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Crescono i malati in cura: un milone in più, ma non basta

di Luca Negri

Crescono i malati in cura: un milone in più, ma non bastaCrescono i malati in cura: un milone in più, ma non basta
A Vienna la 18esima Conferenza Internazionale sull’Aids: in cura 5 milioni di persone, sui 33 milioni colpiti dal virus. Europa e Asia orientale le zone dove la malattia si propaga di più. La crisi blocca i programmi di prevenzione

Sono stati circa 5,2 milioni i sieropositivi curati nel 2009, pari a 1,2 milione in più rispetto all’anno precendente. E’ quanto emerge dai dati diffusi oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell’ambito della 18esima conferenza internazionale sull’Aids in corso a Vienna.
“Si tratta del maggior incremento avvenuto in un solo anno”, ha commentato Hiroki Nakatani, vicedirettore generale dell’Oms per l’Aids.

L’Aids in trent’anni ha contagiato 60 milioni di persone e 25 milioni sono morte per cause correlate al virus dell’Aids. Sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Unaids, il programma delle Nazioni Unite contro Hiv/Aids.
Nel 2008 erano quasi 33,4 milioni le persone che nel mondo convivevano con il virus (due terzi nell’Africa Subsahariana, 2,5 mln bambini), con 2,7 milioni di nuove infezioni e 2 milioni di morti collegate alla sindrome.

Con un 80% di nuovi sieropositivi sotto i trent’anni, Europa centrale e Asia orientale sono le regioni dove il contagio da Hiv si propaga oggi con maggiore velocità.
Il quadro è messo a fuoco da un rappoprto presentato dall’Unicef alla Conferenza internazionale sull’Aids di Vienna.
Intitolato “Biasimo ed esilio, l’epidemia che colpisce i bambini in Europa orientale ed Asia centrale”, il documento fissa a circa 1,5 milioni i casi di nuove infezioni da Hiv in queste aree, contro i 900.000 casi del 2001. In alcune regioni della Russia, la comparsa di nuovi casi è cresciuta sino al 700%, secondo l’agenzia Onu per l’infanzia.

Le categorie più colpite sono quella dei bambini senza fissa dimora, i giovani poco integrati, le prostitute minorenni e i tossicodipendenti. Sull’onda lunga della tradizione sovietica, circa 1,3 milioni crescono in istituti pubblici, spesso in pessime condizioni, e questo alimenta ulteriormente il numero di ragazzini che sceglie di vivere in strada o che finisce nelle reti degli spacciatori di droga come via di fuga da una quotidianità percepita come insopportabile.

Questo fenomeno si intreccia spaventosamente con il contagio da Hiv: uno studio condotto a San Pietroburgo ha rivelato che il 40% di oltre 300 ragazzini che vivono di espedienti sulle strade è sieropositivo.
Il documento esorta anche ad un necessario cambio di mentalità in questi Paesi particolarmente colpiti, dove il contagio e la malattia portano all’isolamento, a cominciare dagli asili e le scuole elementari che bandiscono i piccoli sieropositivi.”Questo rapporto è un appello a rispettare i diritti e la dignità di tutte le persone contagiate o che rischiano il contagio, e in particolare i bambini e i giovani”, sottolinea il direttore dell’Unicef, Anthony Lake.

I dati del rapporto 2008 fotografano una pandemia tutt’altro che debellata e che necessita di nuove campagne informative e soprattutto più ingenti investimenti. Il rapporto mette in evidenza in particolare lo stretto legame tra i diritti umani e l’accesso alla prevenzione, al trattamento e alla cura di Hiv e Aids. Un tema fondamentale: malgrado siano stati raggiunti importanti risultati nella lotta a questa sindrome (dati dell’Unaids rivelano che negli ultimi 8 anni gli sforzi internazionali hanno portato a una riduzione dei nuovi contagi di circa il 17%), nei Paesi a basso e medio reddito sono meno della metà i malati che ricevono le terapie antiretrovirali di cui necessitano. Ad oggi, infatti, si calcola che per ogni 5 nuovi casi di infezione solo 2 persone hanno accesso ai trattamenti necessari.

E in Italia?(completamente assente dalla conferenza-Ndr) Dei 180.000 sieropositivi nel nostro Paese, si stima che uno su quattro non sappia di esserlo, ritardando così le terapie e soprattutto diventando un veicolo inconsapevole di contagio. Negli ultimi anni, sono state spese notevoli quantità di energia e denaro per ottenere l’accesso alle cure.

La maggior parte dei Paesi che intende espandere l’accesso alle cure si è posta l’obiettivo di fornire trattamenti antiretrovirali a circa l’80% delle persone che ne ha bisogno. Tuttavia, l’accesso al trattamento è basso in molti Paesi in via di sviluppo. In queste aree del mondo, alla fine del 2008, appena il 42% delle persone che aveva bisogno di trattamento lo riceveva, anche se si tratta di un aumento sostanziale, rispetto al 33% dell’anno precedente. Per quanto riguarda la copertura globale con antiretrovirali, sono stati fissati due obiettivi ambiziosi dalla comunità internazionale. Il primo, «3 by 5» era stato lanciato dall’Oms nel 2003 con l’obiettivo di raggiungere con gli antiretrovirali 3 milioni di persone a basso e medio reddito entro la fine del 2005.

La crisi mondiale si ripercuote anche sulla lotta all’Aids. Il finanziamento dei programmi di cura e prevenzione nei Paesi poveri è leggermente diminuito nel 2009, quando sono stati versati 7,6 miliardi di dollari, contro i 7,7 dell’anno precedente. Un contributo non ancora sufficiente, visto che i Paesi poveri avrebbero avuto bisogno, lo scorso anno, di 23,6 miliardi di dollari. Lo riferisce un rapporto reso noto oggi, a Vienna, durante la conferenza internazionale sull’Aids.

“Ora che vediamo i primi risultati nella prevenzione e nel trattamento dell’Aids bisogna raddoppiare gli sforzi, non diminuirli” ha sottolineato Michel Sidibé, direttore esecutivo del programma Unaids (il programma dell’Onu sull’Aids).

A finanziare i programmi sono stati principalmente i Paesi del G8 e la Commissione europea. “I Paesi donatori si sono mostrati molto prudenti, ma in generale non hanno ridotto i loro contributi, nonostante dovessero affrontare uno tsunami economico che ha provocato una recessione mondiale” ha invece notato Drew Altman, direttore della fondazione della famiglia Kaiser, responsabile del rapporto insieme all’Unaids. “Il futuro dirà se il sostegno finanziario tornerà a crescere quando ci sarà la ripresa economica” ha aggiunto.

La Germania, il Canada, la Francia, l’Irlanda, l’Italia e l’Olanda hanno ridotto i loro contributi. Questa riduzione è stata compensata dall’aumento del finanziamento garantito dagli Stati Uniti, che sono passati da un contributo di 3,95 miliardi a uno di 4,4 miliardi.

FONTE: qn.quotidiano.net

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