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Dalla conferenza gli inviati di NPS Onlus

di Luca Negri

Dalla conferenza gli inviati di NPS OnlusDonne e Hiv
di Sarah Sajetti-Capo Redattore Reallife Network
Una conferenza mondiale è una cosa grossa, ce lo si può immaginare, ma così grossa fa persino un po’ impressione: sono l’iscritta numero 116115 di un evento che si svolge su un’area di 8000 mq e che propone 385 pagine di programma.

Come districarsi in un simile labirinto? Ovviamente è impossibile. Si può solo aprire il programma su una pagina a caso, chiudere gli occhi e presentarsi alla sessione sulla quale è caduto il dito.
Oppure cercare di capire quali incontri potrebbero offrire nuovi punti di vista e quali, invece, rischiano di rivelarsi poco interessanti e ripetitivi. Oppure ancora si può scegliere un argomento che faccia vibrare le nostre corde più profonde e sperare di essere fortunati. Per quanto mi riguarda ho deciso di seguire questa strategia e visto che le mie corde più profonde vibrano per le donne ho scelto due sessioni che si occupassero in maniera specifica di loro.

La prima si intitolava “Hiv prevention for women and girls: changing gender norms” – Prevenzione dell’Hiv per donne e ragazze: cambiare le norme di genere.
La sessione era strutturata in cinque interventi che esponevano ricerche e progetti indirizzati al rafforzamento dell’identità, della consapevolezza sessuale e del potere economico al fine di rendere le donne più attive e assertive. Dal momento che non è certo la prima volta che si discute di simili argomenti la sessione non è stata particolarmente interessante ed innovativa, fatta eccezione forse per l’intervento che presentava il progetto SisterAct.
Pensato per la comunità afro americana di Washington, che vede una percentuale molto alta di donne sieropositive, prevede azioni di prevenzione e informazione nei confronti di donne appartenenti allo stesso nucleo famigliare, allo scopo di migliorare la comunicazione e lo scambio di esperienze sul tema della sessualità all’interno delle famiglie.
La sessione intitolata “Reproductive Health: sexuality, fertility and destre” – Salute riproduttiva: sessualità, fertilità e desiderio, anch’esso strutturata in cinque interventi, è stata decisamente più interessante.
Due sono state le tranche dedicate al desiderio di genitorialità, non troppo originali, e tre quelle dedicate alla sessualità, che hanno invece evidenziato alcune tematiche interessanti.
In particolare l’intervento “Women’s bodies are shops” – I corpi delle donne sono negozi – ha messo in luce una visione del sesso transazionale in Tanzania del tutto particolare e piuttosto inedito per la nostra cultura. Al contrario di quello che succede nella maggior parte dei casi i ricercatori hanno infatti dimostrato che il sesso a pagamento in Tanzania è pratica non solo consueta ma largamente condivisa, che restituisce invece che togliere dignità alle donne. Ne traggono infatti due vantaggi, il piacere e un beneficio economico, decidono in prima persona a chi concedersi e a chi no, ricevono denaro in cambio di qualcosa che rimane loro. Le stesse madri ritengono che se le loro figlie facessero sesso senza avere niente in cambio si comporterebbero come prostitute! Inoltre significherebbe che non valgono proprio niente se nessuno fosse disposto a pagare per avere rapporti con loro.
La relatrice ha sottolineato quindi l’importanza, in un simile contesto, di dare valore al sesso sicuro come ulteriore elemento della trattativa economica per cercare di fermare il diffondersi dell’Hiv.
Altro intervento interessante è stato quello curato da “The pleasure project”, progetto piacere, che propone la strutturazione di campagne di prevenzione imperniate sul concetto di piacere invece che su quello di paura. Considerate le barriere che ancora si interpongono all’uso del preservativo e del femidom potrebbe essere un’interessante strada da percorrere.

Fonte: NPS Onlus

 

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