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Conferenza internazionale AIDS Obiettivo 90-90-90: porre fine all’epidemia di AIDS pediatrico

di Luca Negri
90-90-90: programma ‘test and treat’ manca l’obiettivo, il problema è l’aggancio alle cure

Obiettivo 90-90-90: porre fine all’epidemia di AIDS pediatrico

Alla 21° Conferenza Internazionale sull’AIDS (AIDS 2016) è stata proposta una nuova strategia per porre fine all’epidemia da HIV in bambini e adolescenti.
AIDS pediatrico: Obiettivo di questa strategia è far sì che bambini e adolescenti non restino esclusi dagli sforzi per raggiungere l’obiettivo 90-90-90 (90% delle infezioni da HIV diagnosticate, 90% delle persone trovate HIV-positive in trattamento, 90% di queste ultime con carica virale soppressa): essa prevede che, nel giro di due anni, la terapia antiretrovirale (ART) venga resa disponibile a 1,6 milioni di bambini e 1,2 milioni di adolescenti.Conferenza internazionale AIDS Obiettivo 90-90-90: porre fine all’epidemia di AIDS pediatrico

Il presupposto di questa strategia è la consapevolezza che l’erogazione della ART a bambini e adolescenti presenta delle particolari criticità.

Il primo passo è aumentare i tassi di diagnosi. I test di tipo point-of-care (ossia sul sito di cura del paziente) diventeranno sempre più diffusi, e ci saranno più occasioni di eseguire il test anche al di fuori delle strutture sanitarie tradizionali.

È opportuno che la ART sia disponibile a tutti i bambini e gli adolescenti, a prescindere da età e conta linfocitaria. Un’altra priorità è poi la semplificazione dei regimi.

In questi pazienti, ottenere la soppressione virale può essere difficoltoso, in parte per via di problemi legati all’aderenza, ma anche a causa delle farmacoresistenze. Tuttavia l’introduzione di innovazioni nell’erogazione dei servizi (ad esempio l’istituzione di centri di cura gestiti da personale infermieristico o l’integrazione del sostegno inter pares) può contribuire a migliorare la ritenzione in cura e gli outcome terapeutici.

Agire subito, è stato detto ai delegati, è un imperativo morale.

A confermare l’importanza di un’azione tempestiva in proposito è anche un nuovo studio. Come affermato alla Conferenza, in Sudafrica l’epidemia da HIV sta assumendo dimensioni preoccupanti soprattutto tra i giovanissimi – AIDS pediatrico – tanto che si parla di ‘bolla giovanile’. I tassi di trasmissione verticale sono infatti in diminuzione, e la sopravvivenza dei bambini nati HIV-positivi è notevolmente migliorata. Dati raccolti tra il 2004 e il 2014 confermano questa nuova tendenza nella demografia dell’epidemia nel paese, oggi che i bambini nati HIV-positivi nei primi anni Duemila iniziano a raggiungere l’adolescenza e il tasso di infezioni da HIV tra gli adolescenti resta elevato.

Nel passaggio dalle cure pediatriche – o comunque da servizi più tagliati sulle loro necessità – a servizi orientati a pazienti adulti, i giovani incontrano spesso difficoltà a rispettare le visite di controllo periodiche e ad aderire alla terapia. Occorre dunque che nei programmi terapeutici nell’Africa subsahariana si inizi a tener conto delle esigenze di questa fascia di popolazione sempre più colpita dall’infezione.


 

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