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Epatite C: nelle carceri deve essere fermato il contagio tra i detenuti

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

nelle carceriEpatite C: nelle carceri deve essere fermato il contagio tra i detenuti
Ci sono almeno 5mila prigionieri con l’infezione candidabili alla terapia con i nuovi farmaci, ma a oggi non hanno nemmeno accesso alle medicine di prima generazione

di Adriana Bazzi

Nelle carceri italiane ci sono almeno 5mila detenuti con epatite C candidabili alla terapia con i nuovi farmaci, ma a oggi non hanno nemmeno accesso alle medicine di prima generazione (interferone e ribavirina).
«Sono pazienti difficili da gestire – spiega Gloria Taliani, professore di Malattie Infettive, Università La Sapienza, di Roma -. Spesso sono soggetti a detenzioni corte e ciò non consente di seguirli nel tempo».

In una certa percentuale di casi sono anche portatori del virus Hiv. Andrebbero trattati per interrompere il contagio: molti detenuti si infettano attraverso rapporti omosessuali (maschili) e uso di droghe iniettabili. Il problema è quello delle risorse economiche. Non solo: la percentuale di detenuti, curati per un’epatite cronica C che rimangono in carcere, si reinfettano nel 22% dei casi. «Però – precisa Gloria Taliani – si reinfettano meno quelli curati».

 Fonte: corriere.it

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