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Conferenza Mondiale dell’AIDS Society a Sydney

di Luca Negri

Conferenza Mondiale dell'AIDS Society a SydneyLa Conferenza Internazionale della Aids Society (IAS) sulla Patogenesi, Trattamento e Prevenzione dell’HIV è cominciata a Sydney, con grandi speranze e aspettative. I ricercatori all’apertura della conferenza stampa, enfatizzano le recenti scoperte in tre aeree cruciali: la ricerca di base sull’HIV; la terapia antiretrovirale; le tecnologie preventive.

Di seguito alcuni dei temi trattati in apertura della Conferenza.

TUBERCOLOSI E INTERAZIONE CON I FARMACI ANTI HIV

I farmaci per la terapia della tubercolosi e dell’HIV possono interagire gli uni con gli altri, riducendo i livelli plasmatici. Desta preoccupazione che gli effetti dei farmaci contro la tubercolosi riduca l’effetto dei farmaci anti HIV, e proprio un nuovo studio presentato alla Conferenza ha dimostrato di come l’infezione da HIV possa ridurre il livello di alcuni farmaci contro la tubercolosi, specialmente in persone con uno stato avanzato della malattia.

Uno studio tailandese ha dimostrato altresì come l’80% delle persone in cura con 400mg di nevirapina (Viramune) raggiunga livelli ottimali plasmatici del farmaco, controllando effettivamente la carica virale nelle 60 settimane di durata dello studio. Aumentare la dose a 600mg di nevirapina, con un periodo di induzione di 400 mg una volta al dì, ha avuto come risultato un maggior tasso di ipersensibilizzazione al farmaco.

( http://www.aidsmap.com/en/news/C604A975-B690-4098-921A-5C53A7F8B897.asp )

Ma un altro studio dal Botswana, ha dimostrato come le persone con l’HIV che non ricevevano una terapia antiretrovirale avevano un minor livello plasmatico rilevabile dei farmaci contro la tubercolosi. I ricercatori pensano che l’infezione da HIV possa interferire con la metabolizzazione e la biodisponibilità di alcuni farmaci, per un corretto trattamento della tubercolosi.

( http://www.aidsmap.com/en/news/7616F1CB-0266-4B9A-AE97-5B7DE7B87272.asp )

 

SOPPRESSIONE VIRALE DELL’HERPES E RIDUZIONE DEL RISCHIO DI INFEZIONE DA HIV

L’HSV2, il virus che causa l’herpes genitale, rende le persone più vulnerabili ad una infezione da HIV. Anche se non sono presenti ulcere erpetiche nella zona genitale, il virus può causare piccole lesioni che possono facilmente provvedere ad un ingresso del virus nell’organismo.

Diversi grossi studi hanno testato se il trattamento che sopprime il HSV2 sia efficare nel ridurre il rischio di spargere l’infezione da parte di donne sieropositive, testando farmaci come il Valaciclovir, oppure l’Aciclovir. Entrambi i farmaci anti-herpes, indirettamente hanno ridotto il livello di HIV nei fluidi genitali.

Ma la domanda se il trattamento che sopprime il virus HSV2 in persone che sono già state infette, possa proteggere contro il virus dell’HIV è stata approfondita in uno studio portato a compimento in Tanzania su 820 donne sieronegative.

Lo studio non ha trovato differenze nel tasso di nuove infezioni da HIV tra il gruppo sotto placebo e il gruppo trattato con Acicolovir. I ricercatori pensano che l’assenza di effettività sia dovuta alla scarsa aderenza dei partecipanti – solamente la metà ha preso almeno il 90% delle dosi durante i 30 mesi di studio.

I risultati dello studio sottolineano un importante inconveniente nei metodi per prevenire nuove infezioni basati sui microbicidi, che sono stati usati consistentemente per offrire protezione.

( http://www.aidsmap.com/en/news/78947268-AFEB-41D7-88AB-A41FCD208C3A.asp )

 

PROFILASSI POST ESPOSIZIONE DOPO STUPRI

Una profilassi Post Esposizione (PEP) – farmaci antiretrovirali presi 72 ore dopo una potenziale esposizione all’HIV – possono prevenire una infezione.

