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Epatite C: investire più risorse per eradicare la malattia

di Neptune
AASLD 2016 – Boston il The Liver Meeting: video report di Nadir

Epatite C: investire più risorse per eradicare la malattiaEpatite C: investire più risorse per eradicare la malattia.

Risorse per l’epatite C: è questo il messaggio che arriva dal “The Liver Meeting”, l’annuale congresso dell’American Association for the Study of Liver Disease (AASLD), organizzato a San Francisco, dove più di 9.500 epatologi provenienti da tutto il mondo si sono confrontati sui risultati dei trattamenti per combattere le malattie del fegato.

Nel mondo si stima siano circa 180 milioni le persone che soffrono di epatite C cronica. Di questi circa 4 milioni sono in Europa e altrettanti negli Stati Uniti: più del 3% della popolazione globale. Una patologia che semina molte vittime: i decessi causati nel mondo da complicanze epatiche correlate all’Hcv sono più di 350mila ogni anno.

E questo nonostante negli ultimi 20 anni nei Paesi occidentali l’incidenza sia notevolmente diminuita grazie sia a trasfusioni di sangue più sicure, sia al miglioramento delle condizioni sanitarie, anche se in Europa l’uso di droghe per via endovenosa è diventato il principale fattore di rischio per la trasmissione di Hcv.
Aumentare la capacità di trattamento da epatite C diventa quindi essenziale per diminuire il carico della malattia, migliorare la salute dei pazienti e ridurre le risorse sanitarie utilizzate. Ma occorre investire più risorse.

A disegnare gli scenari della malattia sono due studi americani, presentati alla kermesse di San Francisco, che hanno valutato quali saranno gli oneri della malattia da oggi al 2025 negli Usa (1), e quali i costi delle epatiti C e delle malattie rare (2). È stato stimato che attualmente 2 milioni di pazienti non istituzionalizzati sono cronicamente infetti e viremici.

Fra questi, 1,1 milioni sarebbero potenziali candidati al trattamento con antivirali ad azione diretta. Considerando l’attuale capacità di trattamento annuale di 200mila pazienti, ci vorranno almeno 10 anni per trattare la maggior parte dei pazienti. Raddoppiando la capacità di trattamento annuale si potrebbe quindi entro il 2050 evitare, 8mila morti, 700 trapianti, 7mila cirrosi scompensate e 4mila casi di carcinoma epatocellulare.

Alla luce di questi numeri, secondo lo studio, anche se la maggior parte dei pazienti consapevoli della loro malattia sarà trattata nei prossimi 10 anni, l’onere dell’epatite C rimarrebbe ancora notevole a meno che vengono implementati criteri di screening e trattamento aggressivi. Aumentare quindi la capacità di trattamento di Hcv è essenziale per ridurre il carico di malattia e migliorare i risultati di salute di pazienti Hcv negli Stati Uniti e diminuire l’utilizzo delle risorse di salute.

Mentre il budget necessario per l’Hcv nonostante sia importante è sostanzialmente inferiore rispetto la spesa corrente sull’Hiv. E quindi risorse aggiuntive dal governo per l’Hcv potrebbero aiutare nell’eliminazione della malattia.

Non solo previsioni sull’impatto che la malattia potrà avere sulla società all’Aasld sono stati presentati anche studi sulle possibili terapie per migliorare l’attacco alla malattia.

Tra le tante molecole di cui sono stati presentati i dati, della combinazione Elbasvir/Grazoprevir tutta orale, un sola volta al giorno che ha dimostrato di essere altamente efficace e ben tollerata in diverse popolazioni con infezione da Hcv 1, 4 o 6 con cirrosi e co-infezione da Hiv.

In particolare interessante è stato il dato dello studio C-EDGE COSTAR di Msd. Studio di fase 3 randomizzato, in doppio-cieco, placebo-controllato, che ha valutato l’efficacia e la sicurezza della combinazione Elbasvir/Grazoprevir nei pazienti con epatite C cronica genotipi 1, 4 o 6 che si iniettano droga per via endovenosa (PWID) e che stanno ricevendo la terapia dell’agonista oppioide (metadone o buprenorfina).

L’uso della droga per via endovenosa è diventato in Europa il principale fattore di rischio per la trasmissione di Hcv. Dallo studio è emerso che i pazienti con l’infezione del virus di epatite C cronica in terapia agonista oppioide, compresi molti che hanno continuato ad usare droga durante il periodo di prova, sono stati in grado di completare il trattamento con elbasvir/grazoprevir ed ottenere tassi di guarigione virologica alta.

In questa popolazione considerata difficile da trattare è stata raggiunta una risposta virologica sostenuta in ben il 96% dei trattati e il 99% dei pazienti ha completato il trattamento dimostrando un’ottima aderenza grazie alla tollerabilità del regime somministrato.
La combinazione delle due molecole è attualmente in fase di valutazione accelerata da parte dell’Ema che dovrebbe arrivare agli inizi del prossimo anno.

FONTE: quotidianosanità.it

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