!]. Tra quelli che usavano cannabis per scopi medici, il 21% non aveva un medico [!]. Tra quelli seguiti da medici, il 33% non li ha informati, il 28% ha riferito che il loro medico era “neutrale” riguardo il loro uso, il 32% ha riferito che il medico era di supporto e l’8% ha riferito che il loro medico non era di supporto. Coloro che vivevano in stati in cui la cannabis medica era illegale avevano meno probabilità di rivelare l’uso al proprio medico.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32291715

Fonte: https://www.fuoriluogo.it/

Numero 26 – Aprile 2020
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica
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