Due studi hanno dimostrato come sia fondamentale una maggiore conoscenza di una profilassi post esposizione dopo uno stupro, nei paesi a basso e medio reddito e con risorse limitate.

( http://www.aidsmap.com/en/news/5B29C9D0-B373-4288-8F3A-BF11FE288876.asp )

 

PROCREAZIONE ASSISTITA

Molte persone sieropositive col loro partner sieronegativo vogliono avere bambini. Il desiderio di procreare è spesso citato come una ragione per la quale non viene usato il profilattico da persone sieropositive sotto terapia antiretrovirale. In ogni caso, il sesso non protetto, anche quando il partner sieropositivo abbia una carica virale non rilevabile, porta con sé il rischio di infezione.

Uno studio presentato alla Conferenza suggerisce come le donne possano concepire senza rischio avendo sesso non protetto col loro partner sieropositivo, fino a quando il partner abbia una carica virale non rilevabile nel liquido seminale. Una combinazione di counselling, screening del liquido seminale e un rapporto sessuale ben pianificato – con la salvaguardia piscologica di due dosi di tenofovir (Viread) come profilassi pre-esposizione (Pre-P) ha portato ad un tasso di natalità del 70% e nessuna trasmissione di infezione da HIV.

( http://www.aidsmap.com/en/news/A6C646EE-3133-4B67-8FD6-6F33D9C8A31D.asp )

 

TUMORI DELLA PELLE

E’ stato riconosciuto come l’incidenza di tumori della pelle capitino con maggiore frequenza in persone immunodepresse, incluse persone con trapianto d’organi. L’incidenza del Sarcoma di Kaposi in persone sieropositive è diminuito drasticamente dall’avvento della terapia antiretrovirale. Ma alcuni studi suggeriscono che altri tipi di tumori della pelle siano più comuni o più aggressivi in persone sieropositive.

Ricercatori americani riportano i tassi di incidenza di tumori della pelle su un campione di 4500 persone sieropositive, trovando che il tasso di alcuni tipi di tumore (escluso il Sarcoma di Kaposi) sia comparabile con il resto della popolazione nel periodo dall’introduzione della terapia antiretrovirale.

I ricercatori affermano che visto che le persone con HIV vivono più a lungo, uno screening regolare per tumori della pelle, dovrebbe essere raccomandato nelle persone sieropositive.

( http://www.aidsmap.com/en/news/6C45D201-3C3D-4DC6-838D-208B30611703.asp )

 

NUOVO INIBITORE DELLA MATURAZIONE PIU’ POTENTE DEL BEVIRIMAT

La casa farmaceutica Panacos, che sta testando il Bevirimat ha annunciato il progetto per la formulazione di un nuovo inibitore della maturazione di seconda generazione che inibisca la fusione delle proteine virali e che abbia un maggior profilo farmacocinetico. Mentre la resistenza del Bevirimat non è ancora stata osservata su pazienti, i ricercatori sperano di trovare un nuovo agente con un profilo di resistenza ben distinto. A questo scopo i ricercatori della casa farmaceutica Panacos stanno sviluppando un farmaco chiamato PA 1050040, che in vitro ha dimostrato una maggiore capacità di inibire il processo di fusione proteica, e che nello stesso tempo riduca le potenzialità di interazioni metaboliche tra i diversi farmaci antitrovirali.

EPATITE C

E’ una coinfezione molto comune nei pazienti sieropositivi, specialmente dove la trasmissione del virus è avvenuta tramite l’uso di droghe. Normalmente l’HCV è una infezione che avviene solamente attraverso sangue infetto, ma durante gli scorsi cinque anni ci sono stati sempre maggiori segnali che l’infezione venga trasmessa anche tramite rapporti sessuali tra omosessuali, soprattutto in Europa, Stati Uniti e Australia, in rapporti non protetti.

