Home Altre patologie Diabete di tipo 2 nelle persone con HIV over 50 : uno studio per indagare sulle principali cause.

Diabete di tipo 2 nelle persone con HIV over 50 : uno studio per indagare sulle principali cause.

di Silvia Bandini
Diabete di tipo 2 nelle persone con HIV over 50 : uno studio per indagare sulle principali cause.

Il diabete di tipo 2 nelle persone con HIV over 50 è legato per la stragrande maggioranza ai vecchi antiretrovirali, non all’età o al peso corporeo

Secondo uno studio condotto nella Columbia Britannica – Canada, la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 nelle persone con HIV è più alta se hanno iniziato il trattamento antiretrovirale prima del 1999 o hanno assunto più a lungo farmaci come stavudina (d4T) o inibitori della proteasi di prima generazione come nelfinavir o indinavir.

Lo studio pubblicato sulla rivista BMJ Open Diabetes Research & Care mostra una minor probabilità di sviluppare diabete nelle persone (sempre over 50) che hanno iniziato il trattamento dopo il 2010 o che hanno iniziato il trattamento con un numero di CD4 superiore.

È possibile che i questi risultati siano rassicuranti nei confronti dei moderni trattamenti che comporterebbero un rischio limitato di favorire lo sviluppo del diabete.

Il diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2, si sviluppa come conseguenza di fallimenti nella capacità del corpo di gestire il glucosio. La produzione di insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio, può diminuire o le cellule possono smettere di rispondere all’insulina.
Quando ciò accade, il glucosio rimane nel sangue e non viene assorbito dalle cellule come carburante. Nel tempo, un alto livello di glucosio nel sangue porta a danni ai piccoli vasi sanguigni, causando problemi renali, malattie cardiovascolari, danni agli arti inferiori e perdita della vista.

Solitamente il diabete di tipo 2 è più comune nelle persone obese e aumenta con l’età.
Le persone con HIV hanno più probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2, ma non è chiaro in quale misura i fattori correlati all’HIV portino a una maggiore incidenza di diabete.

Lo studio

Per rispondere a questa domanda i ricercatori del St Paul’s Hospital, Vancouver, l’Università della British Columbia e il British Columbia Center for Excellence in HIV / AIDS hanno analizzato l’incidenza del diabete di tipo 2 nelle persone con HIV over 50,  che hanno iniziato il trattamento all’ospedale di St Paul fino al 31 luglio 2015.

La coorte era prevalentemente maschile (89%) e bianca (83%) con un’alta prevalenza di co-infezione da epatite C (43%) e altre malattie AIDS correlate durante il periodo di follow-up (31%).

Non sono state rilevate differenze significative nel rischio di sviluppare il diabete per età alla diagnosi dell’HIV o all’inizio del trattamento.
Lo sviluppo del diabete non è stato associato al virus dell’epatite C o all’uso di droghe iniettabili.
Anche la differenza di genere, il peso o l’ultimo indice di massa corporea non erano indicativi.

Invece lo sviluppo del diabete era associato a diversi fattori correlati all’HIV, tra cui un basso nadir e un inizio della terapia antiretrovirale (ART) nel periodo 1997-2004.

Dopo aver controllato altri fattori in un’analisi multivariata, le persone che hanno iniziato il trattamento nel periodo 1997-2004 avevano quasi il 50% di probabilità in più di sviluppare il diabete rispetto alle persone che hanno iniziato il trattamento tra il 2005 e il 2009.

I farmaci implicati erano la stavudina (d4T), la zidovudina (AZT) e alcuni inibitori quali lopinavir, indinavir e nelfinavir.

Nel caso della stavudina, ogni aumento del 10% di tempo di utilizzo del farmaco è stato associato ad un aumento del 39% del rischio di diabete, mentre per nelfinavir il rischio è aumentato del 63%.
In media, le persone che hanno sviluppato il diabete hanno trascorso il 21% del loro tempo in terapia prendendo un regime contenente stavudina.

Quelli che non hanno sviluppato il diabete erano esposti alla stavudina per il 7% del tempo in cui avevano assunto il trattamento antiretrovirale.

Ci sono state differenze similmente pronunciate nella durata dell’esposizione al farmaco tra coloro che hanno sviluppato il diabete e quelli che non lo hanno sviluppato ,  anche per didanosina e zidovudina, e per gli inibitori della proteasi indinavir, nelfinavir e lopinavir.

Le persone che hanno sviluppato il diabete avevano un’esposizione significativamente minore ai più recenti antiretrovirali tenofovir, atazanavir e darunavir rispetto a quelli che non lo hanno fatto.

Questo ha rafforzato la conclusione degli autori :  il diabete nelle persone con HIV è principalmente una conseguenza del trattamento antiretrovirale di prima generazione.

L’effetto di alcuni inibitori della proteasi e NRTI sullo sviluppo della resistenza all’insulina è ben definito, affermano gli autori.
L’incidenza del diabete ha iniziato a calare bruscamente dopo il 2000, con solo due diagnosi di diabete nell’intera popolazione clinica tra il 2010 e il 2015.

Questo cambiamento coincide con la sostituzione di indinavir, nelfinavir e stavudina con gli NNRTI e con tenofovir nel trattamento antiretrovirale di prima linea.

Gli autori affermano che è importante monitorare il diabete di tipo 2 nelle persone con HIV, ma sottolineano che l’incidenza del diabete mellito è destinata a diminuire nelle persone che vivono con l’HIV che hanno iniziato la ART più recentemente.

Una buona notizia per gli ultimi arrivati, per gli altri, una patologia in più da tenere sotto controllo, così, per non perdere l’abitudine a combattere. NdR

I dettagli dello studio sono disponibili a questo link

Fonte: Aidsmap

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv/AIDS
La copia e diffusione di tale testo è possibile citando, per cortesia, la fonte della traduzione

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più