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Clara, due figli e l’Hiv «Così il Fondo Globale mi ha salvato la vita»

di Neptune
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Clara, due figli e l’Hiv «Così il Fondo Globale mi ha salvato la vita»Clara, due figli e l’Hiv «Così il Fondo Globale mi ha salvato la vita»
Lo shock iniziale e poi lo sconforto, la paura di dirlo al marito, il terrore dello stigma da parte della società malawiana.

Ma soprattutto: la paura di morire a breve, lasciando la famiglia e una figlia di pochi mesi, anche lei sieropositiva.
Clara Banya aveva 25 anni quando ha scoperto di avere l’HIV, e i suoi occhi tradiscono per un attimo l’emozione quando ci racconta di quei momenti. Oggi ha 37 anni, lavora in Malawi per un network di donne chiamato “International Community of Women Living with HIV” e si trova in questi giorni in Italia come testimonial per il Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria.

“Il Fondo Globale mi ha salvato la vita, a me come a migliaia di altre donne che, grazie ad esso, hanno avuto accesso ai test e alla terapia antiretrovirale” spiega.

In Malawi, infatti, l’incidenza della malattia è di ben il 10% e sono proprio le donne ad essere più a rischio.

“La mancanza di istruzione e certe pratiche culturali che ancora vengono perpetrate non fanno che peggiorare la situazione” spiega Clara.

Si riferisce ad esempio a quella che costringe gruppi di ragazze, dopo la prima mestruazione, a fare sesso con un uomo pagato per pulirle dalla “polvere” accumulata. O quella che obbliga la vedova di un uomo morto di Aids ad andare a letto con un membro della famiglia per “allontanare la maledizione”.

“In questo modo il virus non fa che propagarsi – continua Clara – e spesso le donne che si ammalano vengono incolpate e cacciate di casa. Essendo per la maggior parte analfabete ed economicamente svantaggiate, per loro la vita diventa molto difficile”.

Per Clara, però, la scoperta della sua malattia è stata la molla che le ha cambiato la vita: “Quando ho capito di poter vivere ancora, mi sono detta che dovevo fare qualcosa, per la mia famiglia che mi ha sempre supportato, ma anche per tutte le donne” spiega.
Oggi ha due figli e, grazie alle cure ricevute, l’ultimo nato è risultato negativo al virus. Con la sua associazione e grazie anche al Fondo Globale, porta avanti progetti che comprendono anche l’empowerment e l’assistenza psicosciale.

“Il mio sogno è vedere le donne del Malawi attraversare una linea, anche di coscienza di sé e del proprio potenziale – spiega – In Africa diciamo: se educhi un uomo educhi un individuo, ma se educhi una donna educhi una nazione. Perché il cuore di una donna è aperto, abbraccia tutti i tipi di umanità. Così, dedicandomi alle donne, anch’io posso fare molto per il bene del mio paese”.

FONTE: corriere.it

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