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Con o senza Hiv sono lavoratori da favola

di Luca Negri

Con o senza Hiv sono lavoratori da favola
La Costituzione e le norme internazionali tutelano il diritti dei lavoratori per motivi di salute.
La Lila ha realizzato questo spot per sostenere le persone affette dal virus.

HIV DIRITTI E LAVORO
Video prodotto dalla LILA Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, in occasione del 1 maggio 2014.
Di: Giorgia Di Pasquale

QUALSIASI SIA IL LAVORO, L’HIV NON CONTA!

Con il Patrocinio del Ministero della Salute

Questa campagna è dedicata a tutte le persone con Hiv.

Chi sono in Italia le persone con Hiv?
Sono circa 100.000 le persone che sanno di avere l’Hiv in Italia: l’88,6% di loro ha una età compresa tra i 25 e i 59 anni e sono quindi in piena età lavorativa; l’ 84,3 % sono uomini.
Il loro stato di salute è prevalentemente buono, infatti il 41,4% di loro sono asintomatiche e solo il 25% ha sviluppato l’Aids. Oggi però anche per chi ha sviluppato l’Aids, attraverso l’assunzione della terapia antiretrovirale che permette nella maggior parte dei casi il pieno recupero del sistema immunitario, l’aspettativa di vita è paragonabile a quella di una persona senza Hiv.
Per questo le persone con Hiv possono lavorare come tutte le altre.

La maggioranza delle persone con Hiv è senza lavoro?
No. La maggioranza delle persone con Hiv lavora, ma sta molto attenta alla tutela della propria privacy e a non far conoscere la propria positività all’Hiv. Questo per paura di subire discriminazioni, demansionamenti, o semplicemente di essere giudicata e etichettata attraverso gli stereotipi che ancora circolano sull’Hiv. Questo non riguarda solo l’ambito del lavoro ma tutta la sfera privata e sociale.
Condannare ogni forma di discriminazione sanzionando i datori di lavoro che la attuano aiuterebbe le persone con Hiv a viversi più serenamente l’ambito lavorativo.

Quanto è diffusa la discriminazione delle persone con Hiv sui luoghi di lavoro?
Non ci sono dati statistici al riguardo. Le persone con Hiv che subiscono discriminazioni nella quasi totalità dei casi non le denunciano per paura di rendere pubblica la propria condizione. Le associazioni che tutelano i diritti delle persone con Hiv ricevono molte segnalazioni ma nonostante la disponibilità a supportarle in cause civili difficilmente queste decidono di denunciare il datore di lavoro.
La paura mantiene il problema invisibile ma il problema c’è e va affrontato con tutti gli strumenti possibili.

E’ rischioso lavorare con persone che hanno l’Hiv?
No. L’Hiv si trasmette solo in 3 modi e il Lavoro non è uno di questi:
– rapporti sessuali non protetti
– parto e allattamento al seno
– ingresso di sangue nell’organismo.
I dispositivi di protezione individuale, quando previsti, e le norme igieniche e sanitarie universali sono sufficienti a proteggere la salute collettiva, anche dall’Hiv.

Quante aziende chiedono il test Hiv sul luogo di lavoro?
Non abbiamo dati completi: le informazioni in nostro possesso provengono da persone con Hiv in cerca di lavoro alle quali viene richiesto, tra la lista degli esami comuni da fare, anche il test dell’Hiv. Di recente ci sono state segnalate alcune compagnie aeree (Lufthansa Italia, Emirates), ma anche il Ministero della Difesa, i Vigili del fuoco e richieste del test fatte in ambito Sanitario.
Conoscere lo stato sierologico dei propri dipendenti e delle proprie dipendenti non ha alcun senso al fine della tutela di della salute. La richiesta del test è un abuso poiché espressamente proibita dalla legge 135/90 (Art.6 Divieti per i datori di lavoro). Inoltre, nel 2013 è stata emanata la circolare a firma congiunta Ministero della Salute e Ministero del Lavoro “Tutela della salute nei luoghi di lavoro: Sorveglianza sanitaria – Accertamenti pre-assuntivi e periodici sieropositività HIV“– nella quale si ribadisce il divieto.

Le persone con Hiv si ammalano spesso e si assentano spesso dal luogo di lavoro?
La qualità della vita delle persone con Hiv è notevolmente cambiata, le terapie antiretrovirali oggi sono più semplici da assumere e hanno meno effetti collaterali rispetto al passato. Vi sono a disposizione farmaci che prevedono l’assunzione di una sola compressa o terapie con più farmaci da prendere una sola volta al giorno. Se non si hanno altre patologie, i controlli in ospedale e gli esami vanno fatti 3-4 volte all’anno.
Per questo le persone con Hiv non si assentano dal lavoro per motivi sanitari più delle altre.

Perché allora le persone con Hiv sono discriminate?
Sono discriminate sulla base dell’ignoranza e del pregiudizio.
L’ignoranza rispetto alle modalità di trasmissione del virus, di chi pensa che le persone con Hiv siano una minaccia per la salute altrui.
L’ignoranza rispetto alla qualità e alle aspettative di vita, di chi pensa che una persona con Hiv sia una persona malata e poco produttiva.
Il pregiudizio rispetto agli stili di vita di chi ha contratto il virus, di chi associa l’Hiv a comportamenti colpevoli o deviati.
Basta con i pregiudizi, l’infezione da Hiv si propaga per via sessuale e riguarda tutte le persone che hanno rapporti sessuali non protetti a prescindere da genere e orientamenti sessuali.

Vuoi approfondire? sezione informazioni!

