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Carcere : viaggio senza ritorno di un detenuto ad Agosto

di Luca Negri
Indulto e amnistia: il testo dei 4 ddl in esame al Senato

Carcere : viaggio senza ritorno di un detenuto ad AgostoRiceviamo e pubblichiamo
Assoluta equità tra detenuti malati eccellenti e detenuti malati comuni?
Chi rimane dentro, in carcere, fino all’espiazione completa della colpa?
E chi “detiene” i capitali, le quote, con ben altro vivere, anzichè morire?

Di Doriana Goracci

 

 
CIVITACASTELLANA E’ morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Civitacastellana (Vt) proprio mentre il Tribunale della Libertà di Roma gli concedeva il differimento della pena per le sue gravi condizioni di salute. Protagonista del caso – segnalato dal Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti Angiolo Marroni – un detenuto italiano di 47 anni, Nicola G. L’uomo, malato di epatite C ed hiv, era da poco detenuto nel carcere di Rebibbia Penale e doveva scontare una condanna che sarebbe finita fra tre anni.

A causa del peggiorare della sua malattia Nicola, attraverso i suoi avvocati, aveva presentato istanza al Tribunale della Libertà chiedendo il differimento della pena. Il 19 giugno scorso i giudici avevano chiesto alla direzione del carcere una relazione medica sullo stato di salute di Nicola fissando per il 19 settembre l’udienza per decidere sull’istanza di differimento. Il 13 agosto il detenuto peggiora e viene ricoverato nella struttura protetta dell’ospedale “Sandro Pertini”; Tre giorni dopo viene trasferito nella struttura sanitaria protetta dell’ospedale “Belcolle” di Viterbo,dove arriva già in coma. Trasferito nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Civitacastellana, Nicola muore il 18 agosto, proprio mentre il Tribunale della Libertà di Roma, davanti al peggioramento delle sue condizioni di salute, decide per il differimento della pena.

«La morale di questa triste vicenda – ha detto il Garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni – è che una persona è morta dove non doveva stare; praticamente in carcere e lontano dai suoi cari. Sono dispiaciuto di dover constatare che, ancora una volta, i tempi tecnici della giustizia sono drammaticamente più lunghi di quelli di una malattia che mina irreparabilmente la salute di un uomo».

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