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Danno da reazione avversa ai farmaci: quali soluzioni?

di Luca Negri

Con la fortuita approvazione, avvenuta per un solo voto al Senato, di una norma inserita nella Legge Finanziaria 2008, è stata finalmente introdotta anche nel nostro ordinamento l’azione collettiva a tutela dei consumatori e degli utenti.

Si tratta di uno strumento processuale di derivazione anglosassone (class action), con cui si rende possibile, ad un numero indefinito di consumatori/utenti danneggiati da una grande impresa, di associarsi nell’esercizio di un’azione volta al risarcimento dei danni subiti

Danno da reazione avversa ai farmaci: quali soluzioni?

I vantaggi per il consumatore sono innegabili e di notevole portata: riduzione dei costi innanzitutto, laddove, fino ad ora, era il singolo danneggiato a doversi sobbarcare il peso di una causa individuale contro la grande azienda, ma anche conferimento del potere di rappresentanza ad enti di tutela degli interessi collettivi, come associazioni e comitati.
A questo riguardo, abbiamo più volte sottolineato l’urgenza di norme che introducessero la possibilità per i soggetti danneggiati di aggregarsi per essere rappresentati in giudizio da associazioni in grado di agire in nome di tutti gli interessati, permettendo agli stessi di non esporsi in primo piano in un’azione, soprattutto quando da tale iniziativa possa derivarne una indesiderata visibilità.

Questo aspetto assume una particolare rilevanza nelle azioni risarcitorie intraprese dai pazienti con HIV/AIDS, molti dei quali vedono come una assoluta priorità il mantenimento del massimo riserbo sul proprio stato sierologico.
Le possibili applicazioni delle nuove norme a sostegno dei pazienti con HIV sono diverse, ma se si considera la casistica delle richieste e delle segnalazioni che ci giungono dai pazienti sul forum legale, attivo da oltre un anno e mezzo sul portale di NPS, si può affermare che la maggior parte di esse rientri nella tipologia del danno da reazione avversa inaspettata ai farmaci.
In particolare, ci sono giunte numerose segnalazioni da parte di pazienti colpiti da lipodistrofia/lipoatrofia, i quali affermano di avere assunto, negli anni Novanta, terapie che hanno causato loro significative alterazioni della fisionomia, senza che tuttavia di tali alterazioni venisse fatta menzione, almeno inizialmente, tra i possibili effetti collaterali riportati sul foglietto
illustrativo del farmaco.
La questione è di non poco conto, giacché il numero di pazienti che hanno subito tali inaspettate conseguenze non è trascurabile.
Per di più, allo stato attuale, vi sono pochissime strutture sanitarie che erogano gratuitamente i trattamenti di riempimento necessari a ristabilire la normale fisionomia del paziente e, comprensibilmente, tali pochi centri devono sostenere un massiccio afflusso di pazienti da ogni parte del Paese, con l’inevitabile formazione di lunghe liste di attesa e notevole aggravio di costi per molti pazienti, costretti a compiere viaggi dispendiosi per poter accedere gratuitamente al trattamento.
Un corretto approccio alla soluzione di questo problema richiederebbe, innanzitutto, uno sforzo di coordinamento tra i sistemi sanitari delle regioni, volto a garantire una più diffusa erogazione gratuita dei trattamenti di riempimento sul territorio nazionale.
Questo potrà avvenire solo attraverso una coerente revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) da parte del Ministero della Salute, che preveda l’inclusione dei citati trattamenti tra le prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Attualmente, l’Azienda Ospedaliero- Universitaria Policlinico di Modena è uno dei pochi centri capaci di garantire la totale gratuità del trattamento per tutti coloro che ne facciano richiesta e l’unico ad avere al proprio interno una struttura dedicata a questo genere di servizi.
Gli altri centri esistenti, pubblici e privati, non sono ad oggi strutturati in modo tale da fornire con continuità le prestazioni richieste dall’utenza.

La seconda questione è strettamente connessa alla opportunità di promuovere un’azione collettiva per i danni da reazione avversa inaspettata ai farmaci.
Abbiamo più volte sostenuto, e continuiamo a sostenere, che per molti dei profili attinenti alla tutela dei diritti delle persone con HIV/AIDS la promozione di procedimenti giurisdizionali individuali debba costituire l’extrema ratio, il rimedio a cui ricorrere quando ogni altro mezzo è risultato inefficace, e ciò in ragione del forte carico di stress, dei costi elevati e delle già
citate implicazioni in termini di protezione della riservatezza che tali iniziative comportano.
L’azione collettiva può in questo senso offrire, come si è detto, una migliore opportunità di tutela, ma è nostra opinione che essa debba continuare ad essere solo l’ultimo dei rimedi esperibili.

Ciò che auspichiamo, nella prospettiva di un rapporto costruttivo con le imprese farmaceutiche che hanno, in passato, prodotto i farmaci dagli effetti qui menzionati senza indicarne gli effetti in termini di alterazioni della fisionomia, è che le stesse imprese sostengano e promuovano, con il Servizio Sanitario Nazionale, un sistema di trattamento gratuito o quantomeno facilmente accessibile della lipodistrofia/ lipoatrofia.
Solo riducendo sensibilmente il costo dei preparati utilizzati nei trattamenti di riempimento ed organizzando strutture dedicate più diffuse sul territorio si potrà consentire a molti pazienti di accedere alle cure necessarie senza dover compiere lunghi e dispendiosi viaggi, potendo quindi usufruire del servizio in un centro vicino al proprio luogo di residenza.

In ultima analisi, mentre salutiamo con estremo favore l’introduzione dell’azione collettiva nel nostro ordinamento,
torniamo a ribadire che essa, in quanto rimedio di natura contenziosa, debba costituire solo l’ultima delle opzioni praticabili, dovendosi privilegiare il più possibile la promozione di politiche attive di tutela, di concerto tra il Sistema Sanitario Nazionale, le sue articolazioni regionali e l’industria farmaceutica.

Articolo dell’Avv. Matteo Schwarz -tratto da Real Life Network marzo 2008
Fonte: NPS Italia

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