Hiv, diritti e mondo del lavoro

Fin dalla sua comparsa l’Aids si è configurato come un fenomeno complesso le cui implicazioni sono andate ben oltre il confine sanitario, investendo in pieno la sfera sociale e quella dei diritti. Essere persone positive all’HIV o malate di Aids ha voluto dire, troppo spesso, essere costrette a nascondersi, subire discriminazioni in ogni campo della vita e vedersi negati i diritti di cittadinanza. Per contrastare questo pesante clima di discriminazione è stata varata nel 1990 la legge 135, nella quale si afferma che la sieropositività non può essere motivo di licenziamento, che il test dell’Hiv non può essere richiesto per le assunzioni, né svolto all’insaputa della persona interessata. Si è voluto cioè ribadire, attraverso la Legge 135/90, il principio costituzionale a non subire discriminazioni per motivi di salute.

Oggi, a distanza di tanti anni, l’Hiv fa forse meno paura ma lo stigma è ancora presente e la Lila continua a ricevere numerose segnalazioni da parte di persone che vivono con l’Hiv e che, in molti casi, denunciano discriminazioni subite nel mondo del lavoro. Accanto ad alcuni casi eclatanti di richieste di test Hiv negativo per accedere ad un bando o per ottenere un lavoro, di lavoratori e lavoratrici licenziati, trasferiti, destinati ad altre mansioni del tutto illegittimamente, c’è un sommerso molto più vasto, fatto di discriminazioni più “sottili” e nascoste che spesso vengono taciute da chi le subisce.
Il mondo del lavoro, come ci dice anche l’International Labour Office (ILO), svolge un ruolo cruciale nell’elaborazione di politiche e programmi sull’HIV/AIDS. Ed è in questa cornice che la Lila, con interventi su diversi livelli, intende riportare l’attenzione a questo tema, di tutte le istituzioni pubbliche, delle forze politiche, della società civile e dei molti soggetti coinvolti, denunciando la necessità e l’urgenza di intervenire per produrre un cambiamento culturale che produca pratiche efficaci nella tutela delle singole persone e dia sostanza al principio costituzionale di non discriminazione per motivi di salute.

La campagna, l’idea

Si dice che i bisogni naturali dell’uomo siano respirare, mangiare, dormire e fare l’amore. 
A voler essere concreti dobbiamo aggiungere: lavorare.
Quando la LILA mi ha detto che il tema che volevano affrontare quest’ anno nella loro campagna nazionale era il lavoro non ho capito subito, non potevo credere che delle persone venissero discriminate per “motivi di salute”. Nella mia memoria per “motivi di salute” non si andava a scuola e la discriminazione non c’ entrava nulla.
Riflettendo sulle discriminazioni più in generale (e seguendo il solito flusso di coscienza) sono giunta alla mia personalissima verità: la vera minoranza di questa società sono “i buoni”.
I buoni. Senza bisogno di aggiungere nessun’ altra etichetta. 
Ed è così che è nata questa campagna fatta di “buoni” che hanno diritto di essere stimati per quello valgono, che sono e che sanno fare, non per per quello che c’è scritto sopra il referto delle loro analisi.
Dei buoni veri per ricordarvi che non tutti gli aspetti positivi contano quando devi decidere il valore di una persona.

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.”
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Art. 23)

Giorgia Di Pasquale
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La campagna affronta il tema Hiv e Lavoro con il messaggio: qualsiasi sia il lavoro, l’Hiv non conta.
La chiave per veicolare questo messaggio passa attraverso una rappresentazione giocosa e divertente che mette in scena personaggi reali ispirati a eroi e beniamini dell’immaginario condiviso che eccellono nella loro professione. Ecco quindi Mario l’idraulico (superMarioBros), Mary la tata (Mary Poppins), Clark il reporter (Clark Kent alias Superman), Candy l’infermiera (Candy Candy), Ferruccio l’ufficiale di marina (Braccio di ferro) e Nonna Papera chef. Tre soggetti maschili e tre femminili, di età diverse tra 28 e 62 anni. Il personaggio è quindi reale, presentato con la sua età anagrafica, riconoscibile da dettagli fisici, abbigliamento e accessori, attualizzato per essere un protagonista dei nostri giorni. Graficamente si vanno a intrecciare con la foto diversi aggettivi che ne descrivono personalità e abilità in chiave positiva: ad esempio Mario l’idraulico è pratico, onesto, ingegnoso, veloce. Tra queste connotazioni c’è anche Hiv positivo.
L’head line, che gioca con le caratteristiche del personaggio cambiando di volta in volta, recita:“Con o senza l’Hiv, è un Super idraulico!
Il pay off ribadisce “Lavorare è un diritto. Fermiamo l’Hiv, non le persone con Hiv.
Lo stile dal sapore retrò si presta ad inquadrare i personaggi tra realtà e immaginazione, e a conferire leggerezza ad un tema che ha risvolti pesanti e angosciosi. L’effetto finale è un’immagine positiva, bella e insolita, che invita ad andare oltre alla semplice occhiata, per cogliere i dettagli, le parole, i diversi livelli di gioco (indovina il personaggio, indovina la qualità “intrusa”) fino a cogliere il senso ultimo del messaggio: il lavoro è un diritto di tutti e di tutte, l’Hiv non conta. La percezione della persona con Hiv che lavora risulta così collocata in un ambito immensamente distante dallo stereotipo pietistico e legato alla diversità/devianza, contribuendo a scardinare il pregiudizio e a ridisegnarne l’immaginario.

Fonte: lila.it

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