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Farmaci iniettabili long-acting, testata la somministrazione bimestrale

di Luca Negri
Nuovi antiretrovirali iniettabili a lunga durata

Una combinazione di due farmaci a lunga durata d’azione ( Farmaci iniettabili long-acting) solo una volta ogni due mesi ha mostrato un’efficacia nella soppressione della carica virale HIV paragonabile a quella delle iniezioni mensili, stando a uno studio presentato a CROI 2020.

Poter assumere i farmaci soltanto ogni due mesi è sicuramente più comodo e potrebbe dare benefici in termini di aderenza terapeutica. Nello studio presentato alla Conferenza, tuttavia, i pazienti trattati con questo tipo di regime sono risultati più soggetti allo sviluppo di farmacoresistenze se non riuscivano a mantenere soppressa la carica virale.

La combinazione di farmaci iniettabili long-acting composta da cabotegravir più rilpivirina è oggetto di studio ormai da svariati anni. Essendo stato osservato che i livelli di farmaco si mantenevano sufficienti nell’organismo per oltre un mese, i ricercatori hanno iniziato a sperimentare la somministrazione a frequenza bimestrale.

Farmaci iniettabili long-acting, testata la somministrazione bimestrale

Questo nuovo studio, denominato ATLAS-2M, ha coinvolto 1045 partecipanti randomizzati per ricevere iniezioni di 600mg di cabotegravir e 900mg di rilpivirina una volta ogni due mesi (522 persone) oppure 400mg di cabotegravir e 600mg di rilpivirina una volta al mese (523 persone).

Dopo 48 settimane di trattamento continuavano ad avere una carica virale irrilevabile il 94,3% dei partecipanti del braccio di sperimentazione (quello con somministrazione bimestrale) contro il 93,5% del braccio di controllo (con somministrazione mensile).

Tuttavia, in otto individui (1,5%) del braccio di sperimentazione e in due (0,4%) del braccio di controllo si è osservato un fallimento virologico confermato (intendendo con questo termine due successive rilevazioni di viremia superiore alle 200 copie/ml), e nel braccio di sperimentazione si è osservata anche più frequentemente l’emergenza di mutazioni di farmacoresistenza. 

Il trattamento è risultato comunque in linea generale sicuro e ben tollerato, e l’effetto collaterale più comune è stata una reazione locale nel punto di iniezione. Quasi tutti i partecipanti hanno riferito di preferire la somministrazione per via iniettiva a quella giornaliera per via orale.

Da questi risultati si evince che il regime a lunga durata d’azione con cabotegravir e rilpivirina potrebbe essere un’interessante opzione terapeutica, sebbene l’aumentata probabilità di farmacoresistenze potrebbe destare preoccupazione.

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