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Contro l’AIDS una pillola per tutti?

di Luca Negri
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Contro l'AIDS una pillola per tutti?Ogni tanto le agenzie di stampa riesumano ricerche, già iniziate da anni, che sono magari rispettabili dal punto di vista scientifico, ma che vengono sbattute in prima pagina con titoli fuorvianti solo per fare notizia e… a volte, anche danno.

Questa è la storia del farmaco “preventivo” contro l’AIDS…

Il 16 agosto dello scorso anno, mentre si svolgeva il XVI Congresso Mondiale sull’AIDS a  Toronto, uscì su alcuni quotidiani italiani la notizia su una presunta “pillola del giorno dopo” contro l’AIDS.
Sotto ad un titolo eclatante, si parlava di uno studio effettuato in Africa su tenofovir utilizzato come farmaco preventivo e con risultati ancora da valutare.

Considerato che già le persone non usano volentieri il condom, l’UNICO MEZZO DI PREVENZIONE esistente contro l’Aids, l’idea che esista e sia disponibile un farmaco preventivo è tutt’altro che buona informazione.
E’ il modo più rapido per iniziare una vera e propria “caccia al farmaco” e rafforzare nei lettori una falsa sicurezza nei confronti dell’infezione.
‘C’è una pillola…allora si cura e si guarisce’
Tenofovir  così, come altri farmaci di vario genere (antidepressivi, dimagranti, viagra, ecc) è entrato nel grande supermercato on line di medicinali più o meno contraffatti e ce lo ritroviamo anche nello spam che riempie le caselle di posta elettronica.
Purtroppo qualcuno lo comprerà anche senza sapere che, nonostante venga usato nella terapia antiretrovirale per chi l’HIV già ce l’ha, o nella profilassi post esposizione accidentale, NON E’ GARANTITA la sua efficacia contro l’infezione e ha degli effetti collaterali.

E’ passato più di un anno, è appena  finita un’ altra importante conferenza a Chicago , ed ecco apparire un bel titolone in maiuscolo che toglie l’attenzione sui tanti “potrebbe”, condizionali vari e ipotesi che abbiamo deliberatamente evidenziato in grassetto
AIDS: STUDIO, FARMACO PREVENTIVO PER SALVARE MILIONI DI VITE

Fonte:(AGI/AFP) – Chicago, 19 set. – Una pillola anti-hiv anche per chi non e’ sieropositivo. Potrebbe essere questa la strada per salvare milioni di vite dal rischio di contagio da Aids. Lo hanno affermato ricercatori britannici e americani, per i quali somministrare farmaci antiretrovirali a individui sani contribuirebbe sensibilmente alla riduzione dell’incidenza del virus nell’Africa subsahariana.
Nella migliore delle previsioni, somministrare le pillole solo ai soggetti sessualmente attivi di quell’area del continente potrebbe salvare tre milioni di persone in dieci anni. “E’ un’altra freccia nel nostro arco per combattere l’Aids”, ha spiegato Ume Abbas, assistente alla facolta’ di Medicina dell’universita’ di Pittsburgh e principale autore dello studio, pubblicato sulla rivista ‘Plos One’ della Public Library of Science. Il farmaco in questione e’ il ‘tenofovir’, gia’ provato sulle scimmie e ora in sperimentazione sull’uomo.
In cinque diversi test, preparati dalle autorita’ sanitarie americane, sono state coinvolte fasce di popolazione considerate ad alto rischio: omosessuali e bisessuali, prostitute, tossicodipendenti provenienti dai quattro continenti. In attesa dei risultati della sperimentazione, che avranno a inizio 2008, i curatori dello studio hanno deciso di elaborare al computer modelli con i vari scenari possibili.
Nell’ipotesi che il tenofovir si dimostrasse efficace per il 90 per cento dei casi e fosse assunto dal 75 per cento dei soggetti sessualmente attivi, i sieropositivi potrebbero diminuire del 74 per cento in dieci anni. Se invece risultasse efficace al 60 per cento e fosse somministrato al 50 per cento della popolazione sessualmente attiva, il calo delle infezioni sarebbe del 25 per cento. Qualora, infine, l’efficacia dell’antiretrovirale fosse solo del 30 per cento e coinvolgesse appena un quarto dei soggetti interessati, la riduzione dell’incidenza dell’Hiv sarebbe del 3,3 per cento.
Abbas ha tuttavia tenuto a precisare che “anche nel caso in cui il tenofovir si rivelasse efficace negli esseri umani quanto si e’ dimostrato nelle scimmie, non potra’ comunque essere somministrato all’intera popolazione“. Anche se si riuscissero a trovare fondi per renderlo accessibile al 18 per cento degli abitanti dell’Africa subsahariana, “si potrebbe in ogni caso ridurre l’incidenza dell’Aids di circa il 30 per cento”: 3,2 milioni di persone, in un’area in cui oggi i contagiato sono 22 milioni.

Se la volete leggere (Ndr:occhio che il titolo non vi accechi):
http://cooperazione.agi.it/le-altre-news/notizie/200709191826-sst-r012724-art.html

Ora ci domandiamo:
a cosa servono questi articoli con titoli del genere?
A far vendere più giornali e a far aumentare i click?
A far tornare in auge le vecchie “categorie a rischio” dopo tutta la fatica fatta per cercare di far comprendere che non ci sono categorie, ma comportamenti a rischio?
A creare la domanda per vendere farmaci anche ai sani aumentando così gli introiti della casa farmaceutica che lo produce o lo produrrà?
A far credere che inghiottendolo si possa fare sesso non protetto a go-go senza nessuna preoccupazione?

Mah…la cosa più divertente è questa frase buttata lì in mezzo come descrizione del farmaco :
Il farmaco in questione e’ il ‘tenofovir’, gia’ provato sulle scimmie e ora in sperimentazione sull’uomo.
Davvero!?
Credevamo di essere solo sieropositivi, ma visto che lo prendiamo da 5 anni,evidentemente siamo scimmie…
Se non ci fosse questo tipo di stampa non l’avremmo mai saputo!

Per chi lo desidera qui c’è il link all’articolo  pubblicato su PloSONE al quale viene fatto riferimento nella notizia  :
http://www.plosone.org/article/fetchArticle.action?articleURI=info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0000875

Silvia Bandini -Luca Negri

 

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