Spesso l’infezione acuta da HCV tra omosessuali è identificata solamente se la funzionalità epatica è monitorata regolarmente durante la terapia antiretrovirale. Ricercatori hanno presentato studi dove sono state analizzate similarità genetiche del virus tra 190 pazienti coinfetti, trovando alcuni sottogruppi di trasmissione. Un sottogruppo conteneva ceppi virali provenienti da quattro differenti Paesi, mentre altri sottogruppi contenevano ceppi virali provenienti da più di un Paese.

I viaggi giocano un ruolo fondamentale in questa nuova epidemia, e sempre maggiore dovrebbero essere gli avvertimenti per la comunità omosessuale a proposito dei rischi di infezione col virus dell’epatite C in pratiche sessuali non protette, sesso sotto l’influenza di droghe, malattie sessualmente trasmissibili (come ad esempio la sifilide).

( http://www.aidsmap.com/en/news/C168511C-3344-4B0A-9AFF-302AD73C53FC.asp )

INTERRUZIONI TERAPEUTICHE PARTICOLARMENTE SCONSIGLIATE IN PAZIENTI COINFETTI B O C

Interruzioni intermettenti della terapia antiretrovirale appaiono particolarmente sconsigliate in pazienti coinfetti secondo lo studio SMART.

I pazienti coinfetti, rappresentano circa la metà dei casi di morte dovuti a malattie non opportunistiche, anche se rappresentano solamente il 17% della popolazione di studio.

Nello studio SMART, più di 5000 partecipanti arruolati, con una conta di CD4 sopra i 350 cellule/ml e randomizzati a due differenti regimi terapeutici: una terapia intermittente a seconda del numero di CD4 (braccio conservativo), e una terapia continuata (braccio soppressivo).

Nel braccio con terapia intermittente, i partecipanti sono rimasti senza terapia fino a che la conta di CD4 è rimasta sopra i 350 cellule/ml e hanno ripreso la terapia quando il numero è sceso sotto le 250 cellule. I ricercatori avevano ipotizzato che questa strategia avrebbe permesso ai pazienti di restare con una conta di CD4 superiore al livello di guardia, minimizzando nel contempo i rischi di effetti collaterali dovuti al trattamento farmacologico.

Lo studio è stato interrotto prematuramente nel gennaio 2006 dopo che un’analisi ha rilevato come i partecipanti che avevano interrotto la terapia avevano un rischio significativamente maggiore di morte e malattie opportunistiche, così come un rischio leggermente superiore di malattie cardiovascolari, e problemi renali o epatici.

( http://www.aidsmap.com/en/news/E21B3139-974B-48B3-809F-EF5163BFF213.asp )

TERAPIA COMBINATA PER L’EPATITE B IN PAZIENTI COINFETTI

Viste le simili modalità di contagio, molte persone con HIV sono coinfette anche col virus dell’epatite B. Diversi farmaci antiretrovirali usati per la terapia dell’HIV sono anche attivi contro l’HBV

3TC (Lamivudina, Epivir) è approvato per entrambi i virus, Emtricitabina (Emtriva), Tenofovir (Viread), solamente contro l’HIV. Entecavir (Baraclude) e Adefovir (Hepsera) solo per l’HBV.

Così come l’HIV, anche l’HBV può sviluppare resistenze ai farmaci, specialmente quando usati in una monoterapia.

Come riportato da nella Conferenza, ricercatori francesi hanno condotto una analisi retrospettiva sull’efficacia del 3TC o dell’Emtricitabina più Tenofivir come parte di una terapia antiretrovirale in pazienti naive coinfetti HIV/HBV.

I ricercatori hanno riportato di come dopo due anni di monoterapia con il solo 3TC, il virus dell’epatite B abbia sviluppato una resistenza nel 50% dei casi. Con minore frequenza sono stare riportate resistenze anche con altri analoghi nucleosidici/nucleotidici quando utilizzati in monoterapia. Conseguentemente, una terapia iniziale combinata dovrebbe aumentare una risposta virologica a lungo termine dell’epatite B prevenendo o riducendo l’emergenza di resistenze ai farmaci.

 

 

 

FONTE: IAS2007.org
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

 

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