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Carcere e infezione da HIV: botta e risposta

di Luca Negri

La Lega italiana per la lotta contro l’Aids (Lila) ribadisce come profilattici e siringhe sterili in carcere siano un valido strumento di prevenzione dell’Hiv.

Per questo, cita anche quanto pubblicato sul sito del Dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio: ”I trattamenti sostituiti devono essere introdotti nelle carceri come parte dei programmi di prevenzione dell’infezione Hiv che prevedono la distribuzione di profilattici e siringhe sterili”.

La Lila cosi’ risponde al ministro della Salute, Ferruccio Fazio che, in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, aveva dichiarato ad Anlaids notizie  che ”non esistono evidenze di efficacia di tali interventi nel ridurre la trasmissione dell’infezione da hiv”. L’associazione, pero’, ha risposto con una lettera al ministro spiegandogli di ”essere andato contro le indicazioni di Organizzazione mondiale della sanita’, Nazioni Unite, Consiglio d’Europa e la letteratura scientifica”. In Italia ”il sesso in carcere e’ praticato e non attende certo la nostra legittimazione – spiega Alessandra Cerioli, presidente Lila – ma non puo’ essere sicuro.

Cosi’ come esiste, per quanto proibito, il consumo di stupefacenti, ma non con aghi sterili”. In Italia, secondo quanto riporta una nota della Lila, la percentuale di detenuti sieropositivi degli Istituti penitenziari e’ del 7%.

FONTE: l’unità.it

Non vi e’ nessuno stato emergenziale nei penitenziari italiane per il diffondersi dell’Aids tra la popolazione carceraria e non c’e’ nessun contrasto tra il Dipartimento delle politiche antidroga del governo e il Ministero della Salute, sulla distribuzione di siringhe e profilattici in carcere.

Lo precisa lo stesso Dpa, in una nota di risposta ad alcune affermazione dell’associazione Lila al riguardo.

Il Dipartimento precisa, poi, che ”non ci sono evidenze che dimostrino che l’ incidenza e cioe’ il numero di nuovi casi di infezione da Hiv (e non la semplice prevalenza e cioe’ il numero delle persone gia’ infette) nelle carceri italiane sia elevata o si possa pensare, anche sulla base di casi aneddotici, che vi possa essere un reale problema di sanita’ pubblica al di la’ del rischio teorico”.

”Prima di pensare a qualsiasi azione preventiva all’interno delle carceri – si aggiunge – e’ necessario considerare i dati reali che ad oggi, seppur scarsi, non depongono per l’esistenza di emergenze infettive in quegli ambienti”.

FONTE: asca.it

 

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