Home Effetti collaterali CD4: quando iniziare una terapia, e tossicità con l’impiego di NRTI

CD4: quando iniziare una terapia, e tossicità con l’impiego di NRTI

di Luca Negri
Dolutegravir più lamuvidina i risultati positivi del programma di studi di fase III GEMINI

CD4: quando iniziare una terapia, e tossicità con l'impiego di NRTISecondo i ricercatori la conta di CD4 e non la percentuale dovrebbe essere usata per stabilire quando iniziare una terapia antiretrovirale, anche nei pazienti con cirrosi epatica, secondo uno studio italiano, pubblicato nell’edizione di settembre del Clinical Infectious Diseases.

E’ stato ipotizzato che la percentuale avrebbe dovuto provvedere ad una più accurata guida allo stato immunitario dei pazienti infetti con una cirrosi epatica, ma gli studi in una coorte italiana su 6.000 pazienti hanno rilevato che la conta di CD4 è un fattore più accurato di predizione del rischio verso la progressione della malattia, che la percentuale di CD4.

Lo studio ha altresì riportato come nonostante il degrado del danno immunitario sia sotto controllo, il rischio nei pazienti con cirrosi epatica sia statisticamente maggiore di ammalarsi, rispetto ai pazienti non affetti.

Uno studio ha dimostrato recentemente che anche nei soggetti sieronegativi con cirrosi epatica con numero basso di CD4, la percentuale rimane normale.

I ricercatori della Coorte Italiana Pazienti Naive agli Antiretrovirali (ICoNA, Italian Cohort of Antiretroviral-Naive Patients), hanno comparato la conta di CD4 con la percentuale come elemento per poter predire il rischio di progressione della malattia in pazienti con cirrosi epatica.

I pazienti arruolati nello studio sono stati divisi in tre gruppi. Il primo comprende individui senza malattie epatiche, definito come assenza di epatite B o C e livelli di ALT normali. Il secondo gruppo include pazienti con epatite B o C ma non segni evidenti di cirrosi. E infine il terzo gruppo con una storia clinica e istologica di cirrosi. Il 38% dei pazienti ha una coinfezione con il virus dell’epatite C, e un altro 5% con l’epatite B.

I ricercatori hanno osservato come la conta di CD4 e la percentuale fosse una continua variabile per la progressione del rischio della malattia in ognuno dei tre gruppi.

Nel primo gruppo un alto numero di CD4 ma non la percentuale è stata un fattore di protezione contro il rischio di progressione verso l’AIDS.

Per entrambi i pazienti nel secondo e terzo gruppo, un basso numero di CD4 era predittivo per il rischio di progressione della malattia, così come una bassa percentuale di CD4, ma non con la stessa accuratezza.

Secondo i dati raccolti, c’è la conferma che i pazienti cirrotici sono a rischio maggiore di progressione della malattia. Suggeriscono inoltre che la conta di CD4 e non la percentuale dovrebbe essere tenuta in considerazione in tutti i pazienti, per stabilire quando iniziare una terapia antiretrovirale.

Altresì vengono riportati i dati per poter stabilire il periodo ottimale per iniziare una terapia antiretrovirale, basato sul rischio di sviluppare tossicità, in pazienti a cui vengono somministrati inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI). Sono stati analizzati i dati di uno studio ancora in corso condotto su 8.000 pazienti denominato HOPS (HIV Outpatient Study), eseguito fin dal 1993.

I pazienti sono stati classificati in gruppi a seconda della conta di CD4 prima di cominciare una terapia antiretrovirale, e sono state effettuate analisi statistiche e proporzionali per assegnare il rischio di sviluppare tre tossicità maggiori: neuropatia periferica, anemia, e insufficienza renale.

In una analisi multivariata proporzionale, il rischio indipendente per una neuropatia perifica è stato una conta di CD4 inferiore ai 200, l’età media dei pazienti (un’età avanzata aumenta il rischio), l’uso di Stavudina o Didanosina.

Il rischio indipendente per l’anemia è stato quello di una conta di CD4 inferiore ai 200, l’età media dei pazienti, l’uso di AZT, il sesso femminile, la base di rilevamento dell’emoglobina, l’abuso od un elevato consumo di alcol all’inizio dello studio.

Il rischio indipendente invece per una insufficienza renale è stato una conta di CD4 inferiore ai 200, l’età media dei pazienti, l’uso di AZT, il sesso femminile, l’appartenenza ad una etnia non caucasica, la base di rilevamento della clearance della creatinina.

Le conclusioni riportate sono state che l’incidenza di tossicità relativa all’uso di NRTI è significativamente ridotta quando si comincia una terapia antiretrovirale con una conta di CD4 maggiore.

La maggioranza dei pazienti (80%) non ha sviluppato nessuna di queste tossicità, che si sono manifestate entro un tempo ridotto dall’inizio (entro 6-12 mesi), e di come il rischio di svilupparle dopo questo lasso di tempo, vada diminuendo con il loro continuo utilizzo.

Viene evidenziato però come non sia stato riportato il rischio di altri fattori di tossicità associati all’uso di certi NRTI, come lipoatrofia, o perdita di grasso agli arti, dovuta probabilmente a tossicità mitocondriale, che appare peggiorare con l’utilizzo prolungato degli NRTI.

FONTE: aidsmap.com, hivandhepatitis.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più