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Epatite C: sconfiggere la malattia con i nuovi farmaci è possibile e sostenibile

di Luca Negri
Nuovi farmaci per Epatite C: Aifa esclude persone con HIV dall’accesso rapido

Epatite C: sconfiggere la malattia con i nuovi farmaci è possibile e sostenibileNel medio periodo (2014-2030) stimata una riduzione dei costi sanitari tra 13.000 e 18.000 euro per paziente trattato con i nuovi farmaci. Lo studio pubblicato su Global & Regional Health Technology Assessment.

L’utilizzo dei nuovi farmaci per il trattamento dell’epatite C è un investimento sostenibile in Italia. È quanto sostenuto da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista “Global & Regional Health Technology Assessment” e presentato oggi nell’incontro “È Possibile un futuro senza Epatite? La rivoluzione in Hcv sulla strada dell’eradicazione e della sostenibilità” presso la sede di AbbVie. In base allo studio “Disponibilità a pagare e innovazione: il caso dei farmaci anti-HCV nel Sistema Sanitario Italiano” – che ha simulato l’evoluzione dello stato di salute e delle spese sanitarie per le persone con Hcv in Italia per i prossimi 10, 20 e 30 anni – una parte rilevante del costo per paziente trattato può essere bilanciata con la riduzione dei costi diretti e indiretti causati dalla maggiore efficacia delle nuove terapie. L’analisi ha dimostrato nel medio periodo (2014-2030) una riduzione dei costi sanitari (diretti e indiretti) tra 13.000 e 18.000 euro per paziente trattato con i nuovi farmaci anti-Hcv ad azione antivirale diretta (l’onere complessivo dell’epatite C prima della recente introduzione delle nuove terapie prive di interferone si attestava intorno al miliardo di euro all’anno) e una diminuzione di oltre 156.000 eventi Hcv-correlati , come cirrosi, epatocarcinoma, trapianti e decessi.

Il modello è stato messo a punto da Francesco Saverio Mennini, research Director del Ceis EeHta dell’Università di Roma “Tor Vergata” e dell’Institute for Leadership and Management in Health della Kingston University di Londra, Andrea Marcellusi e Raffaella Viti, del Ceis EeHtadell’Università di Roma “Tor Vergata” e Massimo Andreoni, dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

“Il nostro studio dimostra che il costo che dovrà essere sostenuto dal Ssn per l’utilizzo dei nuovi farmaci anti-HCV può essere sostenibile e può garantire un altissimo tasso di guarigione – ha spiegato Francesco Saverio Mennini – Questo modello è il primo tentativo di stimare il risparmio che l’uso dei nuovi farmaci anti-HCV potrebbe generare nel tempo. In un contesto di risorse limitate, l’investimento in salute dovrebbe essere riservato a quei regimi terapeutici innovativi che offrono percentuali di efficacia così alta da consentire al sistema sanitario italiano di ammortizzare la spesa grazie ai risparmi indotti”.

Si stima che più di 1,2 milioni di italiani siano positivi all’Hcv: oltre il 90% diventa portatore cronico, sviluppando nel 65-95% dei casi un’epatopatia cronica e nel 10-30% dei casi un rischio di evolvere in cirrosi nell’arco di 25-30 anni. “La disponibilità di nuovi trattamenti in grado di guarire rapidamente e definitivamente i pazienti è una rivoluzione medica” ha dichiarato Antonio Craxì, professore Ordinario di Gastroenterologia, Dipartimento Universitario Di.Bi.M.I.S., Università degli Studi di Palermo. Tra questi, ha ricevuto lo scorso maggio il via libera all’immissione in commercio  dall’Agenzia italiana del farmaco il regime combinato a base di Viekirax (ombitasvir/paritaprevir/ritonavir compresse) + Exviera (dasabuvir compresse), con o senza ribavirina (Rbv). Sviluppato da AbbVie, il regime  completamente orale e privo di interferone ed è indicato per il trattamento dei pazienti con infezione cronica da virus dell’Hcv di genotipo 1 e 4, compresi i soggetti considerati difficili da trattare, quali i pazienti con cirrosi compensata oppure con co-infezione da Hiv, i soggetti in trattamento sostitutivo per dipendenza da oppiacei e coloro che hanno ricevuto un trapianto di fegato.

Fonte: aboutpharma.com

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