Home Ricerca Aids studio su Nature: “Con terapia genica più vicini a protezione universale”

Aids studio su Nature: “Con terapia genica più vicini a protezione universale”

di Neptune
Anticorpo neutralizza il 98% dei ceppi di HIV, vaccino più vicino?

aids ricercaLa ricerca di un vaccino contro l’Hiv è una sfida scientifica complessa, perché il virus muta così rapidamente che è come se l’obiettivo si spostasse di continuo. “Il composto che abbiamo sviluppato è l’inibitore più potente e ad ampio spettro mai scoperto” spiega Michael Farzan, a capo del team Usa.

“Fornire una protezione durevole” contro il virus dell’ Aids , con il quale nel mondo convivono più di 35 milioni di persone, a volte senza esserne a conoscenza. Con queste parole, contenute nel titolo di uno studio appena pubblicato su Nature, i ricercatori Usa dello Scripps Research Institute in Florida, guidati da Michael Farzan, annunciano i risultati dei primi test di quello che potrebbe essere un nuovo potenziale vaccino, con azione sia terapeutica sia preventiva, contro l’Hiv e i suoi cugini che infettano le scimmie. Testato con successo sui macachi, la nuova strategia di attacco al virus si basa su tecniche di manipolazione del Dna, la cosiddetta terapia genica.

In pratica, secondo quanto riportato sul sito “BBC Health”, il team di studiosi americani ha inserito nel Dna di cellule muscolari di alcune scimmie un gruppo di geni in grado di sintetizzare proteine antivirali. Le cellule muscolari geneticamente modificate diventano, così, fabbriche di armi anti-Hiv, che sono poi riversate di continuo nel torrente sanguigno, entrando in azione in caso di infezione. Il trattamento, secondo quanto osservato dagli studiosi Usa, è in grado di garantire una protezione per almeno 34 settimane contro tutti i tipi di Hiv.

“Il composto che abbiamo sviluppato è l’inibitore più potente e ad ampio spettro mai scoperto – spiega Michael Farzan, a capo del team Usa -. A differenza degli anticorpi, infatti, che falliscono nella neutralizzazione di una grande porzione dei ceppi di Hiv-1, la nostra proteina – aggiunge lo studioso – si è dimostrata efficace contro tutti i ceppi sui quali abbiamo eseguito test di laboratorio”. La ricerca di un vaccino contro l’Hiv è una sfida scientifica complessa, perché il virus muta così rapidamente che è come se l’obiettivo si spostasse di continuo. Secondo l’Unaids – il programma delle Nazioni Unite per l’ Aids – dall’inizio dell’epidemia, più di 30 anni fa, fino al 2013 sono state circa 78 milioni le persone contagiate e 39 milioni i morti per infezioni opportuniste collegate all’Hiv, nella maggior parte dei casi per tubercolosi. Gli esperti pensano adesso che il nuovo approccio possa essere testato anche sull’uomo, sia nella prevenzione che nel trattamento d’individui già colpiti dall’infezione, e contano di iniziare al più presto una prima sperimentazione clinica su pazienti sieropositivi.

“Questa ricerca – sottolinea Farzan alla BBC – è il frutto di oltre dieci anni di studi sui meccanismi biochimici dell’ingresso dell’Hiv nelle cellule. Siamo più vicini di qualunque altro approccio a una protezione universale, ma esistono ancora ostacoli. I risultati di Nature, tuttavia – conclude lo scienziato -, potrebbero aprire uno spiraglio al possibile uso di queste proteine antivirali come ingrediente per un vaccino anti-Hiv”.

L’Abstract dello studio su Nature

FONTE: ilfattoquotidiano.it


Nuovo farmaco mostra alto livello di protezione: “Ottimisti, ma bisogna essere cauti”

Alcuni ricercatori del The Scripps Research Institute hanno elaborato un farmaco che promette di bloccare l’infezione delle cellule del sistema immunitario da parte dell’HIV, il virus alla base dell’AIDS. I ricercatori sostengono che grazie al nuovo metodo, che si “maschera” fingendosi i due recettori a cui si lega l’HIV, si potrebbe elaborare un vaccino, un farmaco che possa impedire l’infezione.

