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Epatite nei pazienti coinfetti: efficace un nuovo trattamento

di Luca Negri
AASLD 2016 – Boston il The Liver Meeting: video report di Nadir

Epatite nei pazienti coinfetti: efficace un nuovo trattamentoI dati di uno studio presentato nel corso del congresso Aasld mostrano che telaprevir associato a peginterferone alfa e ribavirina è efficace nel 74% dei pazienti.

In occasione del 63° Congresso Annuale dell’Associazione Americana per lo Studio delle Malattie del Fegato (Aasld) di Boston, Janssen Infectious Diseases – Diagnostics BVBA (Janssen) ha presentato i risultati dello Studio 110, che mettono in evidenza l’efficacia e la sicurezza del regime terapeutico contenente telaprevir in pazienti co-infetti con Hcv di genotipo 1 e Hiv.
I risultati dello studio mostrano che la percentuale di risposta virologica sostenuta Svr24 in pazienti co-infetti Hcv/Hiv è stata del 74% nel gruppo che ha ricevuto un regime terapeutico contenente telaprevir, rispetto al 45% dei pazienti del gruppo di controllo, che hanno ricevuto la terapia standard per l’epatite C, peginterferone alfa e ribavirina, associata a placebo.Si stima che le persone affette da epatite C nel mondo siano tra 130 e 210 milioni 2, con una prevalenza media dei casi di co-infezione Hcv/Hiv attorno al 40% in Europa.

Nonostante questi numeri, solo una piccola percentuale dei soggetti co-infetti Hcv/Hiv viene trattata per l’epatite. In questi soggetti vi è una progressione più rapida della fibrosi e dell’epatopatia rispetto a coloro che sono colpiti dalla sola infezione cronica da Hcv. L’epatite C cronica può evolvere sino alle fasi terminali dalla malattia epatica, che è una delle principali cause di mortalità nei pazienti co-infetti Hcv/Hiv.

«Lo Studio 110 fornisce un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia e della sicurezza di telaprevir, quando somministrato in associazione a peginterferone alfa e ribavirina, in pazienti co-infetti Hcv/ Hiv», ha dichiarato Kenneth E. Sherman della Facoltà di Medicina dell’Università di Cincinnati, sperimentatore dello studio. «Nuovi regimi terapeutici efficaci sono particolarmente importanti per questo gruppo di pazienti, alla luce del rischio elevato di sviluppo rapido di complicanze epatiche».

Lo Studio 110 è uno studio di Fase II, randomizzato in due parti, in doppio cieco, a gruppi paralleli, con gruppo di controllo con placebo di telaprevir in associazione a peginterferone alfa e ribavirina, condotto su pazienti con epatite C cronica di genotipo 1 e co-infezione da Hiv, naïve al trattamento.
Nello studio sono stati trattati 60 pazienti con co-infezione Hcv/Hiv, in trattamento o meno anche con un regime terapeutico antiretrovirale (ART) stabile. I risultati hanno evidenziato che nei pazienti con Hcv/Hiv trattati con il regime terapeutico contenente telaprevir non solo si è ottenuta una risposta Svr24 nel 74% dei casi, ma non vi sono stati breakthrough di Hiv Rna, nè variazioni nella conta dei Cd4.

La sicurezza e la tollerabilità del regime terapeutico contenente telaprevir impiegato per il trattamento dell’epatite C nei pazienti co-infetti Hcv/Hiv, sono state comparabili a quelle precedentemente osservate in pazienti mono-infetti Hcv. Gli eventi avversi verificatisi con maggiore frequenza (differenza >10%) nei pazienti co-infetti Hcv/Hiv che hanno ricevuto telaprevir associato a peginterferone alfa e ribavirina, rispetto a quelli che hanno assunto solo peginterferone alfa e ribavirina, hanno compreso prurito, cefalea, nausea, rash e vertigine.1

«Ora che la Terapia Antiretrovirale (ART) per l’Hiv ha mostrato notevoli miglioramenti negli anni, è diventato importante affrontare le conseguenze dell’epatite C cronica in pazienti co-infetti Hcv/Hiv», ha dichiarato Alessandra Baldini, Medical Affairs Director di Janssen. «Janssen conferma il proprio impegno a rispondere alle necessità dei pazienti che non hanno ancora trovato risposte soddisfacenti e ad aumentare le nuove opzioni terapeutiche disponibili per quei gruppi di pazienti che, sino ad ora, non hanno ricevuto adeguata attenzione».

 

FONTE: healthdesk.it

 

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