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E’ polemica sui ‘guaritori di gay’

di Luca Negri
La squadra di calcio che con una parola spegne l’omofobia

E' polemica sui 'guaritori di gay'E’ polemica sui ‘guaritori di gay’

di Aurelio Mancuso*
C ‘è subbuglio in diversi ambienti cattolici dopo il reportage di Davide Varì pubblicato l’altro giorno su Liberazione . La pubblicità non richiesta non è mai gradita, soprattutto quando si è abituati a camminare in corridoi silenziosi dai lustri pavimenti, con passo svelto e dimesso. La chiesa cattolica italiana sta importando dagli Usa forme di evangelizzazione aggressiva che non le sono congeniali.

Le bislacche teorie di Joseph Nicolosi, smontate pezzo per pezzo dalla comunità scientifica internazionale, e sostenute oltreoceano non dai cattolici, ma delle chiese evangelicali, quelle che per intenderci hanno permesso la rielezione di Bush, sono difficili da maneggiare. In Italia un ottimo libro di Paolo Rigliano e Margherita Graglia del 2006,”Gay e Lesbiche in psicoterapia”, contiene un intero capitolo dedicato a “Le terapie riparative tra presunzioni curative e persecuzione”.Quindi la materia è nota e da anni come associazioni Lgbt denunciamo la diffusione delle assurdità di questo pseudo psicoterapeuta americano,che in Italia trovano sostegno grazie a un lavoro sotterraneo ma costante dell’Opus Dei, dei Legionari di Cristo, delle Università cattoliche, di centinaia di parrocchie ed istituti religiosi. Una rete non ufficiale, ma assai estesa che si pone l’obiettivo politico di”guarire” gli omosessuali.

Non tutti gli omosessuali, certamente non quelli che sono interni alla gerarchia, o appartengono alla complessa organizzazione centrale e locale della chiesa. E’ sufficiente pescare nel vasto mare delle emozioni individuali di migliaia d’omosessuali sofferenti, con alle spalle storie dolorose e complesse,a volte vittime di violenze e discriminazioni, per trovare i candidati giusti alla “guarigione”. Perché tutte le difficoltà della vita di queste persone dipendono ad un’unica disgrazia: la pratica omosessuale.

I tanti gay credenti, sacerdoti e non, con cui ho relazione tramite email, sms, incontri più o meno catacombali, sono un buon polso della situazione. Su quello che è avvenuto in questi giorni, è calato un eloquente silenzio. A parte alcuni gruppi informali di gay credenti,molto vicini alla gerarchia, che mi hanno inviato parole non educate,dalle associazioni ufficiali, sacerdoti impegnati, gruppi storici,tutto tace. E’ comprensibile la ferita è profonda, e il sentimento di vergogna nei confronti d’alcuni settori della chiesa che hanno decisodi impegnarsi in quest’assurda battaglia, è davvero profondo.

Tral’altro si tratta di una guerra che rientra in una più generale preoccupazione, perché il cattolicesimo internazionale ha bisogno,soprattutto nel continente americano e in Africa, di contrastare la forte erosione di adepti a favore di queste nuove sette evangelicali. E il terreno di scontro principe è proprio il moralismo sessuale. Quindi,il Vaticano si trova in Europa a dover contrastare l’indubbia secolarizzazione e scarsa incidenza dei dettami cattolici sulle scelte individuali e degli stati (a parte l’Italia) e in America Latina, USA euna parte consistente di Africa, una concorrenza dura sul terreno dell’integrità del comportamento personale del credente.

Per questo, i gruppetti sparsi in Italia da Milano a Roma, passando per Parma, Genova, Palermo, Verona e tante altre città che silenziosamente negli istituti o parrocchie aiutano gli omosessuali a guarire, fanno parte di un progetto complessivo importante. Si tratta di uno scontro durissimo, e la gerarchia ha affidato a “truppe” scelte e motivate il compito di contrastare in vari ambiti l’avanzata dei due avversari. Da qui l’emergere in pubblico delle numerarie in Senato, degli psicologi cattolici intenti a non ritenere valide le disposizioni dell’OMS, la proliferazione di preti, monaci, diaconi in ogni trasmissione televisiva.

Ma tornando al reportage di Davide, bisogna rilevare che anche se Cantelmi tenterà di negare che lui e il suo staff vogliano guarire i gay, (la Binetti su La Stampa non gli ha reso un buon servizio, insistendo invece proprio sul fatto che fa bene a guarire i gay…) utilizzando i soliti giri di parole, concetti strampalati da cattolicese pseudo scientifico (il linguaggio piùpericoloso), al fondo rimane una robusta verità: lui come tanti altri psicologi, medici, psichiatri, ecc. cattolici mettono al primo posto non le determinazioni scientifiche, non le regole condivise dalla comunità internazionale, non la fede, ma il pregiudizio fanatico. La fede, Gesù, i Vangeli, non c’entrano nulla. Il riferimento da cui i legionari, i numerari, gli adepti delle varie legioni del papa prendono esempio non è la Croce, ma il trono del Cristo Re, non è la mangiatoia di Betlemme, ma le casule incrostate laminate d’oro esibite con orgogliosa simonia nella notte di Natale.

Ma ognuno può risolvere le incoerenze cristiane nella propria intimità. E’ nello spazio pubblico che Cantelmi, Binetti, Bobba e tanti altri vanno sfidati. Se il loro fanatismo religioso diventa incompatibile con le leggi, con la convivenza, con le determinazioni scientifiche allora è ora di porre una questione diretta e cruda: una parte del cattolicesimo italiano vuole porsi al di fuori della città dell’Uomo? Saranno interessanti i prossimi anni per capire se ciò che temiamo si realizzerà davvero: un’involuzione valoriale, culturale, sociale, di quello che una volta era una pezzo importante della convivenza civile del paese. Gli omosessuali, la loro impossibile guarigione, sono solo un simbolo, una tragica ammissione di una sconfitta storica, pagata sullo scarto tra l’amore infinito del nazareno e l’aridità plurisecolare della sessuofobia di schiere di maschi eunuchi per il regno dei cieli.

*Presidente nazionale Arcigay

Fonte: gaynews.it

 

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