Home Prevenzione Difficoltà di diagnosi HIV per chi assume la prep nelle prime fasi dell’infezione; rischio di farmacoresistenze se l’uso della PrEP è prolungato

Difficoltà di diagnosi HIV per chi assume la prep nelle prime fasi dell’infezione; rischio di farmacoresistenze se l’uso della PrEP è prolungato

di Luca Negri
La PrEP non protegge dal COVID-19 né rende la malattia meno grave

La PrEP, ossia l’assunzione regolare di farmaci per prevenire l’infezione da HIV, si è dimostrata incredibilmente efficace se presa esattamente come prescritto (e ciò vale sia se la si assume in maniera continua che intermittente, o on demand). Se l’aderenza è buona, sono molto rari i casi di fallimento: quando avviene, di solito è da imputare a una farmacoresistenza. Tuttavia l’assunzione di questi farmaci prep nelle prime fasi dell’infezione può ostacolare la diagnosi perché riduce o ritarda l’individuazione degli antigeni virali o della risposta immunitaria dell’organismo al virus.

In uno studio condotto a San Francisco sono stati documentati undici casi di individui che assumevano la PrEP quando già avevano contratto un’infezione ancora non diagnosticata – casistica che nello studio è stata denominata di ‘sovrapposizione HIV/PrEP’.

Difficoltà di diagnosi HIV per chi assume la PrEP nelle prime fasi dell’infezione; rischio di farmacoresistenze se l’uso della PrEP è prolungato
Slide della presentazione di Michael Peluso a CROI 2020.

Per sei di loro si ritiene che l’infezione sia stata contratta mentre assumevano la PrEP nelle prime fasi dell’infezione, mentre gli altri cinque avevano iniziato a prendere i farmaci e hanno ricevuto la diagnosi proprio durante uno dei controlli previsti per la valutazione della PrEP.

Gli autori dello studio hanno individuato tre scenari di difficoltà che si possono presentare in queste situazioni.

Il primo, l’insorgenza di una farmacoresistenza, può verificarsi quando si inizia ad assumere la PrEP con in corso un’infezione HIV acuta non diagnosticata e si ha un’elevata carica virale. È il caso di uno dei partecipanti allo studio, che aveva contratto l’HIV quattro giorni prima di sottoporsi a un test degli anticorpi nell’ambito della valutazione della PrEP.

Un secondo scenario suggerito da uno dei casi verificatisi nello studio è che la PrEP potrebbe essere “sopraffatta” se i livelli di esposizione sono molto alti. Un uomo che assumeva la PrEP da un anno e riferiva di aderire correttamente alle prescrizioni è risultato positivo all’HIV dopo un periodo di intensa attività sessuale, nel quale ha avuto rapporti anali ricettivi non protetti con circa 45 partner. Secondo i ricercatori potrebbe esserci una soglia oltre la quale la PrEP perde efficacia, se l’esposizione all’HIV è particolarmente intensa.

In un terzo caso, un uomo che aveva interrotto la PrEP ha ricominciato ad assumerla tre giorni dopo aver avuto un rapporto sessuale con un nuovo partner. Questo partner è poi risultato positivo all’HIV e con alti livelli di carica virale. Il partecipante allo studio inizialmente era risultato negativo, il che faceva pensare che i farmaci avessero avuto efficacia come PEP (profilassi post-esposizione); tuttavia, tre settimane dopo i test hanno rilevato HIV-DNA provirale intatto. Si è ora in attesa di ulteriori accertamenti.

Anche uno studio condotto in Thailandia e presentato a CROI 2020 ha riscontrato che un esiguo numero di individui che assumevano la PrEP mentre avevano in corso un’infezione HIV non diagnosticata sviluppavano una resistenza all’emtricitabina, uno dei due principi attivi che compongono il regime PrEP.

Quattro pazienti su sette a cui è stata diagnosticata un’infezione acuta non hanno sviluppato farmacoresistenze. Il lasso di tempo intercorso tra quando hanno iniziato la PrEP e il momento in cui hanno ricevuto un test della carica virale positivo (e hanno dunque interrotto l’assunzione dei farmaci profilattici) è stato di 2, 2, 7 e 15 giorni. Tre di loro hanno sviluppato una farmacoresistenza, solo all’ emtricitabina. Assumevano la PrEP rispettivamente da 29, 35 e 122 giorni prima di ricevere la diagnosi di HIV.

Non sono stati osservati casi di resistenza al tenofovir (che clinicamente sarebbero più importanti). Dallo studio sembra di evincere che l’assunzione della PrEP durante l’infezione HIV acuta per un periodo superiore alle 2-3 settimane abbia alte probabilità di causare l’insorgenza di farmacoresistenze.


Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetta Tutto Scopri di più