Pubblicata sulla rivista Nature, questa ricerca ha mostrato buoni risultati per cui gli scienziati, guidati dal Prof. Michael Farzan, professore per le malattie infettive presso lo Scripps Research Institute, sono generalmente ottimisti: “E’ efficace al 100%. Non ci sono dubbi che sia l’inibitore di ingresso di più larga portata che ci sia”. Gli fa eco Anthony Fauci, direttore presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, che ha finanziato questo studio: “Questa innovativa ricerca pone le basi per un passo avanti verso due importanti obiettivi: raggiungere una protezione a lungo termine per l’infezione da HIV e porre l’HIV in fase di remissione nelle persone infette”.

Per testare questo farmaco sperimentale, gli scienziati hanno ricreato una proteina unendo insieme gli elementi dei due ricettori che si fondono con l’HIV e da cui si propaga poi l’infezione. Per assicurarsi che la proteina potesse essere realmente efficace, hanno somministrato alle quattro scimmie usate in laboratorio una dose del virus HIV quadruplicata rispetto a quella necessaria per infettare il gruppo di controllo. La proteina creata, chiamata eCD4-Ig, è riuscita a proteggere con successo le scimmie per 40 settimane.

Il nuovo approccio si basa sulla premessa che l’HIV “colpisca” una sola volta. Questa nuova proteina si mimetizza dai ricettori che vengono infettati dal virus; in questo modo, l’HIV infetta le cellule “finte” e l’infezione viene ingabbiata all’interno della proteina impedendo che si propaghi nel resto del sistema immunitario. Una soluzione che, seppur sia ancora sperimentale e quindi lontana dall’effettivo uso pratico, è stata ben accolta anche dai ricercatori non coinvolti nello studio, come Nancy Haigwood, ricercatrice dell’HIV presso l’Oregon Health and Science University: “E’ molto astuto e molto potente” si legge sulle pagine del The Wall Street Journal. E si spinge fino a dire che “sarà molto meglio di qualsiasi vaccino all’orizzonte”.

Ottimista sì, ma aspettiamo prima di lanciare falsi successi: “Diversamente dagli anticorpi, che non riescono a neutralizzare gran parte dei ceppi dell’HIV-1, la nostra proteina è stata efficace contro ogni ceppo testato aumentando le possibilità che possa offrire un’efficace alternativa come vaccino per l’HIV” sostiene Farzan, come riportato dall’Agenzia di Stampa Francese (AFP), che però sottolinea che “ovviamente, abbiamo bisogno di ulteriori studi di sicurezza sia sulle scimmie che sugli esseri umani”. Un conto è vedere le scimmie protette con successo e un altro è quello di confermarne la bontà sugli esseri umani. Invita alla cautela anche il Dott. Shaun Griffin, direttore degli Affari Esterni presso il Terrence Higgins Trust: “Si tratta un nuovo approccio esaltante, ma finché il vaccino non è stato provato sugli esseri umani, non c’è modo di sapere quanto possa essere efficace. Sebbene sia stato dimostrato che il vaccino è efficace sulle scimmie, l’HIV è un virus molto complesso, di cui stiamo ancora iniziando a conoscere le sue sfaccettature”.

La ricerca condotta dal Prof. Farzan si basa su uno studio del Prof. Philip Johson del 2009, che ha suggerito che si debbano sperimentare nuove modalità di cura e prevenzione dell’AIDS. Lo stesso Johnson, alla luce di questi risultati, ha commentato: “Sembra essere una molecole straordinariamente potente. Convalida ancora di più l’idea secondo cui dovremmo valutare metodi alternativi per colpire l’HIV. Per me, i risultati sui primati non-umani sono straordinari”.

FONTE: it.ibtimes.com

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