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Comunicato stampa da NPSitalia: Le persone hiv+ non saranno più né curate né assistite: a rischio chiusura l’UOC del Federico II di Napoli.

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Comunicato stampa da NPSitalia: Le persone hiv+ non saranno più né curate né assistite: a rischio chiusura l’UOC del Federico II di Napoli. Dopo la denuncia del Presidente di NPS Itali (network persone sieropositive) Margherita Errico adesso l’associazione tramite un comunicato stampa prende una netta posizione contro la chiusura dell’l’UOC del Federico II di Napoli. 

COMUNICATO STAMPAcontro la chiusura dell’l’UOC del Federico II di Napoli. 

LE PERSONE HIV+ NON SARANNO PIÙ NÉ CURATE NÉ ASSISTITE: A RISCHIO CHIUSURA L’UOC DEL FEDERICO II DI NAPOLI.

NPS ITALIA ONLUS: UN FATTO GRAVE CHE METTE IN DIFFICOLTÀ I PAZIENTI. PER QUESTO CHIEDIAMO UN INTERVENTO RISOLUTORE DEL MINISTRO.

NAPOLI, 11 APRILE 2016 – NPS Italia Network Persone Sieropositive ha appreso che, con delibera del 29/02/2016, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli ha deciso di chiudere l’Unità Operativa Complessa (di seguito denominata UOC) di “Malattie Virali incluso Aids – Day Hospital” della medesima azienda.

Spiega Margherita Errico, presidente di NPS Italia Onlus: “Si tratta di una UOC di grande qualità, che sin dall’inizio dell’infezione ha curato e assistito le persone HIV+ garantendo loro il diritto all’accesso alle cure e la migliore qualità di vita possibile. Attualmente sono in cura con terapia antiretrovirale presso questa Unità 385 persone che, senza alcun preavviso, vedranno venir meno il rapporto di fiducia instauratosi negli anni con il loro infettivologo di riferimento e comunque con la struttura di cura presso la quale sono seguite. Il provvedimento mette in pericolo quella continuità assistenziale che, come noto, è essenziale per poter stabilizzare il paziente rispetto a una patologia, l’HIV/AIDS, che è da considerarsi cronica solo a condizione che il paziente sia messo in grado di aderire pienamente e con continuità nel tempo alla terapia. “

Sotto la direzione del prof. Raffaele Orlando e dei suoi collaboratori, la UOC oggetto della decisione aziendale ha sempre mantenuto una grande attenzione alle necessità non solo dei pazienti HIV+, ma di tutti i cittadini. L’intensa attività di prevenzione dell’infezione da HIV svolta presso il Policlinico Federico II (più di quattrocento test diagnostici svolti in totale anonimato e gratuità nel biennio 2014/2015) è stata possibile anche perché la suddetta unità è andata incontro alle esigenze dei cittadini, consentendo loro di accedere al servizio di screening in orari compatibili anche con le attività lavorative, ovvero anche in fasce orarie diverse da quelle tradizionali.

Fatto ancora più grave, la delibera, oltre a prevedere la chiusura di una UOC di valore, non prevede nessuna direttiva che dica fin da subito dove e come dovranno essere seguiti i 385 pazienti dal punto di vista clinico e terapeutico; questo appare oltre che inaccettabile in termini di disservizio, particolarmente pericoloso per la salute di queste persone.

La decisione assunta su istanza della Regione Campania risulta completamente in antitesi rispetto a quanto previsto dal Piano Sanitario Regionale 2011-2013, definito dal Commissario ad Acta e approvato con Decreto del 22 marzo 2011, in cui relativamente alla prevenzione e cura dell’HIV/AIDS si prevedono interventi di potenziamento del servizio per il superamento dei problemi che rendono difficile per le persone HIV+ la possibilità di condurre un’esistenza normale.

Si consideri come, oltre all’enorme disservizio che si creerà per 385 persone con HIV, nella farmacia ospedaliera dell’Azienda Universitaria Federico II sia stato affisso il seguente avviso a firma della direzione: “A far data dal 1° aprile 2016 l’erogazione dei farmaci per terapie domiciliari avverrà solo nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.30 alle ore 14.00”. E’ facilmente immaginabile la difficoltà che si viene a determinare sia per i pazienti che afferiscono per i controlli clinici per 5 giorni alla settimana, ma potranno ritirare i medicinali soltanto per 3 di essi, dovendo quindi recarsi nuovamente presso l’azienda per ritirare la terapia – gran parte di essi vengono dall’hinterland, dalle Province limitrofe e dalle isole – sia per gli operatori sanitari che si vedrebbero costretti a concentrare la loro attività, sovraccaricando alcune giornate a discapito di altre.

Appare quindi evidente come sia in atto un ridimensionamento del servizio offerto alle persone HIV+, non tenendo in alcun conto la qualità di vita e l’esigenza di lavorare per non pesare inutilmente sui costi pubblici dell’assistenza, nonché l’indispensabile necessità di aderenza terapeutica delle persone con HIV che sappiamo essere un punto cardine nell’assunzione giornaliera delle ARV (antiretrovirale) sancita anche dalle Linee Guida sulle terapie antiretrovirali.

Le decisioni regionali e, quindi, aziendali oltre a ignorare l’importanza della relazione fiduciaria con il medico infettivologo nella cura di una patologia complessa come l’HIV, sembrano ignorare per i pazienti il collegamento diretto tra un’assistenza fruibile e consolidata e la possibilità di mantenere un’attività lavorativa e una vita sociale e relazionale adeguata. Potenzialmente le terapie antiretrovirali permettono di condurre una vita pari a quella della popolazione generale, ma in Campania il diritto a ottenere con semplicità i propri farmaci salvavita e ad essere seguiti da un medico infettivologo che ne conosce la storia e la specificità, sarà negato a 385 persone.

Quando il DPCM del 28/11/2003, che modifica il DPCM del 29 novembre 2001, definisce i livelli essenziali di assistenza (LEA) per i soggetti con infezione da HIV assume la complessità e specificità di questa patologia, come declinate dalla legge 135/90, tuttora pienamente vigente; ritenere che le terapie oggi rendano l’HIV/AIDS una patologia cronica come altre rischia di essere un grave errore, pericoloso per la salute delle persone HIV+ e potenzialmente costoso per la sanità regionale.

Prosegue il presidente di NPS Italia onlus: “Non è chiudendo una UOC che assicura un servizio di qualità ai pazienti né redendo loro più difficile l’accesso alle terapie che la Regione può raggiungere l’obiettivo programmatico di mettere in rete l’ospedale e il territorio nella cura e prevenzione di questa patologia. E non è certo assumendo decisioni di questo tipo che la sanità campana potrà sviluppare un rapporto di fiducia con le associazioni di pazienti, più volte citate nei documenti programmatici e poi completamente ignorate al momento di definire politiche in netto contrasto con le necessità dei pazienti.”

E ancora: “In qualità di presidente del Network Persone Sieropositive denuncio pubblicamente questa gravissima situazione, impegnandomi a portarla personalmente all’attenzione del Ministero della Salute attraverso il Gruppo L (facente parte del GCTS) di cui sono membro perché non è più accettabile che le logiche di politica sanitaria vengano stabilite a spese dei pazienti. È arrivato il tempo che questo genere di decisioni siano concertate sulla base dei bisogni dei cittadini/pazienti per assicurare il rispetto dei diritti e l’adempimento dei doveri da parte di chi ci governa.”

Conclude Margherita Errico: “Per queste ragioni oggi, lunedì 11 aprile, alla presenza della ministra Beatrice Lorenzin qui presso l’A.O. Universitaria Federico II siamo presenti con un sit-in di protesta tutti insieme: persone con HIV, Arcigay Campania, Arcigay Napoli, Arcigay Salerno, I’m gay any problem?, Campania Rainbow, medici e infermieri in difesa del diritto alla continuità di cura e assistenziale per le persone con HIV e per tutti i pazienti afferenti quest’ospedale.”


Scarica il comunicato stampa

CS – Day Hspital Napoli-1

Fonte: NPSItalia Network

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