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Carceri in Toscana: detenuti malati, indigenti ed a rischio suicidio

di Luca Negri

Carceri in Toscana: detenuti malati, indigenti ed a rischio suicidioCarceri in Toscana: detenuti malati, indigenti ed a rischio suicidi.
Molte le problematiche riscontrate all’interno di un percorso che dovrebbe essere riabilitativo

Detenuti malati: “circa il 60% dei detenuti a Sollicciano e nelle carceri toscane è affetto da almeno una patologia e il 59% è indigente, povero, non ha neppure i soldi per telefonare”. Delle malattie la più diffusa è il disturbo mentale, che interessa il 35% dei detenuti. Dato inquietante se rapportato alla popolazione generale, dove la percentuale scende all’11,6%.

Fra i disturbi mentali, il più rappresentato è il disturbo da dipendenza da sostanza, che costituisce il 52% delle diagnosi psichiche, seguito da quello nevrotico e da adattamento, il 22,4%” sono i numeri forniti da un’indagine sul 2014 dell’Agenzia regionale della sanità toscana, e rilanciati da Pantagruel onlus, associazione per i diritti dei detenuti, nel corso di una conferenza stampa a Firenze, alla presenza del senatore Luigi Manconi.

“Nel corso del 2014 il 6,6% dei detenuti toscani ha messo in atto almeno un gesto auto lesivo nel corso del 2014, utilizzando taglienti in quasi il 70% dei casi. Inoltre l’1,1% ha tentato il suicidio.
Tradotto in cifre: i tentati suicidi in cella sono stati 112, i suicidi 5. Ovvero 19 volte in più di quello che è il fenomeno dei suicidi nella popolazione libera. Gli atti autolesionisti sono stati 1.047. La conseguenza – sottolinea l’associazione all’Agenzia Dire – è l’uso massiccio di psicofarmaci, che sono dati generosamente in carcere, anche a persone che forse non ne avrebbero bisogno, ma che vi ricorrono per par diminuire l’ansietà della condizione detentiva”.

Detenuti malati: “la categoria farmacologica più utilizzata è quella degli ansiolitici, il 39%, seguita dagli antipsicotici, il 16%, da antiepilettici e antidepressivi, il 15%.
Dopo le patologie mentali, le malattie più diffuse tra i detenuti sono quelle infettive e parassitarie, che hanno raggiunto l’11%. In particolare l’epatite C, nel 6% dei casi rispetto al 3% della popolazione libera (epatite B all’1,9%, Hiv all’1,5%). Infine troviamo i disturbi gastrointestinali al 9,7% spesso legati a condizioni igieniche precarie.

Altro aspetto è quello della tossicodipendenza, che a Sollicciano raggiunge il 35% della popolazione carceraria.
Un quadro definito “inquietante” che tuttavia non si riscontra solo nelle condizioni igienico-sanitarie. Il sovraffollamento è calato, dagli oltre 1.000 detenuti si è passati a 617 uomini e 70 donne: meno di 700 anche se l’istituto è tarato su 450 posti, e però la situazione non è assolutamente migliorata. In cella non mancano poi i problemi economici: il 59% è in condizioni di assoluta povertà. Per questo come associazione ogni anni provvediamo con circa 4.000 euro ad alcune piccole spese, telefono, francobolli, devoluti per lo più a stranieri, il 60% della popolazione interna. Non solo, a Sollicciano mancano gli occhiali da vista. E’ l’occhio, infatti, l’organo sensoriale più compromesso in cella, dove manca la profondità. Così quest’anno abbiamo consegnato 100 paia di occhiali”

Infine si registrano problemi di abbigliamento e oggetti per l”igiene personale: sono 960 i pacchi di abbigliamento e generi di prima necessità donati nel 2015. Tutte cose – precisa l’associazione Pantagruel all’Agenzia Dire – a cui dovrebbe provvedere l’amministrazione carceraria, a cui noi facciamo supplenza. Infine un richiamo diretto alla nuova direttrice del penitenziario, Marta Costantino subentrata da qualche giorno a Mariagrazia Giampiccolo: nel carcere la presenza delle associazioni di volontariato è forte, però le potenzialità di questo valore aggiunto finora non sono state apprezzate. Ci sentiamo come ospiti sgraditi”.

Fonte: nove.firenze.it

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