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Con le “stanze dell’amore” il carcere diventa più umano per i detenuti

di Silvia Bandini
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

 

Redattore sociale-21 gennaio 2015

Presentato il disegno di legge sulle relazioni affettive e familiari. Bernardini (Radicali Italiani): “Questione di diritti umani inalienabili”. Lo Giudice (Pd): “Alti contagi da Hiv perché oggi preservativi in carcere illegali”. Favero (Ristretti Orizzonti): “Questione poco affrontata”

carcere

ROMA – Realizzazione di “stanze dell’amore” in carcere, ovvero locali idonei all’interno della struttura penitenziaria dove i detenuti possano intrattenere rapporti affettivi senza controllo visivo; permessi fino a 15 giorni per ogni semestre di carcerazione; possibilità di incontri con i propri familiari in aree all’aperto nelle strutture carcerarie mezza a giornata al mese; concessione di telefonate più lunghe di quelle attuali per i detenuti che hanno i propri familiari all’estero: sono le novità contenute nel ddl 1587 “Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni in materia di relazioni affettive e familiari dei detenuti”, presentato questa mattina al Senato. Obiettivo espresso dal disegno di legge e’: “Rendere più umano il periodo di detenzione, affinché alla fine della pena, sia più facile il reinserimento nella famiglia e nella società”.

Per Sergio Lo Giudice senatore Pd, primo firmatario del disegno di legge e’ necessario affrontare “il dramma di una sessualità estirpata, di atti rubati di autoerotismo illegale – poiché in carcere sono atti osceni in luogo pubblico”, “di un’omosessualità oltraggiata dall’essere oggetto di costrizione, di un alto tasso di contagi da HIV perché i preservativi in carcere sono illegali”, “di un’astinenza che produce rotture di rapporti e di chi finisce una pena trovandosi completamente solo